Questa sera Don Ciotti, il fondatore di Libera, presentando un dossier sulla corruzione ha affermato che l’Italia è una nazione in coma etico. Come non condividere questa espressione dopo l’infinito stillicidio di scandali che si susseguono, di giorno in giorno, e che descrivono sempre più l’immagine del paese reale?
Una società i cui membri hanno una profonda sfiducia gli uni degli altri e dove non esiste una coscienza di valori comuni a tutti – valori sentiti ancor prima che scritti – deve ricorrere continuamente alla legge e ai giudici per regolare i suoi vari rapporti” scriveva Tiziano Terzani.
Ed è così che ci si illude di poter risolvere il problema “corruzione” in Italia, con l’ennesima legge.
In Italia ogni rapporto è diventato motivo di sospetto e la vita è un continuo proteggersi da qualcuno o da qualcosa. Tutti crediamo di poter fare a meno degli altri e la prima a farne le spese è sempre la fiducia. Ma senza fiducia il Paese non riparte, non può ripartire. La fiducia è la benzina, il motore di tutto. Chi pensa che l’economia sia governabile attraverso dei calcoli matematici si sbaglia di grosso, l’economia è psicologia e, soprattutto, fiducia.
Michela Marzano, che ha scritto un bellissimo libro sul tema, dal titolo “Avere fiducia”, ci ricorda come Kant abbia dimostrato che “esiste un equilibrio delicato tra il rispetto delle regole e la possibilità di dare fiducia agli altri. Quando le regole non vengono rispettate – infatti – la sfiducia si diffonde e rende impossibile la convivenza e la pace.” Proprio quello che sta avvenendo in Italia da circa un ventennio.
In questa nebbia di diffidenza, che opprime e impedisce di vedere lontano, l’unica arma che abbiamo a disposizione per diffondere e riacquistare fiducia è cominciare a mantenere la parola data, nel nostro piccolo, nel nostro quotidiano. Non ci sono leggi che tengano, non ci sono giudici, partiti o organizzazioni che possano risolvere il problema. Dobbiamo cominciare noi, ad arrivare puntuali agli appuntamenti, a rispettare le scadenze, a mantenere fede agli impegni presi, a garantire la partecipazione.
La fiducia è un atto di volontà, chi dubita di sè dubiterà anche degli altri. Noi non vediamo le cose come sono ma le vediamo come siamo, recita il Talmud, uno dei testi sacri dell’Ebraismo.
Dobbiamo assumerci una dose di rischio, ovvero che la persona su cui porremo la nostra fiducia non sia all’altezza delle aspettative. E’ questo il prezzo che dobbiamo pagare per risvegliarci dal coma etico in cui versiamo, un prezzo certamente molto meno caro di quello che pagheremo se continueremo ad essere mossi dal sospetto e dalla diffidenza reciproca.

Massimiliano Capalbo

Commenti

Lascia un commento

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *