Il cambiamento nasce dal silenzio

Io alla fine faccio la stessa cosa che fanno Salvini e Di Maio, solo che loro due hanno due partiti alle spalle” afferma in un’intervista a “La Stampa” di Torino, Gian Marco Saolini, di professione troll, se così si può dire. Cosè un troll? Uno che crea notizie-bufale o fake news e le diffonde sul Web. Pare però che il Gian Marco, a differenza di quelli che lo fanno per influenzare opinioni ed atteggiamenti, si diverta a farlo per confermare le proprie convinzioni. Ovvero che “la gente non ha fiducia nei media. Il format del “non ve lo dicono, statemi a sentire” funziona sempre, perché tutti pensano che lo stato e le istituzioni ci stiano nascondendo qualcosa.
Come dargli torto? Per me Gian Marco Saolini non è un troll ma un artista della comunicazione e le sue sono vere e proprie opere d’arte digitali. Gli artisti, infatti, hanno il compito di mettere in evidenza le contraddizioni insite nelle società, di smontare i meccanismi che ci tengono intrappolati, di provocare e Gian Marco lo fa molto bene a giudicare dalle reazioni di chi legge e condivide le sue video-bufale.
In effetti il tam tam quotidiano della comunicazione giornalistica si nutre ormai da tempo di “sentito dire”, di ipotesi, di previsioni, di fretta di giungere alle conclusioni, non è molto diverso dalle fake news di Saolini. La quantità di giornali, trasmissioni televisive, radiofoniche e di webzine dedicate al tema della politica, ad esempio, è così elevata che il bisogno di notizie induce la maggior parte dei giornalisti(?) a creare le notizie ad arte pur di riempire pagine (cartacee e digitali) e ore di trasmissioni. La notizia diventa la dichiarazione, i dibattiti si fanno sulle intenzioni, sulle parole pronunciate e, quando queste mancano, le si vanno a ricercarle nei profili social dei partitici oppure direttamente alla fonte, specie se quest’ultima è bisognosa di visibilità per affermare il proprio ego, colpire l’avversario, scalare i sondaggi, sentirsi in qualche modo vivo. E’ sufficiente condividere le dichiarazioni sui social per aprire il vaso di Pandora della contumelia e dell’aggressività.
E quando la notizia non basta a riempire gli spazi, si aggiunge il gossip e la satira. I talk show di approfondimento politico sono diventati dei contenitori dove si discute dei massimi sistemi, dove tutto fa brodo, dove la notizia è solo lo spunto, l’ispirazione per arrivare da tutt’altra parte e perdere di vista il tema.
Saolini ci mette di fronte al tema dei temi della nostra società: l’incomprensione quotidiana, frutto spesso dell’overdose di informazioni che attraverso i media vengono costruite e decostruite a piacimento, ci dimostra che con l’ausilio di tecnologie sempre più pervasive chi vuole può sollecitare le emozioni e le suggestioni più istintuali manovrando gli umori. Ma, soprattutto, conferma la tesi secondo la quale noi vediamo con le nostre idee invece che con i nostri occhi. La realtà è soggettiva, è il frutto della rielaborazione degli input ricevuti dai nostri organi di senso ad opera del cervello. Se fosse oggettiva andremmo tutti d’accordo. “Io dico soltanto alla gente quello che la gente vuole credere. E ci crede, come si può vedere dal successo del video“.
Occorrerebbe fare silenzio, osservare dei lunghi silenzi. Occasioni per ascoltarsi e comprendersi. Il vero cambiamento, prima che dalle azioni, dovrebbe cominciare da qui, dalla capacità di resistere alla tentazione di sproloquiare. Forse si avrebbe più tempo per connettere la bocca al cervello e coordinare pensieri e azioni, ma soprattutto di mettersi nei panni dell’altro per condividere il suo punto di osservazione e scoprire che forse anche lui ha ragione.
Come scrive Cristina Noacco: “conoscere l’alfabeto del silenzio ci permette di aprirci alla compassione, alla comprensione e alla condivisione delle nostre differenze“.

Massimiliano Capalbo

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giugno 26, 2018

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