L’estate volge al termine e così anche quel periodo dell’esistenza, della maggior parte degli italiani, da dedicare necessariamente alle vacanze. Uno dei due pit stop consentiti alle nostre esistenze post-moderne nel corso dell’anno sta per terminare, il prossimo sarà a Natale. Occorre fare un bel respiro profondo per tornare in apnea. Mentre i villeggianti tornano al tran tran quotidiano i borghi, i paesini, i piccoli centri, scenario per poche settimane della qualsiasi, si svuotano, chiudono e vanno in ferie.
E’ un rito che si ripete da tanto, troppo tempo. Finite le sceneggiate (feste, sagre, spettacoli, manifestazioni, concerti etc.) si abbassano le saracinesche e cala il sipario sui vari teatrini allestiti per celebrare il “come sarebbe bello se fosse vero”. Dopo aver trascorso l’estate a raccontare che il futuro sono i centri storici, il cibo genuino, il ritmo lento, il panorama suggestivo, la natura incontaminata, tutti tornano allo smog, al rumore, al caos, alla frenesia quotidiana. Pochi, ma sempre più in aumento, quelli che decidono di fare sul serio, di passare dalle parole ai fatti, di cambiare veramente la propria vita abbandonando tutto questo e operando per far si che il sogno diventi realtà. Gli altri, invece, sono nuovamente in fila ad attendere il proprio turno, di partecipare al concorso, al colloquio di lavoro, di attendere la graduatoria, di mettersi al servizio di altra gente, di altri territori, perchè il nostro non vale nulla e non riusciamo a vederlo senza la lente che i media ci hanno costretti ad indossare.
Da un lato contribuiamo, seguendo le false credenze che circolano di cervello in cervello, allo spopolamento, all’abbandono e al deprezzamento di questi luoghi che, ovviamente, non essendo vissuti sono destinati all’oblio e dall’altro consentiamo, con le nostre scelte quotidiane, di rafforzare il modello dominante, quello che poi in quei quindici giorni di vacanza nei dialoghi con amici e conoscenti critichiamo, additandolo come responsabile della nostra infelicità. Ma non esiste felicità senza sacrificio, non esiste sicurezza senza libertà. Il futuro è proprio in questi luoghi, ma non si compra già confezionato al supermercato, si costruisce giorno per giorno al costo di enormi sacrifici.
La verità è che non leghiamo più i nostri destini a quelli dei luoghi dove siamo nati e dunque, come noi, anch’essi sono destinati all’infelicità. Quando il mio destino non coincide con quello del luogo allora in quel luogo è possibile lasciar fare di tutto, quel luogo diventa sprovvisto di guardiani e facile preda del primo violentatore. Serve a poco lamentarsi di come sono ridotti, di come chi ci vive sia incivile, di come non siano capaci di rinascere o di dare prospettive di lavoro, perchè sono le persone che cambiano i luoghi e non i luoghi a cambiare le persone. Le storie che raccontiamo da anni su Ereticamente dimostrano questo, che chi ha avuto a cuore il destino del proprio territorio ha agito e l’ha trasformato regalando un futuro a se stesso e al resto della comunità.
Spesso chi abbandona il luogo natio alla ricerca dell’Eldorado da qualche altra parte dopo un pò di tempo è costretto a ricredersi, a tornare e ad ammettere (sottovoce) che si sbagliava, perchè il paradiso non è su questa terra. Noi, al massimo, possiamo solo contribuire a far si che non si trasformi in un inferno.

Massimiliano Capalbo

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