Giunse l’anno 2011 e con esso la scintilla della rivoluzione dal basso. In ogni dove, giovani di razze e religioni diverse, di estrazioni e culture differenti adoperavano la rete internet per comunicarsi il loro disagio e per organizzare la protesta.
Egitto, Tunisia, Libia, Yemen, Siria furono i primi paesi ad essere travolti.
Poi, come già fu per l’avanzata araba, dallo stretto di Gibilterra la protesta emigrò in Europa. Ancora una volta, la vecchia e civile Europa veniva contaminata dalla cultura e dalla voglia di condivisione delle popolazioni arabe.
Ricordo, fu un tempo entusiasmante. Gli occhi di quei giovani ardevano di passione. Le loro voci si innalzavano contro la dittatura della politica dei partiti unici, del pensiero monolitico. Si percepiva la fine del “vecchio” e l’inizio di un nuovo corso, i cui contorni non erano ancora ben chiari ma la cui vigoria riluceva ineluttabile dalle parole di speranza ed impegno di quelle giovani leve.
Che incredibili momenti!
La gioia era palpabile. L’entusiasmo a mille.
Proprio in quei giorni di giubilo e lotta, i semi della censura stavano germogliando silenziosamente.
L’Authority emanò la Regola (che in seguito fu definita “l’Editto”). I siti che contenevano materiale protetto dalla Legge dovevano essere chiusi. Senza processo. Senza clamore. Senza difesa.
Iniziarono, così, le delazioni, le denunce anonime. Sembravano provenire dal nulla ma erano sufficienti a giustificare la chiusura di un sito, di un blog o di un social network.
Il giornalista impegnato, il reporter indipendente, il free-lance, il cittadino indignato. Tutti costoro vennero colpiti dalla scure dell’Authority e non poterono più diffondere le verità che distribuivano attraverso le pagine dei loro siti.
Censura. Ostracismo mediatico. Oscurantismo.
E tutto nel più completo silenzio, mentre i ragazzi erano ancora nelle piazze a gridare la loro rabbia e proclamare i loro diritti.
Nel contempo, il principale diritto, quello di esprimere liberamente la propria opinione veniva affossato senza colpo ferire.
Non la Costituzione, né una legge, non un diritto fu mai cancellato o abrogato. Semplicemente, l’Authority si arrogava la facoltà (discrezionale, insindacabile e potestativa) di chiudere ogni sito su cui si sospettasse la presenza di materiale protetto dalla Legge.
Per sciocca che fosse, la disciplina regolamentare non cancellava la Costituzione e nessuna legge. Così nessuno se ne avvide. Nessuno di noi, ubriachi di libertà nelle piazze del mondo, si accorse che ci stavano togliendo la libertà di parola.
I Delatori si misero subito in moto. Migliaia di siti o pagine web furono segnalate e chiuse. Senza contraddittorio, senza possibilità di difesa.
Così finì l’anno della rivoluzione.
Oggi, dieci anni dopo quel tempo, scrivo grazie al sostegno di una rete di Hacker che ha realizzato una piattaforma libera, the Last Island. È il loro coraggio che mi consente di raccontare le gesta di coloro che sognavano un mondo migliore, ragazzi a cui tolsero di nascosto la libertà.

Nuccio Cantelmi

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