Tra le poche novità di queste ultime elezioni regionali registriamo l’ampio consenso elettorale ottenuto dall’ingegnere Vincenzo Voce che, con 3079 voti raccolti in particolare nella città di Crotone, è risultato il più votato in città nelle liste del movimento creato da Carlo Tansi, Tesoro Calabria.
L’ingegnere Voce, esperto di tematiche ambientali, è sempre stato in prima linea nella battaglia contro il colosso Eni Syndial, in merito alla vicenda della bonifica industriale dell’ex Pertusola che tutti pensano, erroneamente, trattarsi di un problema circoscritto alla città di Crotone. Con l’associazione “La Collina dei Veleni” ha condotto e continua a condurre la battaglia per la tutela dell’ambiente e della salute dei crotonesi (ma io oserei dire dei calabresi). Lo scorso novembre ho avuto l’occasione di partecipare ad una sua conferenza che, come ho raccontato a suo tempo su questo blog mi ha sconvolto.
L’ing. Voce è uno dei pochi candidati in Calabria ad essere stato votato per aver già fatto qualcosa. Mentre la maggior parte dei candidati si candidano promettendo di fare, l’ing. Voce si è già fatto istituzione in questi anni a Crotone, autoproclamandosi tutore della salute dei suoi concittadini. La sua presenza alle conferenze dei servizi ed alle riunioni operative, in cui occorreva decidere cosa fare per smaltire migliaia di tonnellate di veleni che per 67 anni sono state riversate nei terreni di pertinenza dell’ex Pertusola, e nelle quali spesso si registrava l’assenza invece di chi era stato eletto per farlo (ovvero il sindaco), è sempre stata costante. Vincenzo Voce quindi è il sindaco, di fatto, della città. Un esempio che racconta, più di mille parole, quello che vorrei far capire a chi ha deciso di leggere questo articolo.
Ripeto da tempo che occorre farsi istituzione, che non c’è bisogno di candidarsi per agire a tutela del territorio ma che è sufficiente essere capaci di raccogliere il consenso e la fiducia dei cittadini attorno ai temi importanti che riguardano la salute e il futuro del territorio, se veramente lo si vuole. Nell’imminenza delle elezioni il numero di quelli che sentono “il dovere di fare qualcosa per la propria regione” cresce sempre esponenzialmente salvo poi svanire nei cinque anni successivi. Nella maggior parte dei casi questo trasporto è strumentale, quindi finalizzato al risultato elettorale, mentre la restante minoranza in buona fede si illude che sia sufficiente ottenere un posto nei consessi pubblici per avere il potere di fare. L’agire di Vincenzo Voce (ma anche di altri calabresi che conosco) conferma che è vero l’esatto opposto. Il candidato che ha già fatto è molto più credibile ed ha maggiori probabilità di portare a casa un buon risultato, rispetto a quello che promette di fare.
Ora, se dovessi ragionare come ragiona la maggior parte delle persone, dovrei affermare che l’equazione: Vincenzo Voce è una persona seria e positiva, si è candidato con la lista “Tesoro Calabria” di Carlo Tansi (altrettanto serio e positivo) ergo tutto ciò che farà da oggi in poi la lista “Tesoro Calabria” sarà condivisibile e positivo, è vera.
In realtà non è così. L’esperienza e la storia ci insegnano che sono gli uomini che agiscono a fare la differenza e non i loghi o i simboli che col tempo, soprattutto quando il consenso aumenta, possono essere piegati per altri scopi ed altre finalità, diverse da quelle originarie. E’ giunto il momento di lasciar perdere l’infatuazione e la fidelizzazione nei confronti di un brand, alla quale ci ha educati per decenni la pubblicità, e che ci ha reso tutti complici passivi dei danni fin qui generati. Per essere efficaci (risolvere i problemi) bisogna iniziare a prescindere da simboli e persone e concentrarsi sui temi, come l’ing. Voce ci ha insegnato. Occorre cominciare a pensare che persone e simboli sono solo strumenti, finalizzati al raggiungimento di obiettivi (temi da affrontare) e non alla propria sopravvivenza o perpetuazione. Se da domani mattina i cittadini più illuminati (liberandosi dalla schiavitù mentale delle appartenenze) si incontrassero per discutere sui temi che stanno loro più a cuore (più che sulle persone) e, una volta stilato l’elenco, raccogliessero il consenso di quelli meno attivi, al fine di obbligare chi è stato eletto (a prescindere dal simbolo con cui è stato eletto) ad adoperarsi burocraticamente e istituzionalmente per attuare i provvedimenti condivisi (facendogli sentire costantemente il fiato sul collo e controllando i passaggi) allora si scoprirebbe, come per magia, l’irrilevanza del nome del candidato (che sarebbe considerato alla stregua di un dipendente pubblico) o dell’appartenenza partitica.
Occorre eliminare l’ego dalla politica e rimettere al centro i temi. E’ quello che ho cominciato a fare da tempo e che sto continuando a fare con tutti quelli che concordano (e ultimamente pare che si stiano moltiplicando) con questo modo di agire. Nessun’altra proposta, che si limiti a riproporre vecchi schemi e situazioni passate già vissute e fallimentari, mi troverà (così come non mi ha trovato in passato) partecipe.

Massimiliano Capalbo

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