I still have a dream

gennaio 13, 2012 in Eretiche riflessioni

Porcellum, legge elettorale, referendum, stipendi, privilegi, casta, regole, limiti, soldi, politica, costituzione, riforme, liberalizzazioni, leggi, iniziativa popolare.

Quanti mandati devono sostenere i parlamentari? Quanti soldi devono prendere, come dobbiamo eleggerli, chi deve rappresentarci, come, cosa deve fare, deve dire.

Quali regole devono presiedere la nostra esistenza e quali dettagli fanno la differenza tra un paese civile ed una democrazia decadente.

Negli ultimi tempi noto, con sempre crescente disagio, che sono in troppi coloro che si concentrano sul metodo, sulla regola e sulla procedura. Costoro credono che la soluzione all’attuale stato di confusione stia nel meccanismo.

Leggi, regole, procedure. Sono questi gli strumenti della creazione del nostro futuro?

È possibile che per “cambiare” noi si debbano cambiare le regole? E se le regole cambiano e noi non cambiamo? Qualcosa mi sfugge…

Manca qualcosa, in effetti, qualcosa di importante. Manca un sogno, una visione.

Abbiamo bisogno di un sogno e di sognatori, non di ragionieri della legge e di geometri costituzionali.

Abbiamo bisogno di sognare un mondo diverso in cui traghettare il nostro futuro, di costruire un ponte senza avere idea di dove esattamente andrà a finire ma sapendo esattamente cosa faremo una volta che saremo dall’altra parte.

Sognare significa avere coraggio, forza e quel pizzico di incoscienza. Ma se non sapremo immaginare il nostro domani, ogni sforzo di cambiare anche il più piccolo ingranaggio sarà vacuo.

Chi saprà sognare sarà colui che ci guiderà al di là del mar Rosso. Traversare un mare mentre le acque si ritirano è un atto di fede. Di fede in colui che primo pose il bastone per separare le acque, ma anche in tutti coloro che riusciranno ad approdare sull’altra riva, perché su costoro bisognerà contare per ricostruire il mondo nuovo.

Non si pensi che tutto ciò non avrà un costo. Vedere il futuro ha un prezzo elevatissimo. Molto di ciò che oggi consideriamo normale, dovrà essere abbandonato. Ciò che è espressione di questo tempo, dovrà appartenere al passato.

Nell’attraversare il Mar Rosso, dobbiamo essere consapevoli che quasi tutto ciò che oggi ci è consueto resterà sulla sponda africana in pasto agli eserciti del faraone inseguitore. Ciò che giungerà sulla riva opposta non è dato sapere. Sicuramente, saranno uomini nuovi, con idee nuove e nuovi semi da gettare al vento della terra promessa.

La nuova frontiera è là per noi, se solo imparassimo a sognarla
Nuccio Cantelmi