Per giorni, mesi e anni ho abitato la solitudine. Quasi nessuno tra parenti, amici e conoscenti è venuto a bussare alla mia porta. Non ho idea se sia stato un bene o un male ma cosi è stato. In questi giorni di quarantena, sono rimasto colpito dall’incapacità umana di abitare la solitudine. Sarà forse colpa di tutta questa continua iperconnessione digitale che ha oscurato lo starsene da soli?
Se non sai stare con te stesso allora non sai stare al mondo!” tuona continuamente il cielo orientale ai piedi dell’Himalaya. Eppure siamo soli quando nasciamo e quando moriamo. Siamo soli quando restiamo per ore davanti allo schermo di un computer. Siamo soli in molti momenti della giornata in cui lavoriamo o studiamo. In alcuni casi siamo talmente soli che abbiamo paura della solitudine. Grazie al continuo esercizio di nanotecnologia per amplificare all’infinito le capacità di memoria degli spazi virtuali abbiamo compresso fino all’annullamento la solitudine. Basta un click è la solitudine scompare (o appare), afferma la torre di Babele virtuale più grande al mondo una volta digitata sullo schermo la parola: solitudine. Milioni di parole vengono rovesciate davanti ai nostri occhi. Manuali e teorie in tutte le lingue, che sono state create dall’uomo nei secoli, più o meno si equivalgono nell’affermare che possiamo riuscirci. Possiamo farcela ad accogliere la solitudine. Si tratta di un cammino accidentato, in salita ma sempre possibile per chiunque in qualsiasi condizione fisica e mentale. Non è però un percorso automatico, in questo caso non basta solo un click, ma richiede volontà, consapevolezza e impegno. La bontà dei manuali è infinita come il numero delle parole che li compongono. Se anche tu non sei proprio esperto di “stare con te stesso”, oggi che è lunedì (il giorno perfetto per non iniziare un nuovo cammino) è il momento giusto per intraprendere questo percorso.
Chi non sta bene con se stesso spesso teme la solitudine” ho letto tempo fa su di una bacheca virtuale di un amico. Ospitare la solitudine, svuotata dall’ombra della paura che la parola porta in sé, è invece un’importante occasione di stare con se stessi e conoscersi meglio. La solitudine di questi strani giorni di isolamento forzato è circostanza privilegiata per rimettere ordine nei propri pensieri e ritrovare l’equilibrio e le priorità senza lasciarsi confondere dall’esterno pulsante senza sosta e in molti casi senza rispetto per noi stessi. La solitudine è l’occasione per ricordarsi anche dei passi fatti nella nostra vita e quelli che ancora rimangono da fare.
Per tutti gli scettici: nel 1665, per evitare la peste, Sir Isaac Newton nel suo periodo di quarantena forzata a casa ha scoperto la legge di gravità. Certo, lui era un uomo fortunato perché non c’erano la TV e altre armi di distrazione di massa.

Abbi cura di te.

Anam

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