I media dell’era post-berlusconiana stanno mutando pelle. E’ in atto una mutazione genetica. Se durante i governi Berlusconi il compito di una parte di essi è stato quello di abbatterlo politicamente, oggi sono essi stessi a scendere in campo. La tendenza attuale, infatti, è quella che li vede scimmiottare sempre più i comportamenti dei partiti. Primo fra tutti: falsare la realtà.
Nel corso dei suoi mandati l’atteggiamento censorio dell’ex-premier, soprattutto nei confronti dei media a lui ostili, ha fatto sì che un parte di essi si compattasse contribuendo ad abbatterlo politicamente, diffondendo in tutta Europa le notizie riguardanti i suoi innumerevoli scandali. Questo ha inciso enormemente sulla credibilità del Cavaliere (e di conseguenza dell’intero governo) fino alla sfiducia finale. All’interno di questa cordata si sono distinti per incisività e tenacia, con tempi, modi e stili comunicazionali diversi, i quotidiani La Repubblica e Il Fatto, la trasmissione televisiva Anno Zero (oggi Servizio Pubblico) e il blog di Beppe Grillo.
Rimasti orfani anche loro, come gli elettori, dei propri referenti politici hanno cominciato da un pò di tempo a creare, alla stregua dei partiti, consenso direttamente verso se stessi. La tendenza attuale, infatti, è sempre più quella di trasformarsi essi stessi in partito e per fare ciò non possono non mentire sistematicamente, dando risalto al vittimismo degli italiani e utilizzando le notizie a piacimento, recitando il ruolo di “salvatori” che corrono in soccorso del “cittadino-vittima” per difenderlo dal cattivo “persecutore” di turno, che ieri era (a torto o ragione) Berlusconi, oggi è Monti e un domani chissà chi.
Per fare ciò utilizzano, a piacimento, frasi estrapolate dal contesto in cui vengono pronunciate, vanno alla ricerca di documenti, cifre, sprechi e quant’altro consenta loro di raccontare al proprio pubblico fedele (ma soprattutto immacolato) che è sempre qualcun altro il responsabile del proprio personale fallimento.
A parte Grillo, che ha palesato quasi subito, sul suo blog, l’intenzione di creare un nuovo “referente politico” attraverso la creazione di liste civiche, altri come Santoro, ad esempio, prendendo la palla al balzo (costituita dall’ostilità dei vertici Rai nei suoi confronti) dopo una puntata esperimento lo scorso anno, si sono accorti che i social network consentono di creare e capeggiare la propria “tribù” ed hanno iniziato a cavalcare l’onda, trasformandosi di fatto in media-partito.
Dopo aver raccolto i fondi necessari tra il suo pubblico, come fanno le lobby con i partiti, utili per “mettersi in proprio”, Servizio Pubblico è ormai diventato a tutti gli effetti il rappresentante/referente di quella parte di italiani perennemente incazzati, che si ritengono sempre vittime dei politici. Nessuno di essi si sente minimamente corresponsabile della crisi in cui ci troviamo, nessuno mai recita il mea culpa. Loro sono appena sbarcati da Marte e dunque le responsabilità sono sempre altrove. Il problema deve essere risolto sempre da qualcun altro (il politico) che viene fatto accomodare sempre al centro del palcoscenico su una sedia scomoda. Il perfetto capro espiatorio.
A farne le spese, spesso, è la verità che viene sacrificata sull’altare del vittimismo mentre l’informazione viene “utilizzata” per gratificare lo spettatore che, con la complicità del conduttore, si rifiuta di guardare in faccia la realtà e continua a credere di essere sempre dalla parte del giusto.
Nessuno spazio viene lasciato ad un pensiero diverso da ciò che il pubblico vuole sentirsi dire e il dibattito è sempre più stantio, sempre più scontato. Il pensiero unico, alla lunga, genera noia e monotonia.
La vera tragedia, in tutto ciò, è racchiusa nel fatto che il vittimismo è il primo elemento negativo che influisce sulle possibilità di ripresa dell’Italia, che avrebbe bisogno invece di persone responsabili, innovative, dotate di spirito d’iniziativa e di una buona dose di resilienza. Invece, la caratteristica principale di chi recita il ruolo di vittima è il continuo sottrarsi alle responsabilità. Indossare i panni della vittima, infatti, significa cercare di trovare qualcuno a cui attribuire l’origine di tutti i nostri mali e rendere così impossibile raggiungere quel cambiamento, tanto evocato dai conduttori nelle loro trasmissioni quanto puntualmente boicottato dal loro stesso pubblico.

Massimiliano Capalbo

Commenti

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6 commenti
  1. Alessandro 'Xavo' Scarinci
    Alessandro 'Xavo' Scarinci dice:

    Sinceramente trovo la sua analisi interessante, ma non capisco l'esempio di Santoro, ultimo di una vastissima gamma di programmi che "sparlano" per personaggio di turno (politico o no) per pura propaganda. Ne abbiamo a decine, Striscia la notizia, Porta a Porta ma anche le Iene, Santaro è l'ultimo e l'unica sostanziale differenza è che lui invita politici in trasmissione, politici che negli ultimi 10 anni si sono benguardati dal parlare ad i cittadini se non tramite i telegiornali in frammenti da 15 secondi. Penso che la sua analisi sia incompleta, o forse faziosa, ma leggo spesso questo sito quindi spero che presto approfondirà l'argomento come conviene non limitandolo a "Santoro"

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  2. Sergio Catitti
    Sergio Catitti dice:

    Lei considera coloro che seguono Santoro vittime di politici convinti di non avere colpe, be le assicuro che io non ho nulla da nascondere e nulla per cui sentirmi colpevole e posso permettermi di dare colpe e forte di questo non mi sento plasmato da nessuno e tantomeno da Santoro che apprezzo molto! Lei parla di un'informazione "viziata" che rende lo spettatore gratificato dal fatto di sentirsi nel giusto. Caro Sig. Capalbo lei ha una scarsa opinione degli italiani, o perlomeno di quei pochi che non hanno accettato anni di vera informazione " viziata " e che invece hanno cercato e continuano a cercare ove possibile, la vera informazione. E la vera informazione la trovano anche da Santoro, anche dal Fatto ma anche da voi, basta saper leggere senza farsi necessariamente influenzare come tante pecore !! Su un punto mi trova d'accordo, noi italiani siamo molto bravi a fare le vittime e a scaricare sempre ad altri tutti i mali " piove Governo ladro " ma le assicuro che molti non si limitano a scaricare, ma anche a proporre e fare !!

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  3. Massimiliano
    Massimiliano dice:

    Sono d'accordo con entrambi. Ad Alessandro rispondo che è vero, Santoro non è l'unico. Perchè ho scelto di parlare di lui e non di altri? Perchè lo ritengo un grande professionista della comunicazione italiana che è stato sempre il precursore di molti fenomeni, da ultimo quello oggetto del mio articolo.
    Santoro sta inaugurando, oltre che l'era del media-partito anche l'era del media-personale, ovvero del media che dice solo quello che a me, seguace e fan, interessa sentire. E' una tendenza inaugurata dalle tv satellitari con i canali tematici (solo sport, solo informazione, solo cucina etc.) che tende a diventare nelle tv generaliste un orientamento specifico all'interno di un tema (in questo caso la politica). Almeno questa è la mia impressione.
    A Sergio rispondo di non sentirsi vittima se non lo è. Anch'io seguo Santoro, non potrei parlarne con cognizione se non lo seguissi, e non per questo mi sento automaticamente vittima. Mi limito ad osservare i fenomeni, non a giudicarli. Mi piace fare fotografie, non ritoccarle col Photoshop, e le foto possono uscire nitide o sfocate. A tutti voi che leggete il compito di fare chiarezza. Grazie di esserci.

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    • umberto santucci
      umberto santucci dice:

      Santoro è uscito dall'ascolto di share per entrare nell'ascolto di nicchia. Mi sembra il contrario del "pensiero unico". Certo, se "compro" quel prodotto informativo, voglio quello, definito, riconoscibile, schierato su quei temi che mi appassionano. Non perché voglio sentirmi dire ciò che mi piace, ma per trovarmi in compagnia di persone simpatiche dalle idee condivisibili. In tal senso eviterei tutti i vecchi tromboni politici, per dare sempre più voce alle persone e ai movimenti.

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  4. Sergio Catitti
    Sergio Catitti dice:

    La fotografia non ha bisogno del Photoshop per inviare un messaggio dell'autore. Se scattassi delle foto in una manifestazione in piazza e pubblicassi solo quella del poliziotto ferito darei un messaggio, se invece pubblicassi solo quella del manifestante ferito ne darei un'altro. L'arte, come il giornalismo, non è mai imparziale, ed è giusto che non lo sia, l'imparzialità è inutile e dannosa tranne che in un campo di gioco. Condivido in pieno la tua impressione su questi nuovi media "personalizzati" o "tematici" ma di cuochi più o meno bravi ce ne sono molti in TV, l'importante è scegliere quello che è vicino ai nostri gusti piuttosto che scoprire che propinano tutti la stessa minestra, questo è il bello della pluralità ! Grazie a te per averci solleticato in questo confronto.

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  5. Pasquale
    Pasquale dice:

    La gente nel 2012 sente ancora l'assurda necessità di schierarsi secondo "fanta" ideologie che meglio l'aggradano: lo spirito di virtuosismo e praticità propri possono ancora aspettare altri milioni di anni luce!

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