Il cucchiaio di Pirlo è fiducia alla massima potenza, fiducia nelle proprie possibilità, nelle proprie capacità. Non è rischio fine a se stesso, è consapevolezza dei propri mezzi. Battere un rigore in quel modo e segnarlo, quando gli avversari sono in vantaggio e la tua squadra è in preda al panico per un rigore precedentemente fallito e gli occhi di un’intera nazione sono puntati su di te, significa distruggere psicologicamente gli uni e far rinascere gli altri. E così è stato.
Il corso della storia è sempre stato deviato da gesta simili. Temistocle battè i Persiani nella battaglia di Salamina con una mossa audace e ingannevole, quando tutti desideravano allontanare le loro navi dall’Attica e ritardare la battaglia per poter difendere meglio il Peloponneso, lui li trattenne per alcune, decisive ore provocando l’attacco persiano utilizzando una finta spia. Il cucchiaio di Pirlo è un colpo di genio, è il guizzo vincente, prerogativa dei fuoriclasse, dei condottieri. Di chi ama rischiare giocando con la sorte, di chi considera la battaglia con la vita un corpo a corpo, di chi ama la vita così com’è, di chi è consapevole di non essere lì per caso. Il cucchiaio di Pirlo è conoscenza dell’avversario, è esperienza, è saggezza. L’artista, il genio, l’estro si fondono e confondono per creare il capolavoro.
Quanti altri, in quella situazione, avrebbero calciato forte e a testa bassa puntando un angolo della porta per non rischiare? Molti, troppi.
In un epoca di grande crisi, dettata dall’incapacità di rischiare, di giocarsi la propria partita con la vita, il cucchiaio di Pirlo è una metafora meravigliosa, un insegnamento per molti, una luce che lascia intravedere l’uscita dal tunnel.

Massimiliano Capalbo

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