I politici! E’ tutta colpa loro!! Sono loro la casta da colpire, loro l’origine dei nostri mali!!! Pare non vi sia alcun dubbio.. o no? Beh, se ci ragioniamo su, le cose non stanno proprio così. A ben vedere i politici non sono la causa ma piuttosto la conseguenza. Di cosa? Di un sistema dell’informazione asservito, malato, degenerato.
Quando mi diplomai, all’inizio degli anni ’90, subivo una grande attrazione per il giornalismo. Scelsi dunque di iscrivermi ad un corso di laurea in Scienze della Comunicazione che, in quegli anni, nasceva proprio come percorso di studi volto alla formazione di professionisti nel campo dei media e della comunicazione in genere.
Man mano che procedevo nel mio percorso di studi mi rendevo conto che con una laurea di quel genere sarebbe stato molto riduttivo svolgere il mestiere di giornalista. Ne ebbi la prova il giorno in cui feci uno stage nella redazione de “Il Mattino” di Salerno, esperienza che mi servì a comprendere che il giornalismo non sarebbe stato il mio mestiere. Non imparai nulla in quella redazione se non che c’erano persone molto meno preparate di noi laureandi (magari con un titolo di studio di terza media) che prendevano 4 milioni di lire al mese di stipendio per riempire (non senza errori e strafalcioni) uno spazio su un quotidiano. Insomma, l’esperienza che provano tutti i giovani laureati o laureandi quando si avvicinano per la prima volta al mondo del lavoro e imparano che quello della meritocrazia non è il criterio con cui si selezionano i professionisti ed i dirigenti in Italia.
All’università la teoria ci permetteva di fare dei voli pindarici straordinari, studiavamo i media sotto tutti i punti di vista: antropologico, sociologico, psicologico, informatico, economico etc. e poi, quando ci misuravamo con la realtà, con la pratica, ci schiantavamo al suolo della mediocrità.
Ma non eravamo noi illusi a sognare un mestiere diverso, era la realtà che iniziava ad ammalarsi. Forse proprio in quegli anni, in coincidenza con la discesa in campo di Berlusconi, la ridefinizione degli assetti proprietari dei media e la scarsa sensibilità etica della categoria dei giornalisti, quelli che avrebbero dovuto rappresentare “i cani da guardia della democrazia” cominciarono a diventare “i cani da compagnia dei politici”. L’ultimo atto, in ordine di tempo, è costituito dall’ossequioso discorso introduttivo del Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, in occasione della conferenza stampa di fine anno del Governo. Ascoltate le domandine dei giornalisti nel corso della conferenza stampa, sono domande previste, già sentite, prevedibili, scontate, nessuno osa, nemmeno una domandina a piacere, è tutto già stabilito, è tutto così stucchevole. Non sono dunque i politici la causa della crisi nella quale siamo sprofondati ma la conseguenza di un sistema dell’informazione malato e degenerato.
Negli studi televisivi italiani sono nate ed hanno fatto carriera le migliori “star politiche” degli ultimi anni (si pensi, per citarne solo due, al Ministro del Turismo Brambilla o al Presidente della Regione Lazio Polverini, divenuti tali solo per il numero di apparizioni tv registrate a Ballarò); Silvio Berlusconi ha potuto resistere politicamente ben 17 anni grazie al servilismo degli operatori dell’informazione; le notizie vengono montate ad arte per generare al momento opportuno polemiche, scandali e putiferi o per gettare fango e distruggere qualcuno. I media italiani rappresentano il terreno di coltura del peggio, del banale, della mediocrità e la causa del nostro arretramento socio-culturale, sono solo un megafono nelle mani dei politici.
Non è un caso che l’informazione, quella vera, oggi si trovi sempre meno sui quotidiani e in tv e sempre più su Internet, in quei piccoli siti a costo zero gestiti da blogger locali consapevoli del loro ruolo e appassionati del loro mestiere.
Secondo Joseph Pulitzer, uno dei giganti dell’informazione mondiale, il giornalista è qualcuno che “scruta attraverso la nebbia e la tempesta per dare l’allarme sui pericoli che si profilano” e che “vigila sulla sicurezza e il benessere del popolo che su di lui fa affidamento”. Nessun giornalista in Italia ci ha avvisato in questi anni dei pericoli che stavamo correndo, nessuno di loro ha abbaiato, nessuno di loro ha fatto la guardia, nonostante siano stati pagati (ed è questa un’altra anomalia) con i nostri soldi per farlo, dunque perchè continuare a finanziarli?

Massimiliano Capalbo

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3 commenti
  1. marco bertelli
    marco bertelli dice:

    C'è molto da dire sulla professione giornalistica, soprattutto su come si è evoluta dal dopoguerra sino ad oggi. Affermare che la gran parte (non la totalità ovviamente) dei giornalisti di questi tempi non siano altro che "cani da compagnia" dei politici non è per niente sbagliato. Volendo essere ironici (ma non troppo) dovremmo chiedere scusa a tutti i cani (da compagnia e non) per aver accostato i giornalisti di "casta" alla loro figura e aver sminuito il ruolo naturale di queste bestiole, peraltro di grande valore spirituale.

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  2. marco bertelli
    marco bertelli dice:

    C'è molto da dire sulla professione giornalistica, soprattutto su come si è evoluta dal dopoguerra sino ad oggi. Affermare che la gran parte (non la totalità ovviamente) dei giornalisti di questi tempi non siano altro che "cani da compagnia" dei politici non è per niente sbagliato. Volendo essere ironici (ma non troppo) dovremmo chiedere scusa a tutti i cani (da compagnia e non) per aver accostato i giornalisti di "casta" alla loro figura e aver sminuito il ruolo naturale di queste bestiole, peraltro di grande valore spirituale.
    Andrei invece coi piedi di piombo nell'affermare che i politici sono la conseguenza del sistema di informazione "malato".
    Non vorrei che la malattia di cui stiamo parlando altro non sia che il risultato di un'altra malattia non circoscritta nell'ambiente delle varie "caste", ma molto più estesa, denominata indifferenza o ignoranza se si preferisce. Tale malattia affligge non solo pochi frammenti di società, ma la gran parte di essa. In pratica, tutti noi.
    Non dovremmo, secondo me, andare a cercare le colpe del disastro che vediamo, in questa o in quella "casta", ma dovremmo essere noi ad elevare il nostro livello di consapevolezza in maniera da eliminare ciò che non funziona come dovrebbe.
    Fa bene Massimiliano a far notare il livello precario dell'informazione e ad evidenziare con quanta incapacità i giornalisti dei media più importanti affrontino il compito a cui la loro professione è destinata.
    Forse è proprio questa la spia che ci segnala che siamo noi, per primi, che dobbiamo cercare nuovi sistemi di informazione, invece di affidarci ai soliti "cani da compagnia".

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  1. […] il giornalista era il cane da guardia della democrazia, nel mondo reale diventava sempre di più il cane da compagnia del politico di turno. Questa generazione di giornalisti risulta, oggi, incapace di leggere gli […]

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