Se si vuol capire cosa sta succedendo e cosa succederà a Taranto nei prossimi mesi e anni è sufficiente andare a fare una passeggiata a Crotone. Sabato 9 novembre, in un incontro pubblico dal titolo “Veleni senza bonifica”, l’ingegnere Vincenzo Voce dell’associazione “La Collina dei veleni” e Tina De Raffaele dell’Associazione “Io ci metto la faccia” ce l’hanno spiegato molto chiaramente. Hanno raccontato al numeroso pubblico presente cosa lasciano sul territorio, quando vanno via, le multinazionali che, in accordo con lo Stato, hanno realizzato (e purtroppo ancora realizzano) grandi complessi industriali. Una scelta bipartisan quella di Crotone, che ha visto d’accordo tutti, destra, sinistra, centro (e oggi anche il M5S per quanto riguarda Taranto). Negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso si stabilì che bisognasse favorire lo “sviluppo” del Sud attraverso ingenti investimenti per la creazione di industrie che avrebbero dovuto produrre “ricchezza” e “benessere”. Memorizzate bene queste tre parole: sviluppo, ricchezza e benessere, perché sono quelle attraverso le quali alcuni territori del Sud come Taranto, Crotone, Praia a mare, Gioia Tauro, Augusta, Brindisi, per fare solo alcuni esempi, si sono lasciati abbindolare dal miraggio della scorciatoia verso la felicità.
Gli anni ’60 furono gli anni del boom economico, quelli che videro la nascita, in particolare al Nord, delle industrie. Da lì cominciò a diffondersi nel paese l’idea (che permane ancora oggi) che tutto il territorio dovesse uniformarsi all’unico modello imperante, che dovesse attrezzarsi allo stesso modo, che la corsa verso gli armamenti industriali dovesse interessare senza distinzioni tutte le regioni italiane. Parallelamente cominciò a circolare la convinzione, tra i meridionali innanzitutto, che il Sud fosse sbagliato, arretrato, poiché diverso dal Nord, che dovesse in qualche modo assomigliargli.
Con la delibera del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica che predispone gli indirizzi della politica economica nazionale) n. 1 del 28 gennaio 1971 venne approvato il programma di investimenti industriali da realizzare (in gran parte con soldi pubblici) con l’obiettivo di realizzare in totale 15 mila posti di lavoro in Calabria (di cui 250 con la Pertusola di Crotone) e 25 mila in Sicilia. Il provvedimento del governo che darà seguito a queste decisioni passerà alla storia come il “Pacchetto Colombo” dal nome dell’allora capo del governo Emilio Colombo, un meridionale di Potenza, esponente di spicco della Democrazia Cristiana. Tra i grandi provvedimenti per il Mezzogiorno, varati da questo nostro illustre rappresentante, spiccano anche l’impianto Liquichimica Biosintesi di Saline Joniche, in provincia di Reggio Calabria, il quale fu chiuso fortunatamente, a pochi mesi dalla sua inaugurazione, a causa della pericolosità dei mangimi prodotti. E’ opinione diffusa che il “Pacchetto Colombo” fosse stato sollecitato dalle rivolte di Reggio Calabria che in quel periodo scoppiarono nella città calabrese ma i documenti attestano (e gli storici hanno appurato) che si trattava di decisioni già prese precedentemente. Parlò di “necessità inderogabile” in riferimento all’industrializzazione della Calabria anche un altro illustre rappresentante del Meridione, Giuseppe Reale, originario di Maratea, nel corso di un intervento sui fatti di Reggio alla Camera dei Deputati, il 30 settembre del 1970.
A distanza di 67 anni (dal 1932 anno di entrata in funzione al 1999 anno di cessazione della produzione della Pertusola) sul territorio di Crotone restano solo disoccupazione e inquinamento. Mentre la prima dura solamente da 20 anni ed è possibile porvi rimedio, il secondo interesserà almeno altre tre generazioni di crotonesi che si ammaleranno e dovranno convivere con questo mostro. Ci vorranno, infatti, almeno un paio di secoli per smaltire e bonificare un’area di 80 ettari su cui sono state riversate, per 67 anni, centinaia di migliaia di tonnellate di zinco, piombo, cadmio e arsenico per citare solo le principali e più potenti sostanze cancerogene che stanno mietendo, nel silenzio generale, centinaia di vittime a Crotone e non solo. Qui lo scudo penale sollevato nei confronti della Montedison prima e della Syndial oggi può solo far impallidire quello di cui si discute a Taranto in questi giorni. E’ uno scudo fatto di apatia, ignoranza, complicità, malaffare, incapacità, ignavia e riguarda dal primo all’ultimo cittadino crotonese, uno scudo che l’ingegnere Voce, l’unica istituzione attiva al momento sul territorio di cui fidarsi, ha spiegato in maniera molto chiara sabato nel corso dell’incontro.
La partitica deve smetterla di accordarsi con le multinazionali per la creazione di migliaia di posti di lavoro. Se invece di poche aziende con migliaia di lavoratori, create con fondi pubblici (che quando chiudono si trasformano in un’arma di ricatto contro lo Stato), si creassero le condizioni per la nascita di tante numerose piccole e medie imprese autonome, valorizzando le risorse naturali, artistiche, culturali, agricole, turistiche, artigianali presenti sui territori e in completo stato di abbandono, non ci troveremmo ad assistere a queste patetiche sceneggiate in cui gli attori si azzuffano sui dettagli invece che sulla sostanza delle cose. La capacità del territorio di resistere alle crisi aumenterebbe notevolmente, perché più aziende attive in numerosi e diversificati settori sono meno soggette a subire traumi e più flessibili nel caso di eventuali cambiamenti del mercato rispetto alle grandi imprese focalizzate su un solo segmento. Anche un bambino lo sa. Ma non lo faranno mai perché questo significa liberare i cittadini dal vincolo elettorale e renderli autonomi rispetto al potere partitico, i cittadini a loro volta non possiedono la maturità e la volontà per prendere in mano la propria vita, preferiscono recitare il ruolo di vittime e dunque il teatrino potrà continuare. Ma per quanto ancora?
L’area della Pertusola di Crotone (ma anche quella dell’Ilva Taranto) andrebbe messa in sicurezza (parlare di bonifica è possibile ma richiederà secoli e certamente non nei termini che propone la Syndial, che sta tentando ovviamente di risparmiare sui costi e di riversare sulla collettività il costo della bonifica, perché oltre al danno c’è anche la beffa) e dovrebbe diventare un simbolo della stupidità dei calabresi (e dei meridionali in generale). Almeno il sacrificio dei crotonesi che sono morti fino ad oggi, servirebbe a qualcosa. Dovrebbero portarci in visita le scuole nei prossimi duecento anni per spiegare e far capire alle future generazioni cosa significa delegare la propria vita ad un rappresentante partitico, cercare le scorciatoie verso il benessere invocando il posto fisso, non chiedersi quale sarà il prezzo da pagare per ciò che viene offerto con tanta facilità.

Massimiliano Capalbo

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