Mentre “Il Sole 24 ore” sciorinava i suoi numeri che relegano, annualmente, la Calabria agli ultimi posti della classifica sulla qualità della vita (che secondo l’indagine sarebbe determinata dai consumi e dalla ricchezza economica) io ero in Sila, in compagnia di 12 bambini di età compresa tra gli 8 e i 12 anni, per curare un campo estivo dal titolo “Crescere nel bosco”. Un’esperienza profonda, autentica, relazionale, naturale, in grado di determinare, soprattutto nei bambini di quest’età, un’importante presa di coscienza riguardo la nostra responsabilità e la nostra capacità di stare al mondo in maniera sostenibile, per evitare che da grandi si trasformino magari nei prossimi produttori di freddi numeri. Un’esperienza, quella vissuta in Sila, in grado di sviluppare quella consapevolezza che quasi sempre manca agli adulti, così presi dalla loro corsa al benessere (economico prima che psicologico e sociale).
Mentre i dissociati del “Sole 24 ore” pubblicavano analisi a prescindere, noi sperimentavamo la vera qualità della vita, una visione sistemica fatta di bagni nei fiumi non inquinati, di immersione nelle foglie e nell’erba, di scoperta di come vive un albero e quali straordinarie strategie adotta per adattarsi ai cambiamenti che avvengono nel corso della sua vita, apprendendo da questa straordinaria maestra che si chiama natura (l’unica e la più saggia che abbiamo a disposizione gratis) i suoi insegnamenti. D’altronde se le piante rappresentano tra l’83 e il 97 % della biomassa presente sul pianeta terra e sono comparse ed esistono da 500 milioni di anni un motivo ci sarà, la sapranno un pò più lunga di noi esseri umani, ultimi arrivati ma primi in saccenza.
Mentre imparavamo come nasce un fiume, come si forma il terriccio o le nuvole e come un bosco contribuisca a tutto questo, alcuni “intellettuali” pubblicavano articoli per lanciare l’allarme sull’ignoranza dei giovani circa il nozionismo che si insegna a scuola, colpevoli di non conoscere qual è la capitale o il presidente della tal nazione oppure qual è la data in cui scoppiò la tal guerra o in cui è stato firmato il tal armistizio. Non ho letto allarmi, invece, riguardo il fatto che sia i giovani sia gli anziani non sanno che solo il 3% dell’acqua presente sul pianeta è potabile (se tutta l’acqua del pianeta corrispondesse a quella contenuta in un fiasco da 5 litri quella potabile equivarrebbe ad un cucchiaio), che il consumo di suolo e l’uso di pesticidi uccide e impoverisce la terra (il terriccio) che è un organismo vivente; che le piante influenzano i campi elettromagnetici della terra e il clima; che le centrali turbogas, gli inceneritori/termovalorizzatori e le acciaierie costruiti dai sapienti esseri umani rilasciano nanoparticelle nell’aria che sono eterne e non scompaiono ma si spostano e depositano sulla frutta e verdura che mangiamo generando tumori, tutte conoscenze che hanno a che fare con la nostra capacità di sopravvivere e dunque di esistere. Ma nessuno sembra essere allarmato per questo. Anzi, a leggere i dati del Sole 24 ore, è tutto questo a determinare la qualità della vita. Continuiamo a diffondere falsi allarmi e a generare false credenze che distraggono il genere umano dall’unica vera preoccupazione che dovrebbe assalirlo, il suo continuare a produrre le condizioni favorevoli alla propria estinzione.

Massimiliano Capalbo

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