Al TgR Calabria sono delusi. Da giorni evocano il disastro ma il disastro si fa attendere. Anche nelle disgrazie non poter assomigliare alla Lombardia ci fa sentire ancora una volta inferiori. Hanno cominciato ad intensificare l’attenzione l’8 marzo, nell’edizione delle 14.00, parlando di un raddoppio dei casi in Calabria in un solo giorno (da 4 a 9 pazienti) “ma altri tamponi – dice il giornalista – sono in fase di analisi sia a Reggio che a Catanzaro” lasciando intravedere la speranza di rimontare la classifica che ci vede in penultima posizione prima della Basilicata. “Si teme l’assalto dei calabresi di rientro – conclude – nella nostra regione si potrebbe giungere al collasso delle strutture sanitarie in tempi ancora più brevi rispetto alla Lombardia“.
Per farci capire quanto seriamente siano impegnati sul fronte Coronavirus hanno fatto scendere in campo il giornalista che si occupa di ‘ndrangheta che intervista, via skype, una delle ragazze che non ha deciso di partecipare all’esodo di massa verso il Sud. Ci racconta, in una memorabile intervista, che è rimasta a Milano, che continua a lavorare e uscire per passeggiare, che non è particolarmente spaventata e che approfitta per salutare amici e parenti.
Nell’edizione delle 14.00 del 9 marzo la marcia del virus prosegue purtroppo con un solo caso in più, ma è allarme per 60 medici di base in quarantena per aver avuto contatti con un informatore scientifico infetto. Scopriamo che il sindaco di Cosenza ha deciso di mettersi in auto-isolamento (prima di affidarsi alla Madonna del Pilerio) e che la Santelli chiede ai rientrati di farsi riconoscere in un’intervista in cui intuiamo che il virus forse è il problema minore.
Ma il massimo dell’eccitazione si tocca nell’edizione delle 19.30.Temiamo uno tsunami” il titolo del sommario, sarebbero le parole espresse dal presidente dei medici di Cosenza, Eugenio Corcione, riguardo il caso dell’informatore scientifico di Rende che avrebbe incontrato i 60 medici di base adesso in quarantena. Peccato che il presidente Corcione, ospite in studio, oltre a smentire “io non ho mai usato questo termine e mi auguro proprio che non si verifichi” chiarisca che “si tratta di medici tutti asintomatici, tutti completamente in buona salute” e che la quarantena è praticamente già finita.
Nell’edizione delle 14.00 del 10 marzo, all’indomani dell’estensione delle misure del governo a tutto il territorio nazionale, finalmente siamo trattati come le altre regioni, la Calabria resta a casa. Soddisfazione. Scopriamo che c’è un nuovo caso, un’imprenditrice sessantenne di Crotone. In totale i casi salgono a 13: 11 ricoverati e 2 in isolamento domiciliare. C’è speranza, c’è la possiamo fare a rimontare qualche posizione. Scopriamo che Reggio Calabria ha un sindaco (che appare in video per dire ai cittadini di stare a casa) e che l’allarmismo creato dai media sui 60 medici di base in quarantena ha generato, a detta di uno di loro, il dott. Giovanni Rosi, panico tra i pazienti al punto tale che lui (che non sapeva nemmeno di essere nella lista dei medici in quarantena) è stato costretto a rispondere a circa 300 telefonate da parte dei suoi pazienti per un intero pomeriggio.
Nell’edizione delle 14.00 di oggi, 11 marzo, i positivi sono 19 e “il Coronavirus evolve anche nella nostra regione” come se si trattasse di posti di lavoro o del PIL. Le telecamere entrano nell’ospedale Pugliese di Catanzaro, semideserto, è tutto pronto per accogliere il Coronavirus ma lui sembra fare il prezioso.

Massimiliano Capalbo

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