Se l’Italia fosse un parco si potrebbe chiamare Egolandia. Non passa giorno, infatti, e non esiste ambito che non sia ostaggio dell’ego di qualcuno. La politica in prims, l’imprenditoria, l’arte, la scienza, l’istruzione non si salva nessun settore della società, dinnanzi a tutto c’è lo strabordante egocentrismo di qualcuno.
L’egocentrismo è, ovviamente, inversamente proporzionale allo spessore di chi lo esercita. Più l’essere è mediocre e più tende ad accrescere il proprio ego. E’ una delle tante manifestazioni della paura, il sentimento più diffuso in una società da tempo smarrita, senza più identità e visione, come quella italiana.
I modelli proposti dai media in ogni ambito sono sempre più privi di stile, di classe, di serietà, di savoir-faire, tracotanti di arroganza e maleducazione. Questo non significa che non esistano più nella società, semplicemente non vengono portati a modello, non sono sotto i riflettori e quando lo sono vengono derisi.
In una società di egocentrici il giudizio degli altri diventa estremamente importante. E, in effetti, la stragrande maggioranza degli egocentrici è sempre attenta ai giudizi ed ai commenti degli altri, vive in funzione di essi, è schiava del giudizio degli altri. E la reazione a questi giudizi o commenti è rabbiosa, violenta, soprattutto se non corrispondono all’immagine che si aspira ad avere di sé. Chi è schiavo di ciò che pensano gli altri non sarà mai libero di agire e le sue azioni non faranno altro che confermare il pre-giudizio del giudice di turno. E il giudice di turno oggi sono i media. La profezia, così, si autoavvera, perché tutto è potenzialmente realizzabile se qualcuno ci crede, sia in positivo sia in negativo, ce lo insegna la fisica quantistica.
Chi è concentrato sull’agire e sul pensare altrui non potrà mai avere un pensiero e un’azione propri, originali, innovativi, liberi dagli schemi consolidati. Potrà semplicemente scegliere (per paura) la strada meno rischiosa, la più banale, la scorciatoia, per timore di confermare il pre-giudizio emesso dal giudice di turno, non sapendo di essere già caduto nella trappola. Ecco perché il nostro Paese non riesce più a creare novità e sembra impantanato nel passato che si ripropone quotidianamente sotto forma di dichiarazioni, atti, atteggiamenti, scelte, pensieri.
In una società di egocentrici l’ipocrisia regna sovrana, in pubblico si viene elogiati (soprattutto se si teme l’altro), in privato ovviamente derisi e denigrati.
Le persone realizzate, quelle che hanno cambiato il mondo, ci hanno dimostrato con la loro storia di non aver mai avuto paura del giudizio degli altri. Anzi, ad un certo punto hanno adottato la sfida come strategia vincente. Una sfida con se stessi, innanzitutto, capace di migliorare il proprio essere, il proprio agire e di conseguenza il proprio fare.
L’ultima illusione in ordine di arrivo, diffusa dai media, è quella di far credere che il successo possa rappresentare una medicina, un rimedio contro la propria mediocrità, le proprie sofferenze, le proprie frustrazioni, i propri malesseri. L’apparente e momentaneo successo di qualcuno viene considerato un punto di arrivo, un esempio da imitare, una prova delle proprie capacità e della validità assoluta delle proprie scelte. Mi fanno pena e tenerezza, allo stesso tempo, questi poveri illusi, sono solo delle marionette in mano ai media, verranno usati finchè faranno comodo e poi verranno gettati via tra i rifiuti della società, come la storia ci insegna. Chi pensa di essere uno sfigato, un povero, un incapace, lo sarà conseguentemente nella postura, nel tono di voce, nell’abbigliamento, nello sguardo, in tutto quello che farà, la comunicazione non verbale svelerà e contraddirà tutto quello che con le parole potrà affermare, non sarà credibile.
Chi ha un intento e una visione chiari non si preoccupa di controllare tutto, lascia i dettagli del “come” fare all’imprevedibile campo quantistico di energia che ci circonda. Questo atteggiamento richiede fiducia nella vita, nella saggezza dell’universo, qualità che le persone spaventate, ovviamente, non possiedono.
La stragrande maggioranza degli esseri umani, invece, ha paura dell’ignoto, desidera controllare il futuro e così facendo non fa altro che ricreare le condizioni del passato nel quale si ritroverà puntualmente impantanata.

Massimiliano Capalbo

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