L’Italia è il Paese dei Sallusti. Sono numerosi, si trovano un pò dovunque. Vivono in un limbo che si genera naturalmente nei Paesi ad alto tasso di corruzione e a basso livello di moralità. Si tratta di uno spazio, un’intercapedine, costruita tra gli schieramenti delle due principali fazioni politiche in campo. Ed è lì che i Sallusti si annidano e trovano l’energia per crescere e moltiplicarsi.
Hanno sempre la stessa espressione, quella dei rottweiler pronti a lanciarsi al collo della preda al momento giusto, sono sempre in attesa che faccia un movimento falso per azzannarla.
Poichè i “giornalisti”, che conducono i talk show in Italia, invitano gli ospiti sulla base dell’appartenenza ad uno schieramento e non dello spessore delle opinioni espresse, la contrapposizione è di default.
E spesso i Sallusti vengono chiamati a rappresentare lo schieramento degli indifendibili perchè utilizzano una tattica invincibile: quella di dimostrare, ribaltandola, che la tesi secondo la quale ci sarebbe uno schieramento più onesto dell’altro, più moralmente accettabile dell’altro, più degno di fiducia dell’altro sia falsa perché, ed è così che si può sintetizzare la filosofia dei Sallusti: “anche gli altri non sono uno stinco di santo”.
Il clichè è sempre lo stesso. Prestate attenzione al loro modo di ragionare e vi accorgerete che lo schema è fisso. Tizio ha rubato? Beh ma anche Caio che sta nel tuo schieramento ha rubato. Sempronio è andato a puttane? Beh anche Cazzera l’hanno beccato che andava a trans.. E via ribaltando per dimostrare che quando tutti rubano nessuno è più ladro, che se tutti sono furbi nessuno è più ingenuo. Siccome l’essere umano è fallace per definizione che ognuno faccia come crede e nessuno si permetta di giudicare.
L’unico che potrebbe tener testa ai Sallusti, senza incorrere nel ribaltamento della tesi, sarebbe (forse) San Francesco, perchè chi è senza peccato scagli la prima pietra…
I Sallusti sguazzano nel mare delle nostre debolezze, delle nostre miserie, le nostre debolezze sono la loro forza. Per renderli inoffensivi non c’è bisogno di rinchiuderli in carcere (i rottweiler dietro le sbarre diventano ancora di più aggressivi) è sufficiente levargli il brodo di coltura nel quale crescono e si sviluppano cercando, quindi, di non assomigliargli.

Massimiliano Capalbo

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