Il Presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador, ha detto di aver scritto al Papa e al Re di Spagna perché si “chieda perdono ai popoli originari per le violazioni di quelli che oggi chiamiamo i diritti umani. Ci furono massacri, con la spada e con la croce, si edificarono chiese sopra i templi, sono ferite aperte“. E’ la prima volta, mi pare, che una richiesta simile viene rivolta da un capo di Stato.
Il Vaticano, finora, ha ignorato la richiesta, il Re di Spagna ha fatto sapere indirettamente che non ritiene di doversi più giustificare per quanto fatto dagli antenati. Alcuni politici spagnoli hanno affermato che “non si può leggere la storia con gli occhi di oggi” e un famoso scrittore ha definito il presidente messicano un “imbecille”. Un membro del Partito popolare ha esplicitato ciò che tanta parte di opinione pubblica occidentale pensa: “dovrebbero ringraziarci, altroché scuse, gli abbiamo portato la civiltà“. Così, analogamente, è per la civiltà che gli yankees hanno sterminato quasi 100 milioni di nativi, gli inglesi e i francesi ridotto gli africani al proprio servizio, gli italiani gasato gli etiopi ecc. E’ per la civiltà che si sono gettate bombe atomiche e scatenate guerre infinite in tutto il mondo. Ma a chi serve chiedere scusa?
A me pare che serva soprattutto agli eredi della conquista occidentale, non solo della conquista spagnola dell’America latina, ma di tutto quel secolare movimento di violenze che ha condotto le potenze occidentali a conquistare il mondo intero. Ciò che poteva essere una pacifica estensione della propria influenza sul resto del mondo si è tramutata in una violenta soppressione di antiche civiltà, culture diverse, forme parallele di spiritualità.
L’Occidente ha rimosso questa parte del proprio passato, lo nasconde dai libri di scuola. Ma tutto ciò che viene rimosso dalla coscienza, non scompare, ciò che non viene trasformato continua ad agire e ancora oggi agisce nelle profondità dell’Occidente determinandone le più intime propensioni. Quella violenza è ancora attiva.
Ecco perché oggi l’Occidente farebbe bene a prendere in considerazione la richiesta di Obrador, quanto meno a favorire un’ampia riflessione collettiva. La violenza che percorre il nostro mondo per tanta parte viene da quel nostro passato rimosso, non trasformato.

Giuliano Buselli

Fanno un pò pena e un pò tenerezza quei politici alla Tajani che affermano di temere per l’egemonia della Cina; non capendo quello che sta accadendo, ripetono frasi fatte e pensieri datati. Non capiscono, infatti, che la Cina è già egemone a livello mondiale da anni, che è ormai il motore dell’economia mondiale, che è diventata egemone proprio grazie a quella globalizzazione che le potenze occidentali avevano messo in atto per dominare il resto del mondo.
Con sapienza orientale, che gli occidentali non conoscono perché pensano di essere superiori intellettualmente, India e Cina hanno usato l’arma dell’Occidente, l’economia, per condurre al suo termine la potenza dell’Occidente. Lo sa bene un qualunque seguace delle arti marziali orientali.
Tutto quello che sta accadendo è il segnale della perdita di centralità di USA ed Europa, il loro declino si mostrerà ancor più nei prossimi decenni. Sopravvive e resta minacciosa solo la forza militare, gli USA hanno la macchina da guerra più potente e micidiale mai costruita da civiltà umana. Altroché diritti umani! Sono stati i fucili a portare ovunque le orme degli occidentali.
L’impero bizantino riuscì a ritardare la sua estinzione con il possesso esclusivo del temibile “fuoco greco” così, forse, nei prossimi anni gli Usa riusciranno, con la propria supremazia militare, a rallentare il proprio declino, ma questo sarà inevitabile, l’Occidente è ormai esausto e privo di forza vitale.
Con due decenni di ritardo giornalisti e politici improvvisati parlano di “scontro di civiltà”. Adottano, come fece Huntington, schemi occidentali per capire l’Oriente. E non capiscono. La fissazione-ossessione dell’occidentale è lo scontro diretto. Non è la logica dell’Oriente. L’Oriente ha una sua logica.
Così parole antiche riemergono oggi in Cina. Xi parla sempre più spesso di “armonia” globale, concetto confuciano che Mao aveva cercato di estirpare. Invano. Le antiche parole vanno a braccetto con i pc e i robot. Il futuro trae alimento dal remoto. Più che uno scontro sembra delinearsi allora una imprevedibile contaminazione reciproca.
Nel novembre del 2017 si è tenuto a Pechino il primo forum non governativo sino-vaticano, era intitolato “La bellezza ci unisce”, poi 40 opere dei Musei vaticani sono state esposte in Cina e 40 opere delle collezioni statali cinesi in Vaticano. In Vaticano qualcuno ha capito che i cinesi sono affamati di bellezza e di arte italiana. Si, la bellezza ci potrà unire.

Giuliano Buselli

Domani sono previste circa 870 proteste in 75 paesi diversi del mondo compresa l’Italia. La chiamano “lotta per il clima”. Già il termine lotta prevederebbe un antagonista, qualcuno o qualcosa contro cui lottare. Ma qui non si intravede nessun nemico, visto che il clima è solo una conseguenza del nostro stile di vita. La società post-moderna ha raggiunto livelli di dissociazione mentale e poi fisica tali da non essere più capace di affrontare con saggezza e lucidità i gravi problemi che l’affliggono. La maggior parte di quelli che scenderanno in piazza domani, infatti, sono complici se non artefici del cambiamento climatico contro cui dicono di voler “lottare”.
In realtà basterebbe veramente poco per ottenere i risultati che tanto invocano a parole. Basterebbe rinunciare nelle proprie case ad utilizzare impianti di riscaldamento o climatizzazione che sfruttano combustibili fossili; basterebbe rinunciare ad usare l’auto a favore della bici o dei mezzi pubblici; basterebbe ridurre drasticamente i consumi di carne e di pesce; basterebbe creare orti sinergici di quartiere; basterebbe piantare alberi; basterebbe dire no al bar quanto ti danno l’acqua in un bicchiere di plastica; basterebbe utilizzare detersivi e cosmetici naturali (magari auto-producendoli); basterebbe smettere di consumare suolo costruendo nuove case ma abitare le migliaia di case abbandonate, soprattutto nei centri storici; basterebbe non gettare rifiuti per le strade; basterebbe rallentare i ritmi invece di smaniare per avere il 5G dei cui effetti sulla salute dell’uomo nessuno si preoccupa e che servirà a portarci solo più velocemente verso il disastro; basterebbe evitare di prendere un aereo per andare dall’altra parte del mondo a fare quello che potremmo fare anche sotto casa se avessimo gli occhi per vederlo; basterebbe smettere di lamentarsi della carenza di infrastrutture e giustificare la loro realizzazione in nome della creazione di nuovi posti di lavoro; basterebbe non utilizzare i fiumi come se fossero riserve di materiali inerti o discariche; basterebbe ridurre i consumi eccessivi che generano i rifiuti; basterebbe non sbavare per avere l’ultimo modello di smartphone; basterebbe smetterla di elemosinare un posto di lavoro qualsiasi che porta ad accettare di lavorare per chi danneggia il pianeta diventandone complice; basterebbe smetterla di credere ciecamente in un progresso (tecnologico) estremamente fragile; basterebbe ridurre i consumi di medicine chimiche; basterebbe non avere 10 paia di scarpe una per ogni occasione. E potrei continuare a lungo.
Si tratta di gesti e di scelte (eresie) che abbiamo tutti il potere di compiere e che sono in grado di avere effetti incredibili sull’ambiente in cui viviamo. Invece preferiamo fare le vittime e additare i governi come responsabili. Scendiamo in piazza e chiediamo che scrivano leggi, che aggiungano l’ennesimo buon proposito che non produrrà nulla di concreto. E’ molto più semplice così, è molto meglio che guardarsi allo specchio e fare autocritica. E’ l’atteggiamento degli immaturi, di chi non è disposto a rinunciare ai vizi e alle comodità.
E’ finito il tempo delle proteste, questo è il tempo delle scelte, delle eresie, individuali. Chi sceglie cambia il corso degli eventi, produce effetti, influenza gli eventi. Sono numerosissimi gli esempi di persone che nel mondo hanno generato rivoluzioni silenziose e concrete senza dire una parola, sottraendosi alla strumentalizzazione mediatica alla costante ricerca di simboli da usare e gettare come si fa con i prodotti. I registi Cyril Dion e Mélanie Laurent qualche anno fa hanno intrapreso un emozionante viaggio intorno al mondo alla scoperta di esperienze concrete, alternative, creative, sostenibili nel campo dell’agricoltura, dell’energia, dell’architettura, dell’economia, delle istituzioni e dell’istruzione che rappresentano esempi da seguire per cercare di uscire dall’attuale crisi economica. Storie che dimostrano che il cambiamento dipende da ciascuno di noi e che ci aiutano ad immaginare un mondo diverso ed un nuovo futuro in simbiosi con la natura. Ne è uscito fuori un bellissimo film che si chiama Domani, realizzato grazie all’aiuto economico di 10.266 sostenitori che hanno aderito ad una piattaforma di crowdfunding, che tutti dovrebbero vedere. La migliore e più concreta risposta al problema dei cambiamenti climatici che sia stata data fino ad oggi.

Massimiliano Capalbo