Essere eretici

Il termine “eresia” deriva dal greco αἵρεσις, haìresis derivato a sua volta dal verbo αἱρέω (hairèō, “afferrare”, “prendere” ma anche “scegliere” o “eleggere”). In origine, dunque, eretico era colui che sceglieva, colui che era in grado di valutare più opzioni prima di posarsi su una. (da Wikipedia).
Oggi può considerarsi eretico chi sfida lo status quo. E’ eretico chi non crede, chi non riesce ad accettare ciò che viene spacciato come dogma o verità assoluta. L’eretico è sempre alla ricerca di una sua verità, non si accontenta di facili definizioni o di schemi predefiniti. Essere eretici è un metodo di vita. Essere eretici impone di scavare dove ci dicono che non c’è nulla da scavare, di parlare quando tentano di zittirci, di sollevare le coperte della (dis)-informazione main stream. Ma, soprattutto, essere eretici oggi vuol dire: condividere, partecipare, appassionarsi. Vivere. Ecco le parole magiche in tutta la loro potenza evocativa: condivisione, partecipazione, passione. E, prima di tutto, ricerca. Essere eretici richiede impegno, sia in pubblico sia in privato. Significa esporsi e presentare le proprie idee. Un eretico, infatti, deve crederci. E’ colui che, più di chiunque altro, mette in discussione lo status quo, osa essere straordinario, si impegna a fondo e non si limita a timbrare il cartellino, perché ha fiducia nelle proprie idee. In un mondo di pecore molto istruite e pronte a seguire il gregge, vince chi riesce a non omologarsi. Esiste un metodo per attuare un cambiamento senza finire bruciati vivi sul rogo? Si, basta crederci. Se ci credi anche tu allora puoi cominciare a pensare ed agire ereticamente.
Nella lotta tra due idee non vince necessariamente la migliore. No, l’idea vincente è quella sostenuta dall’eretico più impavido. (Seth Godin – Tribù)
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