Migliaia di tonnellate di ossido d’azoto, derivate dall’esplosione di oltre 2700 tonnellate di nitrato di ammonio, da un paio di giorni, sono in circolazione per il pianeta, spostati dai venti, in attesa di depositarsi sotto forma di nanoparticelle su piante (frutta e verdura) e di essere respirati da animali ed esseri umani. A Beirut, nei giorni scorsi, mezza città è stata rasa al suolo per opera degli homo sapiens che ci vivono. Il nistrato di ammonio non è un composto chimico nuovo per il nostro organismo, viene utilizzato a manetta nelle coltivazioni intensive come fertilizzante, ma non ce lo dice nessuno.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha lanciato nessun allarme per la salute, l’Istituto Superiore di Sanità tace, le task force di esperti non propongono nessun lockdown o precauzione, i media non scomodano nessun esperto. La Scienza latita. Eppure mai come nei prossimi giorni sarà utile indossare le mascherine (quelle serie non quelle che vediamo in giro) per evitare di respirare (o meglio ridurre nei limiti del possibile) la quantità di nanoparticelle inalabili che sono in viaggio per il globo terracqueo. Perché il mondo è rotondo e gira ma noi non la sappiamo. Perché tutto è connesso ma noi non lo sappiamo. Pensiamo sia un problema di Beirut, di Fukushima, di Wuhan, di Cernobyl, di un posto sempre lontano da noi.
Non è il primo disastro compiuto dall’uomo nella sua (tanto breve quanto deleteria) storia ma è stato tra quelli più mediatici, perché è stato ripreso con i telefonini. Vedere l’onda d’urto dell’esplosione espandersi per la città radendo al suolo tutto quello che trovava sul proprio cammino ha dato l’idea della nostra capacità distruttiva e anche della nostra idiozia. D’altronde siamo un’umanità in fase di regressione cerebrale, la nostra intelligenza grazie alle nuove tecnologie sta diventando sempre più primitiva. Non comprendiamo più il significato di un testo scritto, abbiamo bisogno del disegnino, delle immagini per capire.
Siamo stati gli ultimi a comparire su questo pianeta e saremo i primi a scomparire, ormai sembra una certezza. Un’umanità sempre più spaventata da ciò che la circonda (a partire dalla natura) non si rende conto che l’unico vero pericolo è rappresentato da se stessa.

Massimiliano Capalbo

Durante gli “anni di piombo”, quelli del terrorismo italiano, una volta Pannella ebbe a dire che il terrorismo sarebbe cessato quando i partiti avessero cessato di utilizzarlo. Non intendeva ovviamente affermare che i partiti politici manovravano i terroristi, ma che gli attentati terroristici venivano usati dai partiti per la loro propaganda, ogni attentato veniva “lavorato” politicamente in modo da accrescere il proprio consenso elettorale (il bisogno di sicurezza, la paura…) o minare quello dell’avversario (l’odio per chi si additava come prossimo ai terroristi…). Giusto o sbagliato che fosse, sta di fatto che la fine del terrorismo in Italia ha coinciso con la fine del suo uso partitico. Difficile stabilire quale sia cessato prima.
Temo che qualcosa di analogo possa oggi accadere con la pandemia. La pandemia esiste, come esisteva il terrorismo, ma ci sono governi che sembrano usarla a scopo politico, appena ne hanno bisogno ne rilanciano l’esistenza e la drammatizzazione: è di ieri la notizia che a Hong Kong sono stati eliminati dalle liste elettorali per le prossime consultazioni i leaders delle proteste degli scorsi mesi, “sono criminali” ha detto un portavoce di Pechino e sono scattati molti arresti.
Oggi giunge la notizia che le elezioni sono rinviate al prossimo anno, la pandemia non consente di effettuarle nel prossimo settembre.
Di fatto la pandemia ha eliminato la più grossa difficoltà che il governo di Pechino aveva incontrato in questi ultimi anni: un fiume di proteste democratiche che non era riuscito ad arginare in alcun modo. Anche Orban ed Erdogan hanno usato la scusa del virus per modificare a proprio vantaggio i poteri di cui dispongono. Ce ne sono altri, in Europa e nel mondo.
E’ quanto aveva paventato, a inizio pandemia, il comunicato dell’agenzia ONU per i diritti civili in cui, per bocca della Bachelet, si invitavano i governi a non utilizzare la pandemia per accrescere i propri poteri, appello ovviamente inascoltato perché tutti i governi hanno vantaggi ad esercitare il potere in situazione di emergenza e con legislazioni ad hoc.
Insomma sta nascendo nel mondo una “politica della pandemia” che è parallela alla sua gestione sanitaria; le due cose si intrecciano e questo rende più difficile scorgere la fine della pandemia.

Giuliano Buselli

Ad Amantea i cittadini hanno riacquistato la vista dopo decenni di cecità, al punto tale che adesso vedono anche oltre l’invisibile. Quando il 14 dicembre del 1990 (cioè 30 anni fa) sulla spiaggia di località Formiciche si arenò la nave Jolly Rosso, con una stazza lorda di 2.307,86 tsl, una lunghezza di 100,7 metri e una larghezza di 16, nessuno si accorse di nulla. La nave, sospettata di trasportare rifiuti pericolosi, e pertanto soprannominata la nave dei veleni, venne demolita su luogo un anno dopo e il suo contenuto radioattivo sepolto nell’alveo del fiume Oliva, ma nessuno battè ciglio. Da decenni in quel territorio si continua a morire di tumore ma non si era mai vista una reazione (per intensità e rapidità) paragonabile a quella che si registra, invece, in questi giorni per l’arrivo in città di un gruppo di extracomunitari risultati positivi al Covid-19. La popolazione si è improvvisamente risvegliata, percependo alla stregua di un veggente un pericolo che in confronto a quello certo, che da anni sta decimando la popolazione, risulta alquanto ridicolo e improbabile. E’ proprio vero che vediamo con i nostri pregiudizi invece che con i nostri occhi. Chi abita vicino alla struttura che ospita gli extracomunitari racconta, ai numerosi giornalisti che si sono avventati sulla notizia, con il piglio del secondino che vigila sui carcerati e con dovizia di particolari, gli spostamenti che questi ragazzi hanno fatto da quando sono arrivati ad oggi. Nessuna testimonianza all’epoca, invece, aiutò gli investigatori nel comprendere dove fossero stati sotterrati i rifiuti pericolosi, nessuno aveva visto nulla. Che strano.
Ottenere una reazione così rapida ed efficiente in Calabria da parte di una qualsiasi comunità, a tutela di se stessa e della propria incolumità, non è cosa da poco, si tratta di una notiziona. Da secoli gli abitanti di questa regione, infatti, si comportano da sudditi e vengono puntualmente trattati come tali perché è nota la loro remissività e incapacità di coalizzarsi per raggiungere obiettivi comuni. Ne erano così certi gli organizzatori di questo trasferimento di immigrati che non hanno nemmeno ritenuto doveroso avvisare i cittadini, pare che neanche la governatrice Santelli abbia saputo nulla (anche perché in Calabria non c’è mai). D’altronde se è possibile smontare una nave, in pieno giorno, sotto gli occhi dei residenti e nasconderne il contenuto senza che battano ciglio, figurarsi se non è possibile introdurre nottetempo qualche decina di immigrati, avranno pensato. E invece no. E’ scoppiato il putiferio. Anche perché è facile fare i forti con i deboli, ci vuole invece un certo coraggio per reagire al prepotente di turno. Come mai, dunque, ad Amantea si registra una risposta così efficiente? Chi è il regista che sta guidando così bene questi attori? Lo capiremo col tempo. Per il momento il film è solo alle prime battute.

Massimiliano Capalbo