C’è un atteggiamento che il calabrese dimostra di avere, quasi sempre, nei confronti dell’altro calabrese ed è la diffidenza. E ce n’è un altro, invece, che mette in atto nei confronti del forestiero (e che è l’esatto opposto del primo) ed è la sottomissione. In tutti e due i casi ci troviamo di fronte a soggetti che potremmo definire calabrolesi.
Raramente, in questa regione, lo spirito di iniziativa anima le persone che vi risiedono, a causa di secoli di assistenzialismo, sottomissioni e conquiste, e quando il calabrese prova “a far da sè” o a sfidare lo status quo immediatamente tutti quelli che fino a quel momento erano rimasti a guardare, si svegliano dal torpore e cominciano ad animarsi, catalizzando tempo e attenzioni, non tanto sulle nuove possibilità che il nascere di quell’iniziativa potrebbe aprire, ma sulla persona che ha deciso di intraprenderla. Improvvisamente, ciò che fino a poco tempo prima sembrava non interessarli, diventa di primaria importanza. La follia di uno accende l’interesse di tutti gli altri.
Questi ultimi, dunque, cominciano ad utilizzare quel pò di cervello rimasto in attività per cercare di comprendere quale misteriosa e oscura ragione abbia potuto spingere l’altro ad osare tanto. E siccome loro non agirebbero mai in buona fede (altrimenti non attenderebbero le mosse altrui) cominciano a pensare quale secondo fine possa celarsi dietro l’iniziativa del concittadino operoso. Cominciano dunque a fargli le pulci, a far circolare falsità, con lo scopo di mettere in dubbio e in discussione l’iniziativa, perchè il successo dell’uno potrebbe mettere gli altri di fronte alla loro sconfitta, al loro fallimento. Una visione difficile da sopportare, che farebbe crollare le loro (fino a quel momento) certezze.
Quando, invece, in Calabria sbarca il forestiero (che quasi sempre coincide con il colonizzatore), allora le barriere crollano, le porte si spalancano e il soggetto in questione viene accolto come un benefattore. Non importa se la sua intrapresa inquina e violenta il territorio o se ha secondi fini, il forestiero è per definizione un fattore positivo perchè porta lavoro (quando va bene una manciata per qualche anno) ed è sicuramente più bravo (visto che il nostro complesso di inferiorità, tramandato da generazioni, ci impedisce di credere nelle nostre capacità).
E siccome spesso il benefattore ha molti soldi può comprare il silenzio, può assopire le coscienze, può mettere a tacere le malelingue e dissolvere, con un colpo di bacchetta magica, tutti i dubbi che nessuno mai oserebbe sollevare e che potrebbero profilarsi all’orizzonte.
Spesso, quest’atteggiamento masochistico, produce calabrolesi (cioè calabresi che si autodanneggiano a causa della propria stupidità) e finisce per favorire il forestiero che tra i due antagonisti ha sempre la meglio.
Al II° Raduno delle Imprese Eretiche parteciperanno i calabresi eretici, quei pazzi che ci credono, per dimostrare che, invertendo i due sentimenti e trasformando in collaborazione la sottomissione, si può guarire.

Massimiliano Capalbo

Commenti

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2 commenti
  1. Gloria Sirianni
    Gloria Sirianni dice:

    Talvolta anche il forestiero viene intralciato, perché non 'capisce' come si sta al mondo … Infatti uno dei problemi mi pare quello, anche per i calabresi partiti e ritornati, non saper stare. A mondo dove il mondo è il perbenismo conservatore e il saper stare è fissato da rigide vetuste regole.

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  2. sofia scerbo
    sofia scerbo dice:

    mi pare che questo atteggiamento sia ben spiegato ed analizzato in molti testi che si occupano della questione meridionale ma ci si può limitare a leggere sia Terroni che Giù al Sud, di Aprile: questa "sindrome" viene paragonata a quella dei popoli colonizzati e dei Neri d'america.

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