Come con i funghi

Un anticipo di autunno in Sila c’è stato, quest’anno, già ad agosto e il raccolto di funghi da allora è stato abbondante e continua ad esserlo. Mi capita spesso, per le attività che svolgo, di avere a che fare con i cosiddetti “fungiari” (i cercatori di funghi) e quando osservo i loro comportamenti riconosco, quasi sempre, gli stessi che ciascuno di noi adotta nella quotidianità. C’è più di un parallelismo, infatti, tra il nostro atteggiamento nei confronti della vita e degli altri e il modo in cui andiamo in cerca di funghi.
Innanzitutto non sappiamo di cosa parliamo. Non sappiamo cos’è un fungo, come vive e qual è la sua funzione all’interno di un bosco. La maggior parte delle persone non sa, ad esempio, che i funghi non appartengono nè al regno animale nè a quello vegetale bensì al regno degli insetti perchè, come gli insetti, nelle loro cellule contengono una sostanza, la chitina, che non è contenuta nelle piante. Sono i più grandi organismi viventi esistenti sul pianeta e, se lasciati vivere per decenni, possono raggiungere dimensioni di ettari (prevalentemente attraverso le ife, le loro sottilissime radici). Peter Wolleben, guardia forestale tedesca di grande esperienza, ci racconta che i funghi sono i migliori partner degli alberi perché le loro radici (dette miceli) penetrano nelle radici degli alberi aiutandoli ad assorbire sostante nutrienti che gli alberi, da soli, non riuscirebbero ad assorbire. Le loro radici sono come delle extension per gli alberi. I funghi sono dei consulenti straordinari degli alberi: ascoltano i loro bisogni; producono ormoni vegetali che regolano la crescita cellulare degli alberi; filtrano i metalli pesanti presenti nel terreno potenzialmente dannosi per le radici degli alberi; respingono batteri e altri funghi pericolosi per gli alberi. In cambio chiedono una bella percentuale di zuccheri (quasi un terzo della produzione) che gli alberi ricavano dalla fotosintesi, visto che i funghi non possono effettuarla. Un esempio straordinario di simbiosi e di partnership naturale. Senza funghi un bosco è più debole ed esposto alle avversità della vita. Se conoscessimo i funghi (e gli altri organismi presenti nel sottobosco) non prenderemmo a calci quelli velenosi e non rastrelleremmo il sottobosco come dei moderni Attila. Analogamente, nella vita di tutti i giorni, la nostra ignoranza ci conduce a fare scelte e a compiere azioni prive di senso. Crediamo di sapere, di essere competenti, ma siamo sempre lì a registrare i nostri fallimenti quotidiani e agiamo senza tenere conto dell’eco-sistema (umano, animale e vegetale) che ci circonda.
Trovare funghi, al contrario di quello che raccontano i cosiddetti “esperti” e di quello che si pensa, non richiede particolari abilità. Andare a funghi, come tutte le attività umane, richiede esperienza per valutarne la commestibilità, certo, ma la ricerca in sè non richiede particolari capacità. Da qui il detto: spuntano come i funghi. “Ci piace vincere facile” per citare un noto slogan pubblicitario, ottenere risultati col minimo sforzo. I funghi ci sono donati in abbondanza dalla natura, quando le condizioni climatiche sono favorevoli, senza chiedere nulla in cambio. Un pò come la nostra vita donataci gratis senza una contropartita e considerata da tutti noi non un dono ma qualcosa di dovuto, per meritarci il quale non occorre fare sacrifici. Eppure i cercatori di funghi millantano grandi capacità e grandi meriti per essere riusciti a riempire i loro panieri.
La raccolta è quasi sempre caratterizzata dall’ingordigia e dalla predazione, il bosco è considerato un luogo da saccheggiare. Nulla deve essere lasciato agli altri, anche i funghi più piccoli vengono portati via pur di non lasciare nulla al prossimo. Occorre alzarsi presto la mattina per andare a funghi, chi arriva prima ha più probabilità di trovarli e di tornare a casa con un bottino più consistente di quello degli altri. La competizione è l’atteggiamento principale che caratterizza i cercatori, così come nella vita di tutti i giorni caratterizza quello della maggior parte della gente che agisce nel mondo del lavoro e delle relazioni sociali. Se non sei abbastanza furbo rischi di rimanere col cestino vuoto. Mai rivelare il luogo dove sono stati trovati, mai condividere le proprie conoscenze con gli altri. E’ l’atteggiamento tipico di chi vive nella paura, senza fiducia negli altri e nel futuro, di chi non crede in se stesso, di chi è prigioniero delle proprie fobie e dei propri fantasmi. Occorre ottenere tutto e subito perché del domani non v’è certezza e nemmeno fiducia.
Nessuno fa nulla per tutelarne o favorirne la riproduzione. La raccolta è spesso insostenibile, si va in cerca di funghi armati di buste di plastica invece che di panieri, impedendo alle spore di propagarsi nel bosco e quindi riducendo le possibilità di riproduzione degli stessi. A questo si aggiungono i disboscamenti senza criterio che riducono il microclima all’interno dei boschi e quindi le condizioni favorevoli perché i funghi possano riprodursi. L’inquinamento, il calpestio e l’inosservanza delle regole, volte alla tutela degli stessi, fanno il resto. Lo stesso avviene nella vita di tutti i giorni, la maggior parte delle persone non fa nulla per migliorare l’ambiente nel quale vive e opera, la nostra apatia permette il suo progressivo degrado, il nostro atteggiamento non è volto a sostenere o coltivare gli esempi virtuosi accrescendone la propagazione. Le risorse del territorio vengono costantemente saccheggiate, inquinate e il mancato rispetto delle norme favorisce episodi di criminalità e degrado.
Insomma ci comportiamo con l’ambiente e con gli altri proprio come con i funghi.

Massimiliano Capalbo

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novembre 4, 2018

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