Non è colpa della Costituzione, ovviamente, se ci troviamo governati dai banchieri, se l’economia decide le nostre vite, se siamo sull’orlo del fallimento, se i partiti non ci rappresentano più, se siamo il Paese più corrotto d’Europa e via lamentando, ma certamente questa Costituzione in qualche modo e in alcune sue parti, non è riuscita ad impedire che tutto ciò avvenisse.
L’esigenza di riscriverla, lanciata da Grillo attraverso il suo blog, non nasce con Grillo ma è insita nell’evoluzione di ogni società, dei suoi valori e dei tempi. Il Movimento Cinque Stelle, può piacere o no, è espressione, in parte, di questa evoluzione che la società italiana oggi sta compiendo, quella più giovane in particolare. Anche se i media continuano a far finta che non esista, il Movimento va avanti e aumenta i propri consensi giorno dopo giorno e, ne sono convinto, rappresenterà (come ha già fatto nelle ultime elezioni regionali e comunali) la vera novità nel panorama nazionale delle prossime consultazioni politiche. Grillo è da tempo alla ricerca di strumenti per “scollare” dagli scranni del Parlamento la moltitudine di disperati che vi stanno aggrappati come le patelle allo scoglio. C’ha provato con la legge di iniziativa popolare, con i referendum, con le liste civiche, con tutti gli strumenti democratici che le leggi in vigore e la Costituzione gli hanno consentito. Ma quelli che avrebbero dovuto esserlo non si sono rivelati strumenti ma, al contrario, non-strumenti.
Se, per esempio, un Presidente del Senato può permettersi di tenere chiusa in un cassetto una legge di iniziativa popolare, per cinque anni, senza portarla in discussione in Parlamento, vuole dire che quello è un non-strumento. Se, ancora, il popolo attraverso lo strumento del referendum decide di abolire il finanziamento pubblico ai partiti o la realizzazione di centrali nucleari o ancora di non privatizzare l’acqua e poi il Parlamento non ne tiene conto e legifera nella direzione opposta rispetto alla volontà popolare, allora anche il referendum è un non-strumento.
Per non parlare poi degli strumenti indiretti che la Costituzione prevede, quelli che ci consentirebbero di essere rappresentati attraverso qualcuno. Stiamo parlando, ad esempio, dell’art. 49 secondo il quale “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” salvo poi scoprire che l’espressione “con metodo democratico” viene costantemente interpretata a piacimento visto che di democratico nella scelta delle candidature e nella formazione delle liste elettorali, come sappiamo, non è rimasto quasi nulla.
Già negli anni ’40 Simone Weil, filosofa e mistica francese, nel suo “Manifesto per la soppressione dei partiti politici” scriveva affermazioni di straordinaria attualità: “i partiti sono organismi pubblicamente, ufficialmente costituiti in maniera tale da uccidere nelle anime il senso della verità e della giustizia”, perché per salvare sè stessi e i propri rappresentanti sono disposti a mentire sistematicamente.
Se questi sono gli strumenti diretti e indiretti che la Costituzione consente di utilizzare per esprimere la volontà popolare, è chiara a tutti la loro inefficacia. Forse è arrivato il momento di prevederne di nuovi che consentano, nell’era della comunicazione in tempo reale, ai cittadini, di esprimere la propria volontà efficacemente e democraticamente.

Massimiliano Capalbo

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1 commento
  1. marco bertelli
    marco bertelli dice:

    E' interessante notare quanto emerge dalla lettura dell'articolo di Massimiliano: esistono almeno due "democrazie".
    Quella di facciata, mostrata e non praticata dalle istituzioni "democratiche", e quella agognata dalle persone comuni, che la rincorrono fuori dalle sedi preposte all'attuazione della democrazia stessa, e lo fanno non per sfida, ma per necessità.
    Sono due democrazie che lottano e convivono contempraneamente. Sono contrapposte, tendono ad annullarsi, ma vivono sotto lo stesso tetto (la nostra nazione). E' questa lotta, secondo me, che impedisce l'evoluzione a livello Costituzionale.
    E' un'anomalia non da poco, se ci si fa caso, ed è tale da mettere in discussione il valore stesso di democrazia. Al punto che sarebbe da chiedersi se è questo il modello democratico al quale ci si era ispirati quando la nostra Costituzione fu promulgata.
    Per come la vedo io, conta poco stabilire le colpe di questa anomalia. Lamentarsi della classe politica attuale che usa la "democrazia" facendola a brandelli e maneggiandola a proprio uso e consumo, lo stiamo vedendo, non ci porta lontano e certo non ci fa evolvere.
    Sarebbe più utile prendere le parti di coloro che lottano per la democrazia "agognata" (Grillo, come fa notare Massimiliano, ne è un esempio). Ma questa è solo la mia visione delle cose.
    Resta il fatto che c'è da fare una scelta tra le due democrazie in lotta.
    Dobbiamo sciegliere, dovremmo scegliere. Sappiamo scegliere?

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