padaniaL’Italia è al 67esimo posto nell’indice sulla percezione della corruzione, che viene stilato ogni anno dall’organizzazione non governativa “Transparency International”.
Il procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia, nella sua relazione alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario ha affermato: “Si nota una rimarchevole diminuzione delle denunce che potrebbe dare conto di una certa assuefazione al fenomeno verso una vera e propria ‘cultura della corruzione’”.
Dati del genere fugano ogni dubbio e portano tutti ad effettuare la seguente diagnosi: l’Italia è un Paese malato di corruzione.
Di fronte ad una patologia di questa gravità urge trovare un rimedio, una cura, un pò come farebbe un qualsiasi medico. Ma l’Italia non ha bisogno di un medico qualsiasi, ha bisogno di un bravo medico che come tutti i bravi medici non si sognerebbe mai di curare tutte le persone allo stesso modo ma effettuerebbe la diagnosi sulla base della storia della salute del singolo paziente considerando l’ambiente, lo stile di vita, l’età, la predisposizione genetica del malato.
La Corte dei Conti ha individuato nella confisca e nel riutilizzo sociale dei patrimoni sottratti ai corrotti, nell’adeguamento dei nostri codici alle leggi internazionali anticorruzione (la ratifica, ad esempio, della Convenzione europea di Strasburgo sulla corruzione, già da tempo sottoscritta dall’Italia ma ancora non ratificata) e nelle intercettazioni telefoniche, alcuni strumenti per contrastare la corruzione, certamente utili ma che, se non affiancati da adeguate strategie politiche, si tradurrebbero in una lotta contro i mulini a vento.
La politica dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) essere quel medico in grado di individuare le cause che originano le malattie sociali e, solo successivamente, prescrivere la giusta cura. Ma oggi, quando non diventa uno dei fattori patogeni della malattia (una delle cause), risulta incapace di prospettare cure valide e spesso si limita a somministrare palliativi, per mostrare una parvenza di attenzione agli occhi dell’opinione pubblica col solo scopo di aumentare il consenso elettorale. Il quotidiano della Lega Nord, ad esempio, il partito che aveva fatto della lotta alla corruzione una delle sue ragioni fondanti, qualche giorno fa titolava: “Corruzione, ci salva solo la riforma fiscale” che equivale un pò a proporre di curare un tumore in metastasi con l’aspirina. In realtà le cure che andrebbero applicate sono ben altre perchè altre sono le cause.
Il vero motivo per cui l’Italia è diventato uno dei Paesi più corrotti al mondo è individuabile nella perdita del suo ethos creativo. “L’ethos – ci ricorda Richard Florida – è l’insieme delle idee o lo spirito di una cultura, è ciò che da forma allo spirito della nostra epoca, è l’impegno di tutti noi verso la creatività, nelle sue varie manifestazioni“. L’aumento del livello di corruzione, nel nostro Paese, è strettamente connesso alla diminuzione della capacità creativa dei suoi abitanti. Chi l’avrebbe mai detto che il Paese che ha dato i natali a Leonardo Da Vinci si sarebbe ridotto così?
La corruzione si insinua soprattutto nel mondo degli affari perchè è l’unica arma a disposizione rimasta per battere i concorrenti. Quando, in una gara d’appalto, non sei in grado di differenziarti rispetto ai concorrenti, di innovare, di posizionarti in maniera differente e quindi di competere sulla base della qualità e delle peculiarità del tuo prodotto/servizio, hai due armi a disposizione per battere lo sfidante: svenderti, abbassando il prezzo e la qualità della tua proposta, oppure ricorrere alla raccomandazione che quasi sempre sfocia nella corruzione. Il favore in cambio della mazzetta. L’amicizia al posto delle competenze. La schiavitù invece della libertà. Le persone competenti e appassionate non hanno bisogno di raccomandazioni, le imprese innovative non hanno bisogno di mazzette, è il mercato, quello vero, a premiarle.
In questo falso libero mercato in cui le aziende si trovano ad agire, popolato da capitalisti senza capitali, senza idee e capacità di innovare, drogato dai fondi perduti, non c’è spazio per la creatività ma solo per la corruzione. Ecco perchè tutte le terapie fin qui proposte non serviranno a rallentare la malattia ma, semmai, ad aggravarne le conseguenze.

Massimiliano Capalbo

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