C’è una delinquenza informativa in Italia che precede quella agita. Far credere che il no agli inceneritori sia solo una posizione partitica, piuttosto che una saggia scelta di tutela dell’ambiente, ne è l’esempio più attuale. I media sono controllati dai poteri economici e i giornalisti sono sempre meno, nonostante la maggior parte di quelli che si definiscono tali scenda in piazza a invocare, a parole, una libertà che non ha mai conosciuto.
Nonostante si invochi il primato della scienza ad ogni piè sospinto, quando poi si tratta di avere certezze, in questo Paese, si alza una fitta nebbia che cambia direzione, a seconda degli interessi economici del momento. Dopo la politica, infatti, anche la scienza si è piegata al potere economico.
Non esiste un ente terzo (super partes) in grado di dirci, una volta per tutte, se un vaccino fa male (e in che misura) o no, se un inceneritore inquina (e in che misura) o no, se i cellulari e le relative antenne fanno male alla salute (e in che misura) o no, se un ponte è in grado di reggere alle sollecitazioni del tempo o no e così via. Anche le istituzioni, che dovrebbero rappresentare un punto fermo, una garanzia per i cittadini in questo senso, in realtà non lo sono. Il Ministero della Salute dovrebbe dirmi cosa fa bene e cosa fa male senza alcun dubbio, il Ministero delle Infrastrutture se una strada è sicura o no senza alcun dubbio, il Ministero dell’Ambiente se una centrale inquina o no senza alcun dubbio e così via. E invece ogni dibattito pubblico termina con meno certezze rispetto al suo avvio. Tutto è relativo. I cittadini più sensibili e attenti sono costretti ad informarsi, ad avere una laurea in ogni disciplina, perché il riferimento istituzionale che dovrebbe rappresentarli e tutelarli ha abdicato da tempo al suo compito.
Dal boom economico ad oggi un comune o una regione possono determinare la morte di territori poco informati e poco attenti al loro destino, come è avvenuto ad Augusta in Sicilia o a Gioia Tauro e a Crotone in Calabria per fare tre esempi a noi vicini, che sembrano però non aver insegnato nulla. Nella puntata de “I dieci comandamenti” del 18 novembre scorso, dal titolo “Pane Nostro”, uno dei pochi giornalisti in circolazione in Italia, Domenico Iannaccone, ci racconta, in un bellissimo quanto inquietante servizio, cosa succede quando si lascia campo libero alle istituzioni, prendendo spunto dalla storia di Augusta, in Sicilia, un paradiso trasformato in un inferno dalle istituzioni in collaborazione con le multinazionali della chimica, dietro il ricatto occupazionale. Una storia che al Sud si ripropone quotidianamente. Le grandi aziende fanno business due volte. La prima volta sull’ignavia dei residenti, incapaci di trasformare in valore le risorse che possiedono e delegando il proprio futuro ad altri in cambio della promessa di un posto di lavoro. Successivamente sul senso di colpa che provano dopo aver compreso che quel pezzo di pane che hanno portato a casa è un pane avvelenato, perché amici e parenti sono morti di cancro. Non hanno il coraggio di ribellarsi perché quel senso di colpa li riduce al silenzio, li fa vergognare e li relega nella rassegnazione, lasciando per la seconda volta campo libero alla devastazione.
E’ tempo di finirla con la rassegnazione e con l’abbandono. Occorre occupare i territori, prendersene cura, trincerarli, recintarli col filo spinato se necessario, prima che tutto ciò accada, per impedire che vengano sottratti da speculatori senza scrupoli che sulla nostra inettitudine hanno creato e continuano a creare le proprie fortune. Non è più tempo di piegare la testa. Occorre ristabilire il primato della politica sull’economia. Ma prima ancora occorre essere informati e competenti, perché questo non è un Paese per ignoranti.

Massimiliano Capalbo

Le modalità da film horror dell’assassinio di Khashoggi al consolato saudita di Istanbul ad opera di membri dell’entourage del principe ereditario e pubblicamente riferite oggi da Erdogan al parlamento turco, non mi pare che abbiano precedenti negli assassini politici degli ultimi secoli. Bisogna risalire al medioevo o ad epoche ancor più remote per trovare simili orrori (ad es. l’assassinio di Ipazia ad opera di menti malate comandate da San Cirillo, a quando la sua deposizione dagli altari?).
Sarebbe il momento per affermare i cosiddetti “valori dell’Occidente”, in questo caso la dignità del corpo umano, anche del corpo umano morto.
Invece il presidente degli Stati Uniti dichiara pubblicamente che non intende assolutamente sanzionare l’Arabia Saudita perchè gli USA guadagnano circa 350 miliardi di dollari con la vendita di armi ai sauditi, insomma il valore che domina l’occidente è il dollaro (lo sa bene l’Italia che ha triplicato, con il governo Renzi, le sue esportazioni di armi ai paesi mediorientali).
Mai un presidente americano aveva affermato con tale franca brutalità il vero volto degli USA facendo cadere ogni usuale ipocrita copertura ideologica. Si dirà che non è una novità nè assassinare degli oppositori nè constatare che il valore su cui è fondata la nostra civiltà è il denaro. E invece no. Qui c’è un salto.
Quando non si sente più la necessità di coprire o nascondere in qualche modo il male che si commette e lo si presenta apertamente con brutalità, allora il male compie un salto, si mostra apertamente per accrescere la sua potenza e indurre complicità. Allora si fanno le guerre senza sentire il bisogno di giustificarle, allora l’umanità scende ai suoi livelli di animalità. Sarà bene riflettere su questi eventi, le loro implicazioni sono profonde nelle coscienze umane.

Giuliano Buselli

Se volete avere un esempio di come la comunicazione italiana sia manipolata e controllata dai grandi gruppi economici e di come sia qualcosa di ben lontano dall’informazione, è sufficiente guardare questo servizio del TG3, andato in onda il 29 settembre scorso, che annuncia un’asta da record per l’assegnazione delle frequenze dei sistemi di comunicazione elettronici di quinta generazione, chiamati 5G, la nuova frontiera per la telefonia mobile e la tv. La giornalista definisce “un successo” per lo Stato Italiano l’esito della gara perché ha incassato il triplo di quanto previsto (la gara ha toccato quota 6 miliardi di euro) mentre per gli operatori telefonici è stato un esborso visto che “stanno scommettendo sul futuro” (poverini). Secondo questi ultimi, le nuove infrastrutture faranno fare un salto di qualità alle imprese italiane ed alla nostra economia.
Nessuna parola, invece, per le problematiche inerenti la salute dei cittadini. Il problema non esiste. Nessuno, nelle istituzioni, sembra preoccupato della tutela della salute pubblica. Viene prima il denaro, come sempre. L’unico articolo di informazione sembra essere apparso sul numero di settembre della rivista Terra Nuova, intitolato “Tzunami 5G: saremo tutti irradiati”.
Nell’articolo viene spiegato che il passaggio al 5G comincerà già dal prossimo anno, con l’installazione dei nuovi impianti, e proseguirà fino al 2022 anno in cui dovrebbero entrare in funzione. Questo significherà un innalzamento spaventoso dei livelli di inquinamento elettromagnetico, già presenti negli ambienti domestici e lavorativi in cui trascorriamo la maggior parte del tempo. Esistono già circa mille studi che attestano i rischi sanitari dovuti all’inquinamento elettromagnetico. In seguito al più grande dei quali (pubblicato nel 2011) “l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva valutato le radiofrequenze da onde non ionizzanti come possibili cancerogene e parte della comunità medico scientifica internazionale, alla luce dell’aggiornamento degli studi, da tempo richiede un’urgente classificazione dell’elettrosmog come cancerogeno certo, senza indugi.
Nonostante ciò gli operatori del settore si sono riuniti, nel maggio scorso, per chiedere al ministero competente l’innalzamento dei limiti sulle emissioni elettromagnetiche da 6 Volt/metro a 61 Volt/metro cioè un aumento del 110% (in fisica il vettoriale delle radiofrequenze è calcolato al quadrato). 5G di incoscienza potremmo titolare.
Tutto questo avviene senza che nessuno avverta la necessità di valutare i rischi connessi a questa operazione che vale 225 miliardi di euro fino al 2025. Tutto questo avviene senza alcun dibattito pubblico. Nessuna trasmissione di informazione si sente in dovere di occuparsi del tema. Sono più importanti la finanziaria, lo spread, quello che dice Salvini, le avventure di Asia Argento o quelle di Cristiano Ronaldo. I temi importanti, che hanno a che fare con la vita o la morte di ciascuno di noi sono completamente assenti dal dibattito politico.
Le onde elettromagnetiche rappresentano ormai una piaga invisibile che si insinua nelle nostre vite senza che ce ne rendiamo conto, di giorno e di notte. Attivate il wi-fi del vostro smartphone nei vari ambienti in cui agite quotidianamente e vi renderete conto di quanti routers vi circondano, soprattutto chi vive in condominio. Siamo costantemente irradiati, le nostre cellule vengono costantemente bombardate da radiazioni che domani mattina qualcuno vorrebbe accrescere esponenzialmente per consentirci di andare sempre più velocemente… al cimitero.
Il servizio trionfale del TG3 conclude sollevando una piccola obiezione: “quelli meno entusiasti sembrano essere i sindacati del settore della comunicazione che giudicano irrazionale il prezzo pagato dalle aziende per le frequenze e temono che i costi verranno come al solito scaricati sui lavoratori.” Anche per loro, ovviamente, la preoccupazione principale sono i soldi, solo i soldi. C’eravamo illusi per un attimo.

Massimiliano Capalbo