Voler comprendere cosa sia successo nello stadio Olimpico di Roma sabato scorso, nell’era dei nuovi media, è a dir poco impossibile. Per una semplice ragione: le notizie non vengono più semplicemente riportate dai media come un tempo ma create e ricreate sulla base di interviste, foto, video e quant’altro rappresenta un punto di vista parziale dell’accaduto.
Il commento diventa notizia a sua volta e la reazione al commento pure. Il risultato finale è la perdita di vista del focus e l’accanimento sui dettagli, sul contorno, sui pettegolezzi, al più si finisce per creare nuovi personaggi mediatici..
Il Presidente Napolitano ha affermato: “Le società calcistiche devono rompere i legami con certi capi”, dimenticando che quei legami i capi (sbagliato definirli tali perchè significa riconoscergli un’autorità) ce li hanno prima con i politici e poi con le società calcistiche. Non v’è campagna elettorale infatti dove non ci sia, tra i punti programmatici, la realizzazione o la ristrutturazione di stadi o l’elargizione di finanziamenti pubblici a società calcistiche spesso fallimentari, perchè il calcio è uno strumento di consenso elettorale non uno sport come si continua a voler far credere, panem et circenses come scrivemmo tempo fa. Non si possono foraggiare certi ambienti e poi sperare che non ci si incontrerà mai. Sabato a Roma c’è stato l’incontro tra gli ultras e i politici, e alla fine i politici ne sono usciti con le ossa rotte. Il dito medio è l’unico gesto comunicativo che rimane alla politica per “dialogare” con un certo pubblico, un segno di resa, una reazione di stizza. Gli ultras hanno dimostrato di essere più influenti, di conoscere meglio il campo di gioco, di tenere in pugno i propri finanziatori. Ricercare e accettare il voto degli ultras equivale a ricercare e accettare il voto mafioso, andrebbe perseguito per legge, la relazione è la stessa, i metodi pure.

Massimiliano Capalbo

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