Come una favola che si avvera: dal male a volte nasce il bene. Non succede tanto spesso, ma succede. A Reggio Calabria, la favola metropolitana tutta da raccontare si intitola “Soleinsieme”. La scritta campeggia tra l’ingresso e la vetrina della sartoria sociale aperta da una cooperativa di donne con alle spalle esistenze, per ragioni differenti, difficili e che hanno deciso, armate della loro abilità creativa, di cucirsi addosso altre vite.
Lo faranno in un locale al piano strada della centralissima via Possidonea, tra il Castello e il Tribunale, in uno stabile appartenuto a Gioacchino Campolo, il re dei videopoker. Un uomo a cui la magistratura ha sequestrato palazzi, opere d’arte, auto di lusso, un patrimonio stimato 330 milioni di euro. Praticamente una finanziaria dello Stato.
La vita di Campolo e quella delle donne della sartoria sociale si sono simbolicamente incrociate davanti al palazzetto di via Possidonea. Così, da un mix impossibile, è venuta fuori una storia tutta diversa. L’effetto è quello del carico di panni in una lavatrice programmata con una centrifuga troppo potente: si entra in un modo, si esce un’altra cosa.
Il locale confiscato, assegnato alla Provincia di Reggio Calabria, avrebbe potuto subire la sorte di altri stabili finiti nel degrado e nell’abbandono e invece è arrivato fin dentro a un meccanismo perfetto: ReActioncity Women. È un progetto che ha viaggiato sulle gambe di due donne: la consigliera di parità della Provincia di Reggio Calabria, Daniela De Blasio e l’ideatrice del percorso di recupero, la professoressa Consuelo Nava.
A loro il merito principale di avere tirato dentro la storia di “Soleinsieme” tutti i soggetti necessari a far sì che l’operazione sia riuscita in tempi record: tre mesi, dalla consegna del bene all’inaugurazione.
Un taglio del nastro partecipato perchè in tanti erano titolati ad esserci, tirati dentro a un’operazione che non può e non deve appartenere a questa o quella istituzione, a questa o quella associazione, è dei cittadini di Reggio Calabria, che la sartoria sociale di via Possidonea devono sentirla come un loro successo.
Soleinsieme è un pezzo di riscatto che passa dalla generosità di Confindustria che ha dato parte dei materiali per i lavori allo stabile; di Confcommercio, disponibile per la formazione delle donne; della casa circondariale di Arghillà, che ha permesso a un gruppo di detenuti di lavorare al cantiere; dell’associazione Agape che ha sostenuto le donne.
Adesso tocca ai reggini far sì che “Soleinsieme” diventi la sartoria della città.
Maria, Teresa, Anna, Rosa…..tutte le donne di Soleinsieme sono lì ad aspettarli con le loro creazioni, i loro lavori, i loro sorrisi. Sono donne abituate a “faticare” non chiedono sostegni economici, vogliono lavoro. Mettetele alla prova. Sono bravissime.

Emanuela Gemelli

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