E’ il posto fisso più fisso che c’è. Inamovibile, imperterrito, governa al di là di tutto e tutti, è più potente dei politici, sopravvive alle crisi, agli scandali, alle ruberie. Nessuno se ne occupa, i giornalisti spesso sono “al suo servizio”. In realtà fa parte della vera casta, è l’assicurazione sulla vita del sistema, quella che gli garantisce sempre un altro giro di giostra. E’ il dirigente, il vero monarca assoluto della Pubblica Amministrazione italiana.
Ci hanno fatto credere per molto tempo, sviandoci, che i veri potenti fossero i politici, che avessero potere decisionale. Dimenticate tutto questo, anche loro sono soltanto delle povere vittime. Con le riforme degli anni novanta “è venuto meno il tradizionale rapporto gerarchico che legava il vertice politico dell’amministrazione (ministro, sindaco ecc.) ai dirigenti, sostituito da un più tenue rapporto di direzione politica, in virtù del quale l’organo di governo può emanare direttive, che indicano al dirigente gli obiettivi da perseguire ed eventualmente i criteri ai quali attenersi, ma non può più emanare ordini, che invece vincolano in modo puntuale il comportamento del destinatario.” (da Wikipedia) Questo significa che possono fare (come fanno) il bello e il cattivo tempo. Il partitico pende dalle sue labbra, anche perchè nel 90% dei casi si tratta di un incompetente. Più il partitico è incompetente e più il dirigente gongola, lo tiene in scacco. Il partitico dura al massimo cinque anni, il dirigente qualche decennio. Sopravvive alla destra, al centro ed alla sinistra. Non importa chi verrà eletto, il dirigente è un highlander dei giorni nostri, l’immortale. E’ più facile che un dirigente conduca alle dimissioni un’intera amministrazione che il contrario.
In vista della conferenza stampa compone la partitura che il partitico suonerà pubblicamente. Gli fornisce i dati, l’elenco dei provvedimenti approvati, delle autorizzazioni, senza i quali il partitico farebbe scena muta. Gli siede sempre accanto per corrergli in soccorso in caso di dimenticanze o inesattezze. E’ il gran cerimoniere, il maestro d’orchestra, dirige i vari musicisiti e se la ride sotto i baffi, sa che il principale interesse del partitico è apparire in tv, fare una bella esibizione, percorrere senza intoppi il red carpet che gli ha srotolato davanti. Spenti i riflettori tutto viene smontato e conservato in attesa del prossimo evento.
Ad un dirigente possono inoltre essere attribuite funzioni ispettive, di consulenza, studio e ricerca o la rappresentanza della propria amministrazione in contesti internazionali.” (da Wikipedia) Partecipa, quindi, alla fiere più importanti (a quelle minori manda in rappresentanza qualche sottoposto), risiede negli alberghi più lussuosi, partecipa alle cene che contano, può fare dono dei prodotti del territorio (quando un dirigente chiama gli imprenditori corrono) ai suoi stakeholder (portatori d’interesse) e per fare tutto ciò non bada a spese, può spendere milioni di euro (delle nostre tasse) senza che nessuno gliene chieda conto, l’importante è che il partitico di turno sia soddisfatto, è lui il suo committente. Se lo Stato fallisse, se il Paese fosse raso al suolo lo vedreste spuntare tra le macerie come gli zombi e allontanarsi, con un sorriso simile ad una smorfia, con la scatola nera dell’ente che ha diretto sotto il braccio.

Massimiliano Capalbo

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  1. […] e le relative sovrastrutture, in primis i partiti, inefficienti, inette e corrotte); 2) un apparato burocratico governato da dirigenti, ai quali la legge consente di poter agire da veri e propri monarchi, in grado di sopravvivere a […]

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