Non sappiamo quanti dei voti dati al M5S siano stati voti di protesta e quanti di proposta. Probabilmente un pò e un pò. C’è un solo modo per scoprirlo con precisione, attendere le prossime elezioni. Se dovessero mancare dei voti, allora quelli saranno certamente i voti di protesta.
Si, perchè chi ha votato per il M5S con consapevolezza, conoscendone i pregi e i difetti, oggi si ritiene soddisfatto della linea di fermezza che ha coerentemente intrapreso per raggiungere gli obiettivi prefissati e dichiarati in campagna elettorale e non farà mancare il suo sostegno in seguito, a prescindere dal peso effettivo che avranno.
Chi ha pensato di votare il M5S solo per spaventare gli altri partiti o pensando (così come è avvenuto fino ad oggi) di delegare qualcuno al posto suo ha fatto male i suoi conti, perchè adesso è lui stesso in preda allo spavento, perchè Grillo fa sul serio. Il voto di protesta, infatti, dura il tempo della protesta.
Gli esseri umani sono abitudinari, non amano il cambiamento perchè porta con sè stress e disagio ma soprattutto incognite. Il cambiamento fa paura perchè non è prevedibile (checchè ne dica Grillo). E’ sempre esistita, e sempre esisterà, una grossa fetta di popolazione dedita alla lamentela facile ma incapace di agire efficacemente per incidere sulla realtà, che assomiglia molto ai cani che al guinzaglio o dietro una grata abbaiano ferocemente (perchè protetti) e che, una volta liberati, vanno a nascondersi nel primo buco che trovano. Questa parte della popolazione ha sempre sostenuto e sempre sosterrà lo status quo, proclama di volere il cambiamento ma agisce perchè tutto resti com’è, anche se nel corso delle loro lamentele vi diranno che “ci vorrebbe la ghigliottina!!” Chi vuole cambiare agisce, chi non vuole cambiare si lamenta.
Non è mai esistita, almeno a giudicare dalle scelte compiute fin qui, nella storia della Repubblica una rappresentanza politica più coerente e trasparente del M5S. Certo si può sempre migliorare (il movimento come tutte le aggregazioni umane è pieno di pregi e di difetti) ma se ci guardiamo indietro sembrano passati secoli. Eravamo abituati ad assistere all’opera di transfughi professionisti (provenienti dai più svariati partiti) che il giorno dopo (non un anno dopo) l’elezione iniziavano le trattative, sfacciatamente e senza ritegno alcuno, utilizzando strumentalmente i problemi del Paese per costruire le proprie personali fortune economiche ed elettorali. Eravamo così abituati che adesso cominciamo ad avere nostalgia di quella gente. Tra un pò, quando rubare sarà più difficile, probabilmente avremo nostalgia anche per i ladri, per quelli che si rimborsavano le spese di casa, del matrimonio o di vacanza.
Il cambiamento avviene dando l’esempio. Si ottiene “non rubando” e non “dicendo che non bisogna rubare”. Rinunciando ai soldi del finanziamento ai partiti e non dichiarando che “bisogna fare qualcosa per ridurli”. Votando contro le leggi ad personam e non dicendo (come fa il PD da 20 anni) che “il problema è Berlusconi”. Rifiutando di fare alleanze con i responsabili del disastro (che oggi si dichiarano preoccupatissimi) e non “mettendosi insieme” per salvarli (loro e non il Paese) dal disfacimento. Dimettendosi, come avrebbe dovuto fare da tempo Bersani, e non restando incollati alla sedia come le patelle allo scoglio, tenendo in ostaggio delle proprie personali ambizioni un intero Paese.

Massimiliano Capalbo

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