Si, lo so, sono stato un masochista, ma ieri sera mi sono imbattuto (anche se sarebbe meglio dire abbattuto) in una di queste trasmissioni di approfondimento politico, dedicata al tema della scuola e, siccome è un tema che da un pò mi frulla in testa, ho deciso di seguirla per intero per capire il contenuto di questa, tanto avversata, riforma.
In studio una rappresentante del governo, una degli studenti, un giuslavorista e, in collegamento da Bologna, un sindacalista. La mia domanda, che all’inizio della puntata era “cosa contiene questa riforma?”, si è tramutata man mano che la puntata procedeva in: “a cosa serve il giornalista?”
In teoria, il giornalista dovrebbe dare le notizie, cioè delle “certezze” (una volta si diceva “fare informazione”) al pubblico che ascolta, altrimenti dovrebbe evitare di dedicare una puntata ad un argomento che non conosce. Il giornalista dovrebbe dare la possibilità agli ospiti di dibattere su alcuni punti fermi, alcune verità, alle quali riportare la discussione nel momento in cui i protagonisti tentano, con strategemmi di vario genere, di manipolarla a proprio favore. Invece, in Italia, il giornalista non conosce quasi nulla dell’argomento, conosce molti pettegolezzi sulla notizia e conosce gli ospiti che invita per offrire loro visibilità e un palcoscenico per esibirsi e fare intrattenimento, spettacolo. Non è un caso se questi programmi vengano definiti talk show, perchè si tratta proprio di chiacchiere per fare show e, se condite con qualche insulto o urlo, anche audience.
La principale caratteristica di questo spettacolo, triste e snervante, è il rimbalzare continuo e infinito delle responsabilità per cui chiunque si può permettere di spacciare per verità assoluta l’esatto opposto di ciò che afferma l’altro, senza che nessuno (il giornalista??) intervenga per ristabilire la verità dei fatti. Le discussioni si protraggono all’infinito, senza approdare ad alcunchè, e al termine il telespettatore non solo non ha ricevuto alcuna informazione ma, se prima credeva di averne qualche briciolo, si trova senza più alcuna certezza. Il giornalista, fresco di trucco e di parrucco, e al centro della scena e, alla stregua di uno spettatore di una partita di tennis, si gode l’incontro voltando la testa a destra e a sinistra, alternando ammiccamenti, sorrisi, smorfie, con l’unico intento di mostrare il lato migliore di sè a favore di telecamera e, contemporaneamente, la sua inutilità.

Massimiliano Capalbo

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