Si chiama “2019-NCOV” il Coronavirus che in Cina ha provocato, al momento, 26 morti e 897 contagi e che sta tenendo col fiato sospeso il mondo intero. L’epicentro del focolaio è a Wuhan, la più popolosa città della Cina centrale: 11 milioni di abitanti. Sono almeno dieci le città che sono state messe in quarantena, circa 41 milioni di abitanti al momento sono isolati (nei limiti del possibile), dal resto del mondo, per la paura del contagio. Si tratta di numeri spaventosi che fanno rabbrividire. Sono queste, purtroppo, le uniche occasioni che costringono gli esseri umani a riflettere e ad avere una visione sistemica del pianeta. La diffusione di un virus accorcia le distanze, i tempi, ci fa comprendere quanto siamo tutti interconnessi, che il mondo è rotondo e gira, che il problema di una regione è il problema dell’intero pianeta, che non è possibile continuare a girarsi dall’altra parte.
Scienziati e ricercatori sono tutti alla ricerca dell’origine dell’epidemia e anche di un vaccino che al momento non esiste. C’è chi accusa i serpenti, chi i pipistrelli, chi parla di mammiferi. La verità, molto probabilmente, sta nel fatto che questo tipo di malattie si diffondono in regioni dove la biodiversità è stata fortemente compromessa. E’ ormai riconosciuto a livello globale, infatti, il collegamento tra biodiversità e tutela della salute umana, l’equilibrio ecosistemico, infatti, può favorire il contenimento del diffondersi dei malattie. Molte ricerche evidenziano la correlazione (che può essere sia positiva che negativa) tra la biodiversità e la diffusione delle malattie infettive tra gli uomini. La perdita di biodiversità può sia uccidere gli agenti infettivi e, soprattutto, i loro vettori, rendendo più difficile la trasmissione delle malattia agli uomini sia, al contrario, creare spazi ecologici nuovi agli agenti patogeni e favorire lo sviluppo delle malattie. Felicia Keesing, del dipartimento di biologia del Bard College di Annandale (New York) e i suoi collaboratori hanno pubblicato già nel 2010, su Nature, un report sugli Impatti della biodiversità sull’emergenza e la trasmissione di malattie infettive.
Hanno preso in considerazione 12 diverse malattie che sembrano essere correlate con la diminuzione delle specie viventi, osservando che l’agente infettivo è più aggressivo lì dove è minore la biodiversità degli uccelli, mentre risulta minore dove la biodiversità dei volatili è più ricca. Là dove c’è maggiore biodiversità, infatti, gli uccelli che fungono da vettori del virus sono più contenuti e, quindi, hanno una minore probabilità di trasferire il virus agli uomini. La diminuzione di specie di piccoli mammiferi, in alcune aree, determina una probabilità maggiore che il virus si diffonda tra gli animali prima e successivamente agli uomini.
Se così è, mi sono domandato, come sarà, quindi, la città di Wuhan in termini di biodiversità? Faccio una breve ricerca sul Web e scopro che nel dicembre 1944 fu in parte distrutta da un raid da parte della Quattordicesima Forza Aerea indovinate di quale nazione? Gli Stati Uniti. Nel tempo è stata soggetta a grandi distruzioni e le ricostruzioni sono state ostacolate da problemi tecnici, ambientali e sociali. Già sapere che si tratta di una megalopoli di 11 milioni di abitanti è sufficiente per immaginare il disastro che è stato compiuto in termini di impatto ambientale. Ma c’è di più, lo scorso mese di luglio, proprio a Whuan, migliaia di persone hanno inscenato una protesta contro la costruzione di un inceneritore/termovalorizzatore progettato per bruciare le duemila tonnellate di rifiuti che questa megalopoli di 11 milioni di abitanti produce.
Sarà un caso che tutto sia successo lì? Lo scopriremo nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, quando gli scienziati ci spiegheranno da dove è partito tutto questo. Intanto, mentre in questi giorni, a Davos, il World Economic Forum continua a ignorare i problemi climatici che Greta Thumberg e gli altri attivisti hanno ancora una volta tentato di portare all’attenzione mondiale e il presidente americano Donald Trump continua a definirli cassandre, il virus si espande. La storia dell’umanità insegna che è sempre un fattore imprevisto, spesso molto piccolo, un granello che finisce nell’ingranaggio a bloccare tutto, a far cambiare improvvisamente direzione al corso degli eventi. Ho l’impressione che dove non arriverà Greta arriverà “2019-NCOV”, il virus del cambiamento.

Massimiliano Capalbo

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