falconeCi sono due avvenimenti che mi hanno colpito così tanto da farmi ricordare, ancora oggi, cosa stessi facendo nel momento in cui li appresi. Il primo è l’attacco alle torri gemelle di New York, il secondo è la strage di Capaci dove persero la vita il giudice Falcone, la moglie e la sua scorta.
Sono passati 21 anni da allora ma le sensazioni, al ricordo di quei fatti, sono sempre le stesse. Smarrimento, paura, disorientamento, rabbia, vergogna di appartenere al genere umano. Fu quel giorno che maturò in me, come in tanti altri ragazzi italiani, la consapevolezza di essere chiamati a fare la propria parte per cambiare una brutta realtà di cui facevamo, nostro malgrado, parte. Fu allora che, per la prima volta, ci sentimmo chiamati in causa, interpellati come “società civile”. Per i ragazzi appena maggiorenni come me, per quella generazione, quell’evento rappresentò uno spartiacque, una svolta epocale.
Gran parte della spensieratezza che aveva caratterizzato gli anni della nostra adolescenza, gli straordinari anni ’80 del boom economico, in cui avevamo una cieca fiducia nel “progresso” si dissolse velocemente e ci ritrovammo di colpo costretti a porre fine alle nostre illusioni e a tornare con i piedi per terra, a misurarci con una realtà che autocertificava, invece, il proprio “regresso”. Un’organizzazione arcaica, figlia di una mentalità arcaica mossa da intenti diabolici teneva in pugno le istituzioni costringendole a scendere a patti, mentre un manipolo di eroi mossi da grandi ideali di giustizia si rendeva conto, a proprie spese, dell’inganno in atto. La realtà delle miserie umane si fece largo prepotentemente tra i sogni e le illusioni dei giovani di quegli anni, spazzandoli via.
Un’epoca spensierata volgeva al termine e un’altra più cruda e austera, che prosegue ancora oggi, faceva la sua comparsa. Per chi ci ha creduto e ci crede ancora quelle morti sono servite. Non tanto perché oggi vediamo giovani, inconsapevoli, prestarsi ingenuamente alle parate televisive commemorative di quei fatti, ma perché da quel giorno in ogni scelta che compiamo, in ogni pensiero che facciamo, in ogni azione che intraprendiamo noi che apparteniamo a quella generazione, c’è molto più realismo e molte meno illusioni.

Massimiliano Capalbo

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