Dentro la mappa sbagliata

Il Sud non lo vuole raccontare più nessuno perchè si teme il dejavù“. Esordisce così Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, la nota trasmissione di inchiesta di RaiTre che qualche lunedì fa, a firma di Michele Buono, ha mandato in onda un’inchiesta dal titolo “Dentro la mappa” nella quale si è prospettato uno scenario da incubo per il Sud Italia e, in particolare, per la Calabria.
Alla fine lo stereotipo ed il dejavù si sono riproposti tali e quali in questa inchiesta che non ha fatto altro che approcciarsi al “problema”(?) Sud con il solito atteggiamento colonialistico che da centocinquant’anni a questa parte caratterizza il dibattito sullo sviluppo economico del Mezzogiorno.
Secondo Ranucci al Sud c’è una ricchezza che se intercettata potrebbe cambiare il destino di un territorio che sembra maledetto. E quale sarebbe la ricchezza del Sud (e della Calabria in particolare) secondo i giornalisti di Report? Il fatto che possegga il 30% della biodiversità dell’intero continente come ha sottolineato anche Vandana Shiva recentemente ospite di un convegno a Catanzaro? Noooo. Il fatto che vi sia ancora una viva tradizione contadina non interamente assoggettata alle politiche industriali? Noooo. Una biodiversità storica e archeologica tra le maggiori d’Europa? Noooo. Un clima unico che consente la coltivazione di piante (bergamotto e cedro per citarne solo due uniche al mondo) per approvvigionarsi delle quali i migliori acquirenti si mobilitano da ogni parte del mondo? Noooo. La straordinaria varietà paesaggistica, storica ed enogastronomica che consentirebbe di campare di turismo 365 giorni l’anno? Noooo. La ricchezza che il Sud ed in particolare la Calabria non riesce a mettere a frutto, secondo i lungimiranti giornalisti di Report, sono le navi che trasportano merci in tutta Europa che, invece di attraccare a Gioia Tauro, attraccano in Olanda con conseguente perdita economica per il nostro Paese. Nell’indecisione tra ridere o piangere ho scelto di indignarmi e di scrivere che quelle raccontate da Report sono solo sciocchezze, frutto di stereotipi, di pressappochismo, di tentativi di risolvere quello che erroneamente viene considerato problema semplicemente perché non si ha la capacità di vederlo, di riconoscerlo e di comprenderlo.
Per confermare la tesi le telecamere di Report si sono spinte fino al porto di Rotterdam, nel Mare del Nord, su “un pezzo di terra che prima non esisteva, completamente strappato al mare” sottolinea il giornalista nel servizio. In questa frase c’è già il motivo per cui proporre alla Calabria di diventare la nuova Rotterdam è un’idiozia senza precedenti. La Calabria esiste ed è, dal punto di vista ambientale e paesaggistico, un luogo straordinario, unico al mondo e non ha bisogno di costruire nulla per generare valore anche economico, dovrebbe semplicemente mettere a sistema quello che ha già. Non ha bisogno dell’artificio per sopperire alla naturalità come invece gli olandesi e tante altre regioni anche italiane sono costrette a fare. Se gli olandesi avessero le nostre risorse non si sognerebbero minimamente di diventare una rotatoria navale per il transito di merci. Il problema del Sud non è la scarsità di lavoro o di opportunità ma la mentalità perdente che consente di accogliere e rilanciare, senza se e senza ma, proposte come quelle di Report come si sono affrettati a fare qualche giorno dopo il Corriere della Calabria la TGR ed altri. Quando i territori come la Calabria, allevati per decenni all’assistenzialismo, non esprimono idee e progettualità si trasformano in una manna dal cielo per i neocolonialisti, istituzionali e non, che sulla nostra ignavia e incapacità da sempre costruiscono le proprie fortune. Una terra considerata “un problema” genererà sempre proposte simili, proposte semplici “sulla carta” da realizzare per rimuovere il problema, non per risolverlo. Oppure per sfruttarlo a proprio vantaggio, le sfortune (leggi incapacità) di taluni hanno sempre rappresentato le fortune di altri.
E’ quello che è accaduto dagli anni in cui si è avviato il processo di industrializzazione forzata del Sud Italia fino ad oggi che ha generato la Pertusola di Crotone, la Marlane di Praia a Mare, la centrale a Carbone di Rossano fino ad arrivare al Porto di Gioia Tauro. Se i residenti non si pre-occupano del proprio territorio lo faranno altri e non saranno particolarmente attenti alle loro esigenze.
Pensare di trasformare un luogo come la Calabria in uno snodo di merci coincide con una visione miope e retrograda che non tiene conto dei cambiamenti che stanno avvenendo anche nel settore dei trasporti e delle merci. Con la rivoluzione delle stampanti 3D, ad esempio, per quanto tempo ancora sarà necessario trasportare le merci? Realizzare infrastrutture come strade, ponti e stazioni che impatto ambientale e paesaggistico avrà, in proporzione anche ai tempi di costruzione in un paese come l’Italia (in cui i lavori durano decenni e devono pagare il pizzo alle varie mafie), e una volta che il business sarà terminato (perchè terminerà) cosa resterà alle popolazioni? E’ un film già visto che solo quelli con la memoria corta o in malafede non possono ricordare.
La redazione di Report questa volta ha sbagliato mappa, non si trattava della Calabria.

Massimiliano Capalbo

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