Non tutti lo sanno ma a Catanzaro c’è un sindaco. Si, giuro, è stato eletto col metodo tradizionale nel gennaio del 2013, ben quattro anni fa. Esiste, l’ho anche visto qualche sera fa ad uno spettacolo al teatro Politeama, quindi non vi prendo in giro. Recentemente è anche apparso nei tg delle emittenti locali per annunciare due notizie molto importanti: l’inversione del senso di marcia di una strada del capoluogo e per commentare il grande passo in avanti fatto dalla città nella classifica stilata dal Sole 24 ore sulla qualità della vita, che la vede salire dal 100° al 95° posto su 110.
Se c’è una città che può rappresentare la prova vivente del fatto che una popolazione può tranquillamente fare a meno della partitica, questa è Catanzaro. La vita nel capoluogo, infatti, continua lo stesso come prima e più di prima, da quattro anni senza grandi scossoni. Gli abitanti non risultano minimamente traumatizzati dall’assenza di quella che molti si ostinano a definire, con un termine che mi fa sempre sorridere, “classe dirigente”. Qualcuno mi dovrebbe spiegare, infatti, cosa ci sia ancora da dirigere in una società sempre più frammentata e variegata come quella post-moderna. Semmai, quelli che erroneamente continuiamo a definire politici, dovremmo cominciare a considerarli dei funzionari addetti a far funzionare la macchina burocratica che abbiamo chiamato a seconda dei casi Stato, Regione o Comune.
Tra i tanti vantaggi che si hanno nel non avere una classe dirigente al governo di questa (come di altre) città, infatti, c’è l’assenza di cantieri e di progetti faraonici dispendiosi, di cui questa città è stata vittima sacrificale per molti decenni, che ne hanno sfigurato in maniera irreparabile il volto. Nel marzo del 2015 l’attuale sindaco ci stava riprovando, recapitando nella case dei concittadini un supplemento del periodico del comune che più che la rivista di un’amministrazione pubblica sembrava il catalogo di un’impresa edile. Poi per fortuna gli è venuta a mancare la maggioranza in consiglio comunale. Ma siamo agli sgoccioli, la pacchia sta per finire, purtroppo le elezioni si avvicinano e con esse le possibilità, per molti disperati senza arte nè parte, di poter finalmente aspirare ad un posto di lavoro a spese dei contribuenti.
Nonostante tutto, in questi quattro anni, la città non solo non è stata a guardare ma ha cominciato a rimboccarsi le maniche, soprattutto i giovani, segno che all’allontanarsi dalla partitica corrisponde un aumento dello spirito di iniziativa. E invece di aspettare un sindaco che non c’è i catanzaresi più intraprendenti hanno pensato di farsi istituzione essi stessi e di cominciare ad immaginare la città del futuro senza attendere che fossero altri a farlo al posto loro.
Tra i primi a credere nella rinascita del centro storico Marco Rizzitano che alcuni anni fa, aprendo il Rizzi’s Pub, è diventato un punto di riferimento per i giovani catanzaresi, seguito a pochi metri da lui da Carmine Scalzo e Valerio Fiorentino, creatori di Wino, che hanno fatto della semplicità e della genuinità gli ingredienti fondamentali della loro “putica”. Contemporaneamente Eddie Suraci e Vincenzo Costantino, ideatori di Altrove Festival, non solo hanno dimostrato che si può campare con l’arte ma hanno rianimato e rinnovato l’immagine di molti quartieri della città, realizzando progetti di rigenerazione urbana attraverso la street art.
L’ultima impresa eretica è quella che porta i nomi di Francesco Passafaro e Stefano Perricelli. Se le scelte della partitica, in collaborazione con la “prenditoria” locale, hanno desertificato il centro storico cittadino, permettendo la realizzazione di ben quattro centri commerciali intorno alla città e determinando la chiusura di molte attività economiche (tra le quali tutti i cinema cittadini) e creato il proprio spazio pubblico di autocelebrazione (il Politeama), Francesco e Stefano, ideatori della compagnia teatrale “Teatro Incanto”, hanno pensato di rilevare il vecchio cinema teatro Comunale per trasferire lì la propria passione per il teatro e riconsegnarlo alla città. “Tutto nasce sempre per una necessità, per un bisogno. Il nostro bisogno era quello di creare un Teatro Stabile, un teatro che avesse un legame con il territorio, un valore sociale indiscutibile e magari anche un luogo dove poter fare intrattenimento – afferma Francesco – L’occasione si è presentata, ma non per caso, dopo il fallimento dell’operazione “Salviamo il Teatro Masciari” e ancora la chiusura (temporanea) dell’Auditorium Casalinuovo per problemi di agibilità. Si è lavorato tanto cercando uno spazio che fosse il più adatto possibile alle esigenze di un teatro stabile, che potesse consentire di fare laboratorio, costruzione scenografie e tutto ciò che serve fare in un teatro. Parlando con la famiglia Proto (proprietaria dello stabile ndr) abbiamo raggiunto un accordo, non senza qualche difficoltà iniziale e abbiamo preso in affitto la struttura.
Sono serviti e serviranno circa 250 mila euro per ridare dignità ad un locale storico del centro di Catanzaro, sul cui palcoscenico si sono esibiti artisti immensi e a cui ogni famiglia catanzarese è legata almeno da un ricordo. Francesco e Stefano hanno creato una srl e messo una cospicua parte di tasca loro, un’altra parte l’ha messa l’associazione Teatro Incanto e hanno richiesto un mutuo in banca. Stanno rischiando, come fanno i veri imprenditori, e questa è una notizia per la città di Catanzaro e forse anche per il resto del Paese.Assieme al nostro impegno – aggiunge Francesco – vorrei ricordare la straordinaria flessibilità delle ditte che stanno contribuendo fisicamente e idealmente alla ricostruzione del teatro. Grazie alla paziente attesa di tecnici, ingegneri, architetti e muratori, stiamo ridando un senso e una speranza concreta di rinascita alla città.
Hanno inoltre attivato una campagna di crowdfunding per far si che la gente possa partecipare e li possa sostenere, per fare in modo che questo successo sia un successo di tutta la cittadinanza e il Comunale possa diventare un vero teatro condiviso, al servizio della città. Oltre ad essere un teatro stabile e un laboratorio, sarà un cinema per tre settimane al mese e fungerà anche da “contenitore” per tutte le altre compagnie teatrali, scuole di danza e musica e realtà associative. Ci sarà il cinema d’essai, il cinema commerciale e troveranno spazio tutte le associazioni culturali che si occupano di cinema.
E’ evidente che il centro storico manchi di attrattività – sottolinea Francesco – si parla tanto della sua valorizzazione e del fatto che bisogna spingere i giovani a frequentare nuovamente questi spazi. Ma i giovani, cosa mai dovrebbero fare nel centro storico, oggi? C’è ben poco da vedere, ben poco da fare e gli spazi non sono ben organizzati. Ecco perché secondo noi c’era assolutamente bisogno del Comunale, il centro del centro storico.
Riaprire il teatro comunale non è solo un’iniziativa imprenditoriale eretica, è un atto politico forte, importante, che se sostenuto può essere in grado di dare una svolta dal basso al destino della città e diventare il simbolo della “ripresa in mano della propria vita” da parte dei catanzaresi, abituati da decenni alla sottomissione culturale prima che politica. Questi sono i veri sindaci di Catanzaro, quelli che stanno cambiando sul serio la città, su di loro occorre riversare la nostra fiducia, sono loro che senza costare nulla alla collettività e senza essere stati eletti da nessuno ci stanno facendo comprendere cosa significhi e quanto sia bello fare politica.

Massimiliano Capalbo

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