E’ stato deciso che il 4 dicembre i sudditi dello Stato Italiano dovranno recarsi a votare per un Referendum. Il terzo (consecutivo) sovrano non eletto da nessuno, ha fatto partire il processo mediatico che dovrà convincere in pochi mesi milioni di italiani (che fino a qualche settimana fa non ne sentivano alcun bisogno) a recarsi alle urne per fornire una soluzione ad un problema creato da lui stesso e dalla maggioranza dei partitici che lo sostiene.
In una società mass mediatica chi occupa posti di potere sa che se vuole mantenerli deve pilotare le azioni dei cittadini utilizzando astutamente i media, al punto che ormai viene ammesso pubblicamente, senza alcun pudore. Abbiamo una delle Costituzioni migliori al mondo e loro cosa fanno? Ci mettono mano, strumentalizzando e manipolando a fini elettorali senso e significati a proprio vantaggio personale. I loro migliori alleati, i giornalai che lavorano nei media, nei prossimi mesi si prostituiranno per trattare i temi imposti dall’alto e fare da megafono alle loro stupidaggini. Scompariranno improvvisamente temi come la crisi economica, la disoccupazione, la criminalità organizzata, la sanità, la scuola, l’emergenza terremoti, l’immigrazione, per lasciare il posto alla riforma delle riforme quella che, è stato deciso sempre dall’alto, risolverà tutti i nostri problemi. Ma è solo l’ultima in ordine di tempo, fallita questa ne prefigureranno un’altra. E’ un pò come il ponte sullo stretto, occorre sempre prospettare un nuovo miraggio per muovere le folle e spostare consensi. Si stanno formando le fazioni, le tifoserie, i comitati pro e contro, per convincerci a schierarci, a dividerci, a contrapporci per l’ennesima volta sul nulla e portare a casa il nulla, perdendo di vista l’essenziale. Ci costringono a scegliere, costruiscono bivi di fronte ai quali ci impongono di fare una scelta facendoci sentire in colpa nel caso decidessimo di tirarci fuori.
Fanno leva sulle nostre paure. Sanno che siamo sempre alla ricerca di un’autorità a cui sottometterci, sotto la cui ala protettiva rifugiarci. E quando cominciano a percepire il nostro disamore tirano fuori parole come “istituzioni”, “democrazia”, “leggi”, “Stato”, per intimorirci e farci sentire piccoli e impotenti. Cresciamo e veniamo istruiti in questo senso per tutto il corso della nostra vita, dunque basta poco per farci tornare nei ranghi. Da piccoli sono i genitori, poi i professori, poi il sacerdote, poi il politico, poi il datore di lavoro, e via via assoggettandoci. Si sono allontanati dalla natura e dall’autenticità e si sono rifugiati in astrusi giochi di potere e linguistici dove contano l’abilità e la furbizia e non l’affidabilità e la saggezza e attraverso le “infrastrutture della democrazia” continuano a manipolare le nostre vite, distraendoci e deviandoci. Le “istituzioni” sono diventate costruttori di bivi e generatrici di problemi che aggiungono a quelli di una società già molto complessa.
Per risolvere problemi complessi occorrono soluzioni semplici che sono già contenute nei problemi. Per intravederle occorre analizzare a fondo i problemi, entrandoci dentro, togliendo le lenti ideologiche attraverso le quali siamo abituati a guardarli. I problemi non possono essere risolti in condizioni di schiavitù interiore. Quando c’è libertà interiore c’è semplicità. Quando c’è libertà interiore c’è sicurezza, c’è consapevolezza, c’è soluzione.
Scriveva Jiddu Krishnamurti: “Ciò che è importante, sicuramente, è essere consapevoli senza scelta, poichè la scelta dà luogo al conflitto. Chi sceglie è in uno stato di confusione, perciò sceglie; se non è in confusione, non esiste scelta. Solo una persona confusa sceglie cosa farà o non farà. Chi è limpido e semplice non sceglie; ciò che è è.”

Massimiliano Capalbo

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