La notizia del premio Nobel a Roger Penrose per le sue ricerche sui buchi neri è apparsa e presto scomparsa dai giornali e dalle televisioni. Chi invece è curioso, e io lo sono, è andato a cercare in Internet e ha scoperto che assieme a Stuart Hameroff aveva suscitato qualche decennio fa clamore e scandalo nella comunità scientifica per le loro ricerche sulla coscienza.
La coscienza, sostengono, si sviluppa in quelli che loro chiamano microtubuli delle cellule cerebrali e, quando muore il corpo fisico, non scompare con esso, ma si riversa nel cosmo. La coscienza non muore, è parte del cosmo.
Che io sappia, è il primo tentativo di dare consistenza scientifica, utilizzando la teoria dei quanti, all’ipotesi dell’immortalità, di quel quid immateriale che viene chiamato coscienza o anima.
Sembra una notizia di poco conto nei giorni in cui si parla solo di Covid, eppure risponde, più di ogni discorso politico o sanitario, all’intimo e segreto terrore che sembra dominare oggi il mondo intero: se percepiamo il nostro essere solo come ammasso di carne bisognosa solo di nutrimento materiale (ed è quanto la mentalità consumistica occidentale ha insegnato a tutto il mondo), non possiamo che essere invasi poi dalla paura di ogni pur minimo rischio di morte, nasce il terrore che questo ammasso scompaia improvvisamente, inghiottito dalla nuda terra, diventi niente.
Il Covid rivela il nichilismo in cui è sprofondata la nostra civiltà. Nessuno dei loro libri sull'”anima quantica” è stato tradotto in italiano e questo dice molto sul fatto che siamo diventati il popolo più ipocondriaco (e ossessivamente materialista) d’Europa.

Giuliano Buselli

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