Ignoranza imprenditoriale

Negli stessi giorni in cui Dolce e Gabbana scatenano le ire cinesi sul volgare spot suggerito loro da un pubblicitario, l’azienda cinese Eco-material ha comperato una Crocifissione attribuita a Michelangelo per 75 milioni di dollari. Per finanziare l’acquisto ha emesso azioni di 10 dollari l’una frazionando l’opera dunque in 7,5 milioni di azioni da offrire ai propri azionisti. I dirigenti dicono di voler offrire alla gente l’opportunità di possedere un pezzo di opere d’arte di tutto il mondo, “è un nuovo modello di business innovativo” ha affermato il presidente dell’azienda.
I cinesi stanno rivoluzionando il mercato mondiale dell’arte dal giorno in cui, nel 2015, un miliardario ex tassista, Liu Yiqian, ha comprato a un’asta di Christie’s un quadro di Modigliani per 170 milioni di dollari.
La Cina importa dunque arte italiana mentre Dolce e Gabbana esportano volgarità italiana. Chi l’ avrebbe detto per un’azienda che vive di italian style?
Si aggiunga che il presidente Xi Jinping cita spesso nei suoi discorsi all’estero Dante, Machiavelli, Guicciardini, Pitagora e avremo la fotografia delle enormi potenzialità della nostra cultura nello straordinario mercato cinese, è un mercato colto che non accetta la derisione della propria tradizione.
Lo spot di Dolce e Gabbana ha nuociuto più all’imprenditoria italiana di qualsiasi eventuale errore di politica di governo. Non è solo il ritiro dei loro prodotti dalle piattaforme e-commerce cinesi o la crisi delle loro 44 boutique in terra cinese, è l’immagine del nostro paese che viene colpita, ci sono imprenditori che non riescono ad essere all’altezza di una tradizione culturale-artistica a cui all’estero guardano come alla principale risorsa d’Italia.
La carenza di cultura di tanta parte del ceto imprenditoriale supera talvolta i limiti dei nostri politici.

Giuliano Buselli

Comments

Lascia un commento

Novembre 25, 2018

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *