Qualche giorno fa leggevo una bella intervista a un esperto di pandemie, il linguaggio era chiaro e limpido, gli argomenti mi sembravano convincenti. Ad un certo punto, alludendo a quelli che hanno un punto di vista opposto al suo, il medico dice letteralmente: “sono dei cretini, dobbiamo farli tacere, è essenziale“. Mi è crollata improvvisamente la sua autorevolezza.
Mi pare che questo medico non conosca la logica del sapere scientifico, è un tecnico non uno scienziato. Mi viene alla memoria un aneddoto raccontato da Avraham Burg nel suo libro “Seppellire Hitler”. Racconta Burg che, quando gli antichi rabbini si riunivano per discutere delle Sacre scritture, se si trovavano tutti concordi nell’interpretazione di un passo, si allarmavano, si guardavano l’un l’altro preoccupati e correvano subito a cercare un rabbino che la pensasse diversamente da loro.
Il concetto è chiaro: Dio (o la verità) è oltre ogni singola capacità umana, nessuno può presumere di rappresentarlo interamente, ci si può solo avvicinare progressivamente aprendo le scritture a tutte le interpretazioni possibili, nessuna rivelazione è definitiva.
L'”eretico” per quei rabbini era necessario, indispensabile, senza di lui non si poteva avanzare in nessuna conoscenza. In questo piccolo aneddoto c’è tutta la grandezza del popolo ebraico (che è altro dallo Stato di Israele).
Le altre religioni storiche monoteistiche (cristianesimo e islam) hanno percorso una direzione opposta e non a caso sono state funestate da lotte interne, caccia alle streghe, roghi e continue guerre esterne, perché, è chiaro, ogni guerra è sostanzialmente volontà di affermare un unico principio, un unico modo di intendere Dio e la verità, un unico sapere.
Non è un problema di tolleranza e dunque di politically correct, la tolleranza è sopportare un peso (tolus = peso) e dunque è un atteggiamento di sopportazione e in quanto tale “infelice”, la scienza invece ha bisogno strutturale di eretici, di visioni ulteriori, la scienza è felice di incontrare eretici. La scienza ha bisogno di far parlare, non di far tacere.
Oggi la maggior parte degli scienziati dichiara il proprio ateismo, ma non vedono che la propria forma mentis è ancora penetrata dal monoteismo dogmatico, anche il linguaggio è spesso lo stesso, affermazioni del tipo “lo dice la scienza” sono affermazioni religiose mutuate da “lo dice Dio”, sono affermazioni antiscientifiche che Galileo non avrebbe accettato. Quando Burioni dice che “la scienza non è democratica” non fa che riproporre il papismo.
Una scienza monoteistica può accrescere il proprio potere nell’immediato ma è destinata a perdere di capacità interpretativa e dunque anche operativa nel corso dei tempi. Per andare oltre lo stallo attuale occorre una scienza inclusiva, che faccia parlare tutti, a questo fine sembrano più adatte le mentalità orientali che non quelle occidentali plasmate da secoli di dogmatismo eslusivista ed è forse per questo che la Cina confuciana (non quella maoista) sembra oggi destinata a svolgere un ruolo di orientamento.

Giuliano Buselli

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