Tra le follie seguite al pandemonio mediatico da Covid-19 registriamo la diminuzione del numero di presenze negli stabilimenti termali. Le Terme Caronte, ad esempio, nei pressi di Lamezia Terme, le cui sorgenti termali risultano tra le più importanti d’Italia, registrano un calo rispetto allo scorso anno del 75%. Avete letto bene: 75%! E’ il presidente della società Terme Caronte spa, Emilio Cataldi, a confermarlo: “stiamo lavorando per chiudere la stagione con il 70% di calo ma, capisce bene, che si tratta di una debacle.
In pratica i luoghi che in questo periodo di emergenza (ma forse sarebbe stato meglio nel corso della tregua estiva) dovrebbero essere presi d’assalto per prevenire l’insorgere di patologie respiratorie, che sono le condizioni di base perché il virus possa attecchire, risultano semi-deserti. Le cure inalatorie svolgono azione trofica e decongestionante sulle mucose, anticatarrale e fluidificante le secrezioni, antisettica, antiallergica generale, stimolante la fagocitosi e l’anticorpopoiesi con potenziamento delle difese immunitarie. Sono indicate nelle patologie subacute o croniche delle vie aeree superiori e inferiori, specie se di tipo catarrale. In caso di rinite, ozena, sinusite, tonsillite, faringite, laringite e tracheite, bronchite, bronchite asmatica, bronchiectasie ed enfisema. Eppure nessuno ne approfitta. Il lavaggio del cervello compiuto dai media sta funzionando. Il risultato è che risorse straordinarie della nostra terra come queste vengono snobbate. Mi sottopongo da anni a queste cure e posso testimoniare che ho dimenticato cosa sia un raffreddore o un mal di gola. Vi parla un ormai ex allergico cronico che non usa più il fazzoletto come un tempo.
Perché nessuno scienziato le consiglia? Perché il Ministero della Salute e il Servizio Sanitario Nazionale non ne hanno mai consigliato e incentivato la frequentazione in questi mesi? Perché nessuno di quei numerosi personaggi televisivi, che dicono di avere a cuore la nostra salute, ne ha mai parlato? Perché tutte le speranze sono riversate su di un vaccino che non si sa quando arriverà e, soprattutto, quali effetti avrà sulle persone? Perché si mette a repentaglio l’esistenza di realtà preziose del nostro territorio come questa in un momento storico in cui potrebbero contribuire a ridurre il numero di sintomatici? Perché invece del vaccino anti-influenzale, al quale molta gente si sta sottoponendo più per paura del Covid che per la reale necessità, non vengono consigliate queste terapie naturali? Perché non vengono raccontate nei vari spot promozionali del turismo che si commissionano? Perché si privilegia la cura alla prevenzione? Domande ingenue, lo so, le cui risposte sono note a tutti da tempo.
Attenzione, non sto dicendo che le cure termali guariscono dall’infezione da Covid-19, sto dicendo che possono aiutare a ridurre le condizioni favorevoli perché il virus (ma anche tanti altri virus influenzali) possa attecchire. Certo, se ci mettessimo a studiarle seriamente magari potremmo scoprire anche qualcosa di più interessante.
Nel mese di agosto la Regione Calabria aveva annunciato due bandi per aiutare le Terme Storiche della Calabria, ma ad oggi siamo ancora alla fase di presentazione delle domande, con questa lentezza burocratica gli stabilimenti termali rischiano di non arrivare vivi alla fine dell’anno.
Le acque termali Caronte sono note fin dalla più remota antichità. Secondo autorevoli storici sarebbero da identificarsi con le “Acquae Angae” degli Itinerari Romani, conosciute fin dal II° secolo d.C. Secondo altri la loro conoscenza risalirebbe ai tempi Omerici e sarebbero raffigurate in alcune monete dell’antica città di Terina. E’ certo che, al tempo dei Normanni, le acque fossero già conosciute ed apprezzate. Roberto il Guiscardo, con le sue truppe, si sarebbe infatti attendato nei pressi delle fonti nel 1056 per riaversi dalle fatiche di una battaglia. I contemporanei, invece, che hanno rinunciato a combattere da tempo, vivono in preda alla paura veicolata da un sistema mediatico che sta distruggendo, a colpi di fake news, l’economia della nazione e la salute delle persone. Avete tempo fino a fine novembre per sottoporvi alle cure termali Caronte e attrezzarvi per affrontare l’inverno, poi chiuderanno. Rivederle aperte in primavera, assieme agli altri stabilimenti termali della regione, è un dovere di tutti i calabresi che vogliono difendere le proprie risorse e la propria salute.

Massimiliano Capalbo

Venerdì scorso ho pubblicato sulla mia pagina Fb un post per mettere in evidenza come una cartina della Calabria, utilizzata dalla TgR per le previsioni del tempo nel corso del telegiornale, fosse assolutamente inadeguata allo scopo. “Non c’è bisogno di essere un esperto di semiotica – commentavo – per comprendere che questa cartina non comunica nulla. Enormi e incomprensibili simboli sono stati scelti per identificare i capoluoghi di provincia, mentre le informazioni meteorologiche risultano marginali e assolutamente inutili. In compenso ci atteggiamo a grandi esperti e crediamo di essere una società evoluta in grado di fare previsioni.
A corredo del post una foto scattata al volo davanti alla tv, che ritrae la cartina e poco meno della metà del viso del meteorologo che, qualche ora dopo la pubblicazione, decide di intervenire, sentendosi chiamato in causa, per commentarlo e puntualizzare che:
– “1. la grafica che si vede in trasmissione non è ideata e prodotta da me, bensì dalla Rai“. Premesso che nessuno gli ha attribuito la paternità della cartina, le ipotesi sono due:
a) o siamo di fronte ad una persona che si rende conto di avere una cartina non adeguata allo scopo e invece di pretenderne una adeguata (facendosi forza anche di commenti critici come il mio) per migliorare il proprio lavoro e l’efficacia della propria comunicazione, alza le mani e si adegua allo status quo, liquidando con fastidio il commento critico. Che è poi quello che avviene puntualmente in tutti gli uffici pubblici e gli enti che non funzionano, dove professionisti al pari del meteorologo, invece di ribellarsi accettano di lavorare in condizioni non adeguate agli standard di riferimento. Questa è una delle ragioni per cui il cambiamento non arriva mai: si preferisce non esporsi più di tanto;
b) oppure siamo di fronte ad una persona che non si rende conto di avere una cartina non adeguata e questa sarebbe la peggiore delle ipotesi, per lo meno il colmo per uno che fa previsioni;
– “2. le informazioni meteorologiche risultano marginali e assolutamente inutili”: questa è una critica davvero ingenerosa tenendo conto dei ristretti tempi televisivi e considerando l’enorme quantità di dati da comunicare: temperature minime e massime per i capoluoghi provinciali, tempo su differenti aree omogenee del territorio regionale scendendo quasi sempre in grande dettaglio, stato dei mari e dei venti su 800 km di coste, comunicazioni di allerte, etc…” E’ chiaro che il mio riferimento era alla cartina e non al commento del meteorologo che a me, oltre che competente mi era parsa l’unica cosa decente del servizio. Se proprio devo fargli una critica la faccio ai suoi commenti su Fb (e non alla persona che non conosco) che mi sono parsi intrisi di permalosità e di egocentrismo;
– “3. in compenso ci atteggiamo a grandi esperti”: ho una laurea …., un master …, un dottorato… la certificazione … ho fondato … etc etc ” e giù l’elenco dei pezzi di carta che certificano le sue competenze che io davo per scontate, perché al contrario di quelli che commentano in malafede do sempre per scontato (fino a prova contraria) che le persone ricoprano ruoli adeguati alle proprie competenze. Il noi ovviamente era riferito alla nostra società e non al meteorologo al quale sfugge, infatti, (perché non mi conosce) che al sottoscritto non interessa attaccare le persone ma far riflettere sui comportamenti generali della società e i commenti o le riflessioni che posta hanno e avranno sempre questo scopo, finché avrà la libertà, la voglia e l’energia per farlo.
A molti potrò sembrare un rompiballe alla ricerca del cavillo per ottenere visibilità o per scatenare polemiche a tutti i costi ma vorrei far notare che stiamo parlando di un servizio pubblico che paghiamo tutti e dal quale io pretendo professionalità e rispetto per il pubblico. Sono stanco di accontentarmi del meno peggio o della sufficienza. Invece di relegare la partecipazione dei telespettatori a rubriche da giornalino della parrocchia, come quella che nel corso del lockdown veniva trasmessa al termine del TG, sarebbe il caso di accogliere le critiche costruttive e puntuali, da qualunque parte esse arrivino, volte al miglioramento del servizio, non dimenticando che l’azienda non comunica col proprio pubblico solo attraverso l’apposito ufficio del customer care ma attraverso ciascun dipendente/collaboratore, soprattutto se si tratta di un volto televisivo.
Le reazioni che questo post ha generato, inoltre, a mio avviso, sono emblematiche e descrivono perfettamente il tipo di società che stiamo diventando. Diversi commenti non avevano alcuna attinenza con il contenuto del post, segno che spesso le persone commentano senza aver compreso il senso di ciò che hanno letto o prendono a pretesto occasioni del genere per vomitare i propri pregiudizi, i propri stereotipi, le proprie frustrazioni o per mettere al centro il proprio ego o per prendere le parti e schierarsi da una parte o dall’altra.
L’adeguamento ad un livello più basso avviene lentamente e progressivamente, ogni volta che decidiamo di lasciar correre, di far finta di non vedere, per il quieto (ma disagiato) vivere. Sono sufficienti piccoli e impercettibili cambiamenti, in tutti i settori, per spingere le persone ad assuefarsi lentamente ad un modus operandi caratterizzato da superficialità e approssimazione. La storia della Calabria è costellata di piccoli e impercettibili peggioramenti. E’ un pò come la storiella della rana bollita.
La differenza tra un essere vivente e uno morto è data dalla quantità di energia che l’attraversa, chi si adegua ad ogni cosa in maniera acritica, attenuando la propria capacità di reazione, si sta lentamente preparando alla morte mentale e spirituale prima che fisica. Io sono un essere vivente e non intendo perdere occasioni per dimostrarlo.

Massimiliano Capalbo

Il 31 agosto è il giorno della liberazione per la Calabria. E’ il giorno in cui finisce l’estate, non quella meteorologica ma quella convenzionale, istituzionale, quel periodo dell’anno in cui è consentito per legge, alla maggior parte degli ingranaggi che compongono la catena di montaggio del mondo del lavoro italiano, di fermarsi, di riposarsi, di andare in vacanza. E’ il giorno in cui la Calabria si libera dal (per fortuna breve) assedio di emigrati di ritorno, turisti, curiosi, artisti, vip, giornalisti, etc. Improvvisamente, dalla sera del 31 agosto alla mattina dell’1 settembre, tranne che a Tropea e in pochissime altre destinazioni più affermate, i lungomari si svuotano, il traffico diminuisce, i ristoranti cominciano a ridurre il personale, i lidi smantellano strutture e attrezzature, le scenografie allestite per recitare la farsa del turismo di massa a tutti i costi vengono riposte nei magazzini, in attesa della prossima stagione e si torna alla vita comandata, quella che ci hanno raccontato come degna di essere vissuta, quella costruita attorno ad un posto di lavoro (sempre più precario).
Da oggi in poi nessun comitato chiamerà giornali o tv per denunciare le condizioni del mare o i rifiuti per le strade, i forestieri non ci sono più e per i residenti non fa più notizia anche perché ne sono gli artefici.
Il 31 agosto la Calabria si vuota di quella moltitudine di non residenti che, per 350 giorni l’anno la ritengono indegna di essere abitata, salvo in quei 15 giorni a cavallo di Ferragosto in cui fanno incetta di tutto ciò che di buono può offrire: sole, mare, montagne, cibo, eventi, relazioni, natura, storia, arte, cultura lasciando in cambio rifiuti, inquinamento, seconde case, alterazione dello stato dei luoghi. Così come sono abituati a strappare alla propria vita lavorativa stipendi, opportunità di carriera, benefit e quant’altro, strappano a quei pochi giorni di vacanza concessigli sensazioni, emozioni e piaceri a breve termine, consci di dover tornare presto alla fatale routine.
Dal 1 settembre la prostituta può tornare a vivere, i clienti se ne vanno, si spengono le telecamere e la sovraesposizione mediatica estiva e la Calabria torna nell’oblio, quell’oblio che l’ha sempre preservata dalla devastazione che invece ha travolto altre regioni d’Italia più facilmente raggiungibili. Si smorza quella voglia di protagonismo a tutti i costi, indotta da pareri forestieri, che assale il territorio in agosto. La Calabria ritorna ad essere quella punta dello stivale troppo lontana e troppo diversa dal modello economico imperante e dunque sbagliata, inadeguata. Nessuno più la userà, almeno fino alla prossima stagione, per realizzare video promozionali, strumentalizzazioni partitiche, occasioni di business, speculazioni intellettuali. L’argomento diventa progressivamente meno attuale con l’avvicinarsi dell’autunno.
In autunno (così come in primavera) arrivano i viaggiatori più consapevoli, quelli rispettosi, alla ricerca di autenticità, tradizioni, relazioni. E le trovano in quella miriade di piccole strutture ricettive disseminate nei posti più difficilmente raggiungibili del territorio, gestite da persone che hanno scelto di viverci tutto l’anno e non di recitare una parte per poche settimane. Sono tanti, lavorano in silenzio e stanno costruendo il futuro turistico di questa regione, rappresentano un brand molto più forte di qualsiasi altro creato dalle istituzioni.
L’estate del Covid ha accresciuto l’affollamento (sempre in quei 15 giorni di agosto) e confermato l’insostenibilità del modello turistico dominante, a cui i neocolonialisti (strutture ricettive enormi gestite da società non calabresi) puntano da tempo in collaborazione con la Regione. Questo fuoco di paglia ha generato un incomprensibile entusiasmo da parte degli stessi, abituati a considerare le persone delle merci da spostare sul territorio, facendoli illudere di trovarsi di fronte ad una tendenza. Ci sono regioni che ci sono cascate prima di noi e oggi c’è chi ci mette in guardia dallo svendere l’anima al turismo di massa, ma si sa noi siamo quelli che aprono i Mc Donalds quando gli altri li chiudono.
La paura del Covid ha spinto molti a ricredersi, dopo aver sputato per anni nel piatto in cui d’estate mangiavano e continuano a mangiare, improvvisamente la Calabria è apparsa una delle regioni più sicure e adatte anche per quello che non rappresenta il nostro target. Il posto dove rifugiarsi in caso di pericolo, perché in grado di soddisfare ancora i bisogni di base di una vita degna di essere vissuta. Gli altri, quelli superflui, non le si addicono per fortuna.

Massimiliano Capalbo