Ci sono alcuni segni che spiegano e comunicano più di altri quanto la nostra cosiddetta “civiltà” abbia perso il senso della realtà. E’ il caso, ad esempio, di questo cartello (che vedete in foto) posto all’inizio di un bel sentiero che conduce dalla spiaggia di Praia a Mare a quella adiacente, dove si trova l’arco magno di San Nicola Arcella, una delle località più belle di tutta la Calabria.
Il cartello avverte i passanti che il sentiero, un bellissimo sterrato (stranamente pulito) a fondo naturale delimitato da lecci, mirto, erica selvatica e corbezzoli, tipici della macchia mediterranea, è dissestato. In realtà chi si trova a passare da quelle parti si accorge che il dissesto non è quello, e che è osservabile molto prima di inerpicarsi per questo bel sentiero panoramico con sullo sfondo l’isola di Dino ed è costituito dai sacchi di spazzatura disseminati qua e là lungo la strada che lambisce la spiaggia grigia di calcari e dolomie, trasformata in un enorme parcheggio a servizio di lidi banali e di basso profilo, malgestiti, per 20 giorni all’anno. In uno di questi mi fermo, vista l’ora di pranzo, per mangiare le uniche cose che un cameriere improvvisato mi obbliga a scegliere, servite in piatti di plastica, con posate di plastica e dal sapore non pervenuto (un primo, un’insalata e due birre per 17,00 euro).
Il dissesto si coglie, ancora prima di giungere sulla spiaggia, osservando l’abusivismo edilizio dilagante e diffuso, fermandosi nei punti panoramici per fare delle foto disseminati di fazzolettini e preservativi o lungo le scarpate trasformate in discariche o date alle fiamme per fare un pò di pulizia. Mai come in questi luoghi ti rendi conto che le uniche cose che meritano di essere viste non sono opera dell’uomo e che ad esse l’opera dell’uomo non è servita ad aggiungere, ma semmai a togliere, valore. Il dissesto comunicato è, dunque, il dissesto sbagliato, quello erroneamente percepito come tale. Per l’uomo post-moderno è dissesto tutto ciò che non è comodità, tutto ciò che non è asfalto, cemento, ringhiere, tettorie, reti, mattonelle, ghiaia, marmo, piastrelle, tutti materiali che utilizziamo come scudo per tenere alla larga la natura che ci circonda e che restituiamo alla natura solo quando sono giunti a fine vita, trasformandola in discarica. Suggerirei di sostituire quel cartello con “sentiero a fondo naturale” per ridare un significato alle parole e forse un senso anche al nostro stare al mondo.

Massimiliano Capalbo

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