Proverò a parlare di immigrazione senza cadere in nessuno dei due clichè che, nei giorni scorsi, hanno caratterizzato i commenti apparsi sulle pagine dei giornali e dei social network in seguito ai fatti di Gorino. Senza, quindi, apparire razzista ma neanche samaritano. Eh si, perchè pare che in questo Paese non si possa affrontare alcun tema in maniera obiettiva, senza schierarsi o senza essere considerati parte di una delle fazioni in campo.

A leggere i commenti pare che il Paese sia diviso in due macroregioni (per la gioia di Crozza-Maroni), quelle considerate razziste prevalentemente ubicate nel ricco Nord e quelle samaritane nel povero Sud. Falso, ovviamente. Esiste, piuttosto, un modo diverso tra Nord e Sud di accettare o respingere le decisioni di uno Stato, l’Italia, in materia di immigrazione, che spesso nulla ha a che vedere con i sentimenti di accoglienza o di respingimento nei confronti degli immigrati. Perchè al Sud non si registrano le reazioni che invece siamo costretti a vedere al Nord? Siamo veramente convinti che qui ci sia una maggiore concentrazione di cuori d’oro?
La riposta ce la forniscono alcune notizie di cronaca, apparse sui giornali in questi giorni ma anche negli anni passati, che spesso passano in secondo piano, come ad esempio quella che ci racconta che Vibo Valentia è la provincia con il maggior numero di migranti in base alla popolazione residente, non perchè lì il cuore sia più tenero che altrove ma perchè tutta questa solidarietà e questo buonismo non sono altro che atteggiamenti di facciata che nascondono invece business da capogiro. I centri di accoglienza, infatti, stanno sorgendo come funghi nella nostra regione. Alberghi e strutture ricettive malgestiti, che fino a poco tempo fa facevano (ovviamente) la fame col turismo, hanno trovato un’occasione d’oro per raddrizzare i propri bilanci. Ma anche associazioni, cooperative, onlus e tutto quel sottobosco di iniziative (a cavallo tra il volontariato e l’impresa) che spesso fanno concorrenza sleale a chi vuol fare seriamente impresa in Calabria, che si sono trasformati in erogatori di servizi, trovando nel fenomeno una manna dal cielo.
La solidarietà non è finanziata, non si fa coi soldi degli altri, la solidarietà consiste nel togliersi il pane di bocca per darlo a chi ha fame e nel dormire a terra per aver ceduto il letto all’ospite. Il resto è solo ipocrisia camuffata da buonismo. Quindi smettiamola con questa favoletta a lieto fine.
Sempre dando per scontato che i soldi vengano spesi effettivamente per erogare i servizi previsti e non succeda come accadde due anni fa a Capaccio, in provincia di Salerno, dove “l’ospite” veniva addirittura minacciato con la pistola e privato di quanto gli spettava di diritto.
Il fenomeno dell’immigrazione è diventato per il Sud il modo per sbarcare ancora una volta il lunario, per tirare a campare, per rimandare il conto in sospeso con la propria ignavia e con le proprie responsabilità. Da anni, a Rosarno prima e a San Ferdinando poi, le “istituzioni” hanno istituito una baraccopoli di Stato che serve ai caporali dell’agricoltura calabrese per sfruttare manodopera a basso costo e perpetrare quella condizione di schiavitù, in territorio europeo, verso la quale nessuno si è mai indignato o ha gridato allo scandalo, non ho letto commenti dell’intensità utilizzata per i fatti di Gorino, dove si sono rifiutati non di accogliere delle persone ma di allestire lo spettacolo indecoroso che ogni giorno invece allestiamo al Sud, costituito da poveri disperati parcheggiati (quando va bene) in queste strutture, costretti durante il giorno a passeggiare lungo i bordi delle statali senza alcuna prospettiva, senza alcun piano di integrazione, lasciati alla mercè della criminalità organizzata, senza alcuna strategia di gestione del fenomeno che è più grande di noi. I commentatori dal cuore tenero dimenticano che per trasformare un essere umano in un razzista o in un delinquente è sufficiente metterlo nelle condizioni di diventarlo. Si può assumere la posizione che si vuole, di razzista o di samaritano che sia, una cosa è certa, gli unici a farne le spese saranno sempre questi poveri disperati utilizzati strumentalmente da una parte e dall’altra come frecce all’arco delle nostre contrapposizioni quotidiane.
Al Sud si stanno creando le condizioni perchè il fenomeno, come già successo per i fatti di Rosarno nel 2010, sfugga di mano e crei (questa volta si) l’irreparabile. Stiamo scherzando col fuoco. La massiccia presenza degli immigrati non sottrae il lavoro (ai meridionali che non hanno voglia di lavorare) fa di peggio (loro malgrado), accontentandosi di miseri compensi riducono il livello medio delle retribuzioni che gli italiani fino a qualche tempo fa potevano pretendere dal proprio datore di lavoro, è un gioco al ribasso e al massacro che contribuisce ad impoverire tutti e a creare, questo si, le condizioni per una crisi senza precedenti.
E’ in corso un’emigrazione di massa biblica dalle terre del Sud del mondo verso il Nord, dovuta alle invasioni e ai saccheggiamenti che il Nord del mondo ha perpetrato nei confronti dei paesi del Sud, per secoli, esportando la guerra con intenti colonialisti e costringendo le popolazioni a fuggire. Il boomerang sta tornando indietro. Tutta questa gente (italiani compresi) si sta dirigendo verso il Nord del mondo dove a breve si comincerà a stare stretti, comincerà a mancare lo spazio, e più lo spazio si ridurrà più aumenteranno gli attriti. Stiamo ammassando polvere da sparo, per accendere la miccia basterà una scintilla qualsiasi.

Massimiliano Capalbo

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