Oggi, 4 Ottobre, si celebra il Giorno del dono, istituito per legge su proposta dell’Istituto italiano del dono. Mi sono sempre chiesto perchè sia così scarsa in Italia la cosiddetta cultura delle donazioni che invece fiorisce da sempre negli Stati Uniti. Ieri, leggendo l’intervista al manager di Amazon, Piacentini, che viene da Seattle a lavorare gratis in Italia, ho finalmente capito.
La spiegazione sta in due semplici parole: “donare” e “give back“. Donare è dare del proprio ad altri, la chiamiamo “beneficienza“. Chi dona si sente un benefattore, si priva di qualcosa e quindi si aspetta riconoscenza e gratitudine, se credente pensa a un benevolo giudizio divino nei suoi confronti (una volta era la vendita delle indulgenze su cui tanto ha lucrato la Chiesa cattolica). Il “benefattore” sembra autosufficiente, quasi un essere superiore.
Piacentini, invece, nell’intervista rilasciata a Repubblica dice di esser rimasto fulminato in USA dalla scoperta del give back (dare indietro). Una sera, durante una cena di raccolta fondi per una scuola, vede raccogliere in pochi minuti ben 170.000 dollari e un commensale gli dice: è un obbligo morale restituire, hai avuto successo e restituisci a chi ti ha formato. Give back è dare indietro, restituire. Non do, ma restituisco.
Nel “dare” l’attenzione va a ciò che faccio per gli altri, nel “give back” l’attenzione si sposta a ciò che gli altri hanno fatto per me. Nel restituire c’è un sentimento di gratitudine verso la società circostante, sento che quello che ho mi è arrivato dalle molteplici relazioni della vita, avverto che il mio successo non è dipeso solo da me e dal mio talento, ma anche dall’aiuto e dall’interazione con gli altri.
Non posso essere ego-ista se il mio successo è soci-ale. Restituire implica quindi solidarietà e sviluppa fraternità. La generosità nasce dal sentirsi in debito e ci si sente in debito perchè ci si sente fortemente collegati a tutti gli altri esseri viventi che mi hanno dato. Cosi alla fine chi restituisce si trova a donare copiosamente. E noi italiani perchè doniamo così poco? Chiediamocelo. Forse pensiamo di non aver niente da restituire?

Giuliano Buselli

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