Ieri sono andato all’aeroporto a prendere mia figlia di ritorno dagli USA, c’era un’atmosfera tranquilla, distesa e non era solo per l’ora (circa le 24), non c’era la consueta musica nè i consueti annunci degli altoparlanti. Noto un avviso in cui si informa che dal febbraio 2016 l’aeroporto di Bologna è Silent Airport, gli annunci relativi alle partenze sono trasmessi solo nelle aree interne di imbarco.
Ecco il motivo per cui mi giungono alle orecchie i suoni dei tacchi, il rumore delle tazzine di caffè che la barista sta spostando, le voci di conversazioni, insomma i suoni della vita che rendono amabile un luogo. Per singolare coincidenza ho letto nei giorni scorsi un libro su Erik Satie, il compositore a cavallo tra ottocento e novecento che è considerato uno dei padri della musica contemporanea. E’ a lui che si ispirò negli anni 1980 Brian Eno per la composizione delle sue music for airports, è ancora a lui che hanno fatto spesso riferimento musicisti del calibro di Cage e Stockausen. Mi sono annotato queste parole di Satie: “Bisognerebbe realizzare una musique d’ameublement, cioè una musica che sia parte dei rumori dell’ambiente, che ne tenga conto. La immagino melodiosa, addolcirebbe i rumori dei coltelli, delle forchette, senza dominarli, senza imporsi. Arrederebbe i silenzi, a volte pesanti, tra i commensali. Nello stesso tempo neutralizzerebbe i rumori della strada che entrano in gioco senza discrezione.
Erik Satie rivolge queste parole all’amico pittore Fernand Léger dopo aver preso la decisione di uscire da un ristorante a causa della musica chiassosa e insopportabile.
Senza dominare, senza imporsi: il contrario di quello che avviene oggi in nome di una presunta modernità. Non c’è ormai luogo pubblico, bar, sala d’attesa, stazione ferroviaria, aeroporto, supermercato, ristorante ecc in cui non si imponga musica, tanto più violenta quanto più brutta (Sanremo e dintorni), poi credono che la violenza sia solo quella delle guerre e degli omicidi, esiste invece una correlazione tra le forme di violenza, tra urla e spari.
Che la musica non domini, non si imponga, sia discreta, dice Satie, non ci si accorga di ascoltarla. Per questo considero BLQ Silent Airport un piccolo-grande segno di civiltà, più importante di tante declamate decisioni politiche e spero che sia il primo passo di una decrescita felice dei rumori, anche dall’aeroporto può iniziare la rinascita urbana.

Giuliano Buselli

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