La notizia del premio Nobel a Roger Penrose per le sue ricerche sui buchi neri è apparsa e presto scomparsa dai giornali e dalle televisioni. Chi invece è curioso, e io lo sono, è andato a cercare in Internet e ha scoperto che assieme a Stuart Hameroff aveva suscitato qualche decennio fa clamore e scandalo nella comunità scientifica per le loro ricerche sulla coscienza.
La coscienza, sostengono, si sviluppa in quelli che loro chiamano microtubuli delle cellule cerebrali e, quando muore il corpo fisico, non scompare con esso, ma si riversa nel cosmo. La coscienza non muore, è parte del cosmo.
Che io sappia, è il primo tentativo di dare consistenza scientifica, utilizzando la teoria dei quanti, all’ipotesi dell’immortalità, di quel quid immateriale che viene chiamato coscienza o anima.
Sembra una notizia di poco conto nei giorni in cui si parla solo di Covid, eppure risponde, più di ogni discorso politico o sanitario, all’intimo e segreto terrore che sembra dominare oggi il mondo intero: se percepiamo il nostro essere solo come ammasso di carne bisognosa solo di nutrimento materiale (ed è quanto la mentalità consumistica occidentale ha insegnato a tutto il mondo), non possiamo che essere invasi poi dalla paura di ogni pur minimo rischio di morte, nasce il terrore che questo ammasso scompaia improvvisamente, inghiottito dalla nuda terra, diventi niente.
Il Covid rivela il nichilismo in cui è sprofondata la nostra civiltà. Nessuno dei loro libri sull'”anima quantica” è stato tradotto in italiano e questo dice molto sul fatto che siamo diventati il popolo più ipocondriaco (e ossessivamente materialista) d’Europa.

Giuliano Buselli

Venerdì scorso ho pubblicato sulla mia pagina Fb un post per mettere in evidenza come una cartina della Calabria, utilizzata dalla TgR per le previsioni del tempo nel corso del telegiornale, fosse assolutamente inadeguata allo scopo. “Non c’è bisogno di essere un esperto di semiotica – commentavo – per comprendere che questa cartina non comunica nulla. Enormi e incomprensibili simboli sono stati scelti per identificare i capoluoghi di provincia, mentre le informazioni meteorologiche risultano marginali e assolutamente inutili. In compenso ci atteggiamo a grandi esperti e crediamo di essere una società evoluta in grado di fare previsioni.
A corredo del post una foto scattata al volo davanti alla tv, che ritrae la cartina e poco meno della metà del viso del meteorologo che, qualche ora dopo la pubblicazione, decide di intervenire, sentendosi chiamato in causa, per commentarlo e puntualizzare che:
– “1. la grafica che si vede in trasmissione non è ideata e prodotta da me, bensì dalla Rai“. Premesso che nessuno gli ha attribuito la paternità della cartina, le ipotesi sono due:
a) o siamo di fronte ad una persona che si rende conto di avere una cartina non adeguata allo scopo e invece di pretenderne una adeguata (facendosi forza anche di commenti critici come il mio) per migliorare il proprio lavoro e l’efficacia della propria comunicazione, alza le mani e si adegua allo status quo, liquidando con fastidio il commento critico. Che è poi quello che avviene puntualmente in tutti gli uffici pubblici e gli enti che non funzionano, dove professionisti al pari del meteorologo, invece di ribellarsi accettano di lavorare in condizioni non adeguate agli standard di riferimento. Questa è una delle ragioni per cui il cambiamento non arriva mai: si preferisce non esporsi più di tanto;
b) oppure siamo di fronte ad una persona che non si rende conto di avere una cartina non adeguata e questa sarebbe la peggiore delle ipotesi, per lo meno il colmo per uno che fa previsioni;
– “2. le informazioni meteorologiche risultano marginali e assolutamente inutili”: questa è una critica davvero ingenerosa tenendo conto dei ristretti tempi televisivi e considerando l’enorme quantità di dati da comunicare: temperature minime e massime per i capoluoghi provinciali, tempo su differenti aree omogenee del territorio regionale scendendo quasi sempre in grande dettaglio, stato dei mari e dei venti su 800 km di coste, comunicazioni di allerte, etc…” E’ chiaro che il mio riferimento era alla cartina e non al commento del meteorologo che a me, oltre che competente mi era parsa l’unica cosa decente del servizio. Se proprio devo fargli una critica la faccio ai suoi commenti su Fb (e non alla persona che non conosco) che mi sono parsi intrisi di permalosità e di egocentrismo;
– “3. in compenso ci atteggiamo a grandi esperti”: ho una laurea …., un master …, un dottorato… la certificazione … ho fondato … etc etc ” e giù l’elenco dei pezzi di carta che certificano le sue competenze che io davo per scontate, perché al contrario di quelli che commentano in malafede do sempre per scontato (fino a prova contraria) che le persone ricoprano ruoli adeguati alle proprie competenze. Il noi ovviamente era riferito alla nostra società e non al meteorologo al quale sfugge, infatti, (perché non mi conosce) che al sottoscritto non interessa attaccare le persone ma far riflettere sui comportamenti generali della società e i commenti o le riflessioni che posta hanno e avranno sempre questo scopo, finché avrà la libertà, la voglia e l’energia per farlo.
A molti potrò sembrare un rompiballe alla ricerca del cavillo per ottenere visibilità o per scatenare polemiche a tutti i costi ma vorrei far notare che stiamo parlando di un servizio pubblico che paghiamo tutti e dal quale io pretendo professionalità e rispetto per il pubblico. Sono stanco di accontentarmi del meno peggio o della sufficienza. Invece di relegare la partecipazione dei telespettatori a rubriche da giornalino della parrocchia, come quella che nel corso del lockdown veniva trasmessa al termine del TG, sarebbe il caso di accogliere le critiche costruttive e puntuali, da qualunque parte esse arrivino, volte al miglioramento del servizio, non dimenticando che l’azienda non comunica col proprio pubblico solo attraverso l’apposito ufficio del customer care ma attraverso ciascun dipendente/collaboratore, soprattutto se si tratta di un volto televisivo.
Le reazioni che questo post ha generato, inoltre, a mio avviso, sono emblematiche e descrivono perfettamente il tipo di società che stiamo diventando. Diversi commenti non avevano alcuna attinenza con il contenuto del post, segno che spesso le persone commentano senza aver compreso il senso di ciò che hanno letto o prendono a pretesto occasioni del genere per vomitare i propri pregiudizi, i propri stereotipi, le proprie frustrazioni o per mettere al centro il proprio ego o per prendere le parti e schierarsi da una parte o dall’altra.
L’adeguamento ad un livello più basso avviene lentamente e progressivamente, ogni volta che decidiamo di lasciar correre, di far finta di non vedere, per il quieto (ma disagiato) vivere. Sono sufficienti piccoli e impercettibili cambiamenti, in tutti i settori, per spingere le persone ad assuefarsi lentamente ad un modus operandi caratterizzato da superficialità e approssimazione. La storia della Calabria è costellata di piccoli e impercettibili peggioramenti. E’ un pò come la storiella della rana bollita.
La differenza tra un essere vivente e uno morto è data dalla quantità di energia che l’attraversa, chi si adegua ad ogni cosa in maniera acritica, attenuando la propria capacità di reazione, si sta lentamente preparando alla morte mentale e spirituale prima che fisica. Io sono un essere vivente e non intendo perdere occasioni per dimostrarlo.

Massimiliano Capalbo

Durante gli “anni di piombo”, quelli del terrorismo italiano, una volta Pannella ebbe a dire che il terrorismo sarebbe cessato quando i partiti avessero cessato di utilizzarlo. Non intendeva ovviamente affermare che i partiti politici manovravano i terroristi, ma che gli attentati terroristici venivano usati dai partiti per la loro propaganda, ogni attentato veniva “lavorato” politicamente in modo da accrescere il proprio consenso elettorale (il bisogno di sicurezza, la paura…) o minare quello dell’avversario (l’odio per chi si additava come prossimo ai terroristi…). Giusto o sbagliato che fosse, sta di fatto che la fine del terrorismo in Italia ha coinciso con la fine del suo uso partitico. Difficile stabilire quale sia cessato prima.
Temo che qualcosa di analogo possa oggi accadere con la pandemia. La pandemia esiste, come esisteva il terrorismo, ma ci sono governi che sembrano usarla a scopo politico, appena ne hanno bisogno ne rilanciano l’esistenza e la drammatizzazione: è di ieri la notizia che a Hong Kong sono stati eliminati dalle liste elettorali per le prossime consultazioni i leaders delle proteste degli scorsi mesi, “sono criminali” ha detto un portavoce di Pechino e sono scattati molti arresti.
Oggi giunge la notizia che le elezioni sono rinviate al prossimo anno, la pandemia non consente di effettuarle nel prossimo settembre.
Di fatto la pandemia ha eliminato la più grossa difficoltà che il governo di Pechino aveva incontrato in questi ultimi anni: un fiume di proteste democratiche che non era riuscito ad arginare in alcun modo. Anche Orban ed Erdogan hanno usato la scusa del virus per modificare a proprio vantaggio i poteri di cui dispongono. Ce ne sono altri, in Europa e nel mondo.
E’ quanto aveva paventato, a inizio pandemia, il comunicato dell’agenzia ONU per i diritti civili in cui, per bocca della Bachelet, si invitavano i governi a non utilizzare la pandemia per accrescere i propri poteri, appello ovviamente inascoltato perché tutti i governi hanno vantaggi ad esercitare il potere in situazione di emergenza e con legislazioni ad hoc.
Insomma sta nascendo nel mondo una “politica della pandemia” che è parallela alla sua gestione sanitaria; le due cose si intrecciano e questo rende più difficile scorgere la fine della pandemia.

Giuliano Buselli