Anna, la donna a venire

Anna è una barista, la vedevo spesso al bar del centro commerciale che frequentavo anni fa. Efficiente, veloce, garbata. Sembrava avere cento mani tra tazzine e piattini. Era molto riservata e non sorrideva quasi mai, erano gli occhi ad accendersi e spegnersi. Era una bella donna sui 40 (ma le donne sembrano a lungo delle ragazze), agli avventori che le rivolgevano complimenti e avances lei sembrava dire: con voi uomini ho chiuso, non ne voglio sapere più. E il suo volto diventava impenetrabile.
Poi un giorno la vidi con le lacrime agli occhi: “è morto mio padre – mi disse – è il dolore più grande che io abbia mai provato“.
Una volta, venendo a sapere che abitavo vicino a lei, mi chiese di aiutarla a trovare un appartamento più grande di quello che abitava, voleva dare più spazio al figlio, un “ragazzone” diceva, di cui però parlava poco, lei non esibiva mai la propria vita. Si capiva però che era una vita ritmata da alzate mattutine, lunghe ore di lavoro e di straordinari e corse per provvedere alla casa e al figlio. Trovai l’appartamento, ma mi disse che non faceva al caso. Poi si trasferì in un altro centro commerciale e io non la vidi più per anni.
Giorni fa, uscendo di casa, l’ho quasi incrociata, abita dunque ancora qui vicino, nella piccola casa con il suo ragazzo. Come mi aspettavo, non si è volta verso di me, un modo di esser discreti è quello di non rompere un silenzio protratto nel tempo. Bella come allora, vestita di poco ma con una sua propria eleganza, nessun trucco o monile, la sigaretta alla mano e un cane al guinzaglio nell’altra, sembrava il suo momento di rilassamento. La fierezza negli occhi.
Bella, sola, autonoma, mi è parsa il prototipo di donne a venire, non il sorriso sguaiato televisivo di quelle che stanno sempre a mostrare i denti in un perenne “cheese” americano, ma un volto composto, pieno, enigmatico, come certi ritratti di donne rinascimentali.
Ecco, mi sono detto, sono queste le donne che, senza saperlo, lasceranno un deposito di vite davvero vissute e pertanto imperiture. Scrisse Brecht che non sono gli imperatori che fanno la storia, ma coloro che combattono, servono, lavorano.
Le donne come Anna sono ignote, ma saranno loro, io credo, a plasmare i modi di vita femminili del futuro, le bellezze televisive sono già oggi un mucchio di sabbia.

Giuliano Buselli

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novembre 27, 2017

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