Caro Patruno, ho letto la sua intervista e non mi ha meravigliato, non poteva che rispondere così per una semplice ragione: appartiene ad un’altra generazione. Quella che poteva ambire al posto fisso, alla crescita infinita e allo stipendio garantito a fine mese, col quale potersi permettere di consumare quello che la tv gli propinava.
Quella che riponeva una cieca fiducia nel progresso (leggi tecnologia) che avrebbe dovuto dare più tempo libero all’uomo e rendere più comoda la sua vita, quella che vedeva nella fabbrica l’unica opportunità di lavoro e nei politici gli unici in grado di crearlo. Tutto dissolto come neve al sole.
Difatti lei conclude la sua intervista con una frase emblematica: “L’Italia col Sud sarebbe una Ferrari ma preferisce restare una Topolino.” In realtà è successo che la Ferrari (il Nord) ha finito il carburante ed ora è costretta ad andare alla velocità di una Topolino (il Sud) solo che il motore soffre, è una velocità che non gli si confà. Ed è proprio in quel voler restare una Topolino, a cui lei da un’accezione negativa, in quel voler tornare alla “velocità del Sud” che forse si nasconde la chiave di volta di tutto il ragionamento, caro Patruno.
Termini come “infrastruttura” e “fabbrica” appartengono al secolo scorso, ad un altro mondo, ad un’altra società che per fortuna non c’è più. Cosa ce ne facciamo delle strade se chi le percorre non sa perchè le percorre e non ha motivazioni per spostarsi? Prima di costruire le infrastrutture occorre costruire le motivazioni che spingano ad utilizzarle, anche se al Sud ci fossero 15 autostrade e 27 aeroporti non ci sarebbe traffico perchè non siamo attrattivi. Difatti la SA-RC, che adesso è quasi completata, è vuota, è sovradimensionata rispetto al traffico. I collegamenti in Calabria vengono dismessi non perchè chi li gestisce ce l’ha con i calabresi ma perchè i treni sono vuoti e far viaggiare vagoni vuoti ha un costo che nel ‘900 ci si poteva ancora permettere, oggi non più. Tutto ciò è la dimostrazione vivente che la sua tesi non sta in piedi. Non siamo attrattivi perchè in un mondo globalizzato occorre avere un’identità forte e collocarsi nel mercato in maniera chiara e coerente e non scimmiottare modelli che appartengono ad altri, come il Sud ha fatto fino ad oggi. Non sto dicendo che le infrastrutture non servono, si badi bene, sto dicendo che vengono dopo. Prima c’è tanto altro. Lei pensa che se avessi avuto la SA-RC sarei stato avvantaggiato come imprenditore. Ma noi abbiamo scelto un bosco sperduto della Sila appositamente, mica lanciando i dadi. Ci siamo guardati prima intorno, cosa che la maggior parte di quelli che avviano un’attività non fa, e ne abbiamo individuato punti di forza e di debolezza. E tra i punti di forza c’era il fatto che fosse un luogo intatto, lontano da quel modello fatto di inquinamento e caos che lei ancora invoca, che avesse le caratteristiche per rappresentare un nuovo modello di impresa, responsabile ed eco-sostenibile. Le cose belle, per cui vale veramente la pena di muoversi e impegnarsi, non sono mai a portata di mano, richiedono sacrificio (dal latino “rendere sacro“) e la gente è disposta al sacrificio se sa che in cambio riceve una ricompensa, una gratificazione (e qui potremmo parlare di cosa sia il valore e se la corsa al ribasso dei prezzi per competere sul mercato, che spesso guida l’agire delle imprese, abbia un senso). Gli imprenditori eretici non vogliono la pappa pronta, non vogliono servizi dallo Stato (anche perchè non è in grado di darceli), non vogliono finanziamenti pubblici, ci basterebbe non pagare le tasse (leggi pizzo) ad uno stato che non da nulla in cambio, saremmo in grado di stare in piedi da soli, senza alcun problema. Sono le tasse che affamano le imprese non la mafia. Cosa significa “uno stato più presente contro le mafie”? Quali mafie? E’ sufficiente non avere nulla a che fare con la partitica per ridurre almeno del 70-80% le possibilità di avere a che fare con la mafia, caro Patruno. Una persona di esperienza come lei dovrebbe saperlo, mi meraviglio. Basta leggere i giornali per accorgersene.
Ikea non sarebbe nata se avesse ragionato come lei, (“nessuno sviluppo si è fatto al mondo senza fabbrica“), perchè prima del suo avvento nessun mobile si era mai venduto smontato.

Massimiliano Capalbo

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