Costeggiavo l’altro giorno le tue coste prima di partire. Sai bene quanto mi manchi quando sei lontano. Mi trovavo tra il cielo grigio e un mare agitato. Un luogo a volte ascoso, sopratutto d’inverno, che ha fatto piu’ volte da colonna sonora ad alcuni miei scritti, alcune musiche, spunti o appunti poi accartocciati.
Caro amico Mare, poco prima di rimettere a moto mi hai chiesto se potevo aiutarti, se prima di partire potevo salvare altri tuoi fratelli e non diventare come chi è morto sotto quella pesante e inutile SIR di Lamezia Terme, sotto quell’eco-mostro che ci ha sfigurato l’immagine di un incanto di spiaggia distesa sul bel Golfo di Sant’Eufemia.
Ora tuo fratello è lì, immobile e sconfitto da anni. Sotto una lapide con su scritto “divieto di balneazione”. I due piccoli bar sono chiusi, la spiaggia è sola, sporca, abbandonata e nuda e la pineta col suo profumo sempre più spoglia. Eppure c’è chi ancora si ostina a dire che le trivelle sono meglio delle energie rinnovabili, e che racconta bugie su bugie per fare gli interessi propri e dei petrolieri.
No, non voglio morire anch’io, mi hai sussurrato (mentre le tue onde agitate agitavano me e il futuro che verrà), voglio regalarvi il mio “oro blu”, i colori e soprattutto quel verde-azzurro mischiato di sabbia che voi tanto amate, soprattutto d’estate, e quelle acque che piacciono tanto anche ai bambini, che amano giocare e non sporcarsi di catrame.
Ed io che, per giunta, quando ero piccolo, pensavo fosse “naturale” che in spiaggia ci si sporcasse di quella “cosa nera”. Sembrava una sorta di tatuaggio da far vedere ai nostri coetani piccolini come prova che mamma e papà ci hanno portato dove i sogni prendono forma, dove il cielo abbraccia l’orizzonte e che non dimentica mai di darci vita e attimi preziosi.
Oh Mare deturpato! Ingannato più volte, come posso darti una mano!? Io non ho il potere di fare tanto, posso solo sensibilizzare le coscienze, mandare una preghiera al Cielo e che l’Universo tutto abbia pietà di quelli che si asterranno, voteranno “no” o di quelli che penseranno “che per domenica tanto il loro voto non influenzerà piu’ di tanto.”
Caro Mare mio, dirò SI a te, per far sì che io possa considerarti ancora Amico mio stretto, ti darò la mia piccola mano in modo concreto. Stavolta tocca a me, caro confidente di molti, perchè ora sei Tu che hai bisogno di noi, per farti vivere ancora, e per far vivere, soprattutto, il nostro futuro e quello dei bambini che verranno. Ciao Mare, ora vado con in petto ancora una piccola speranza per questa nostra Terra.

Mimmo Raoul Serratore

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