In questa società in cui spesso mal-viviamo anche il tempo sembra essere diventato mal-tempo. Da che mondo è mondo il susseguirsi delle stagioni si caratterizza per la variabilità del tempo che non è mai stato “mal” ma semplicemente “tempo”. In primavera le piogge vanno a scemare e il sole inizia a riscaldarci gradevolmente, in estate l’intensa calura asciuga il freddo che abbiamo accumulato nel corso dell’inverno, in autunno l’aumento delle piogge rifocilla un terreno arso dal sole estivo, regalandoci un pò di umidità e in inverno il gelo avvolge e conserva tutto. E’ sempre stato così.
Si chiamano fenomeni naturali, appunto. Nulla di nuovo dunque, ma a quanto pare i media, che non si limitano più a mediare le notizie ma pretendono anche di mediare la nostra percezione del clima, sono pronti a gridare all’emergenza alla minima variazione climatica. Il maltempo è un termine coniato dai media che, a loro volta, sono espressione di una società e di un uomo che non intende più sottostare alle leggi della natura.
In questi giorni, ad esempio, è emergenza neve. E’ strano, siamo a gennaio….
Non siamo più abituati a vivere al ritmo delle stagioni o ad aspettare che le cose accadano, pretendiamo che l’intero anno sia una stagione unica senza variazioni e che tutto avvenga rapidamente. Con la stessa logica pretendiamo di mangiare a dicembre le ciliege o di fuggire dall’inverno verso paradisi esotici, spostandoci in poche ore da una parte all’altra del mondo. Abbiamo inventato i climatizzatori per non vivere l’estate, abbiamo inventato i riscaldamenti per sottrarci all’inverno, abbiamo creato i deumidificatori per sottrarci alle stagioni delle piogge, la primavera e l’autunno, e le serre per mangiare di tutto sempre. Il clima deve essere unico, abbiamo predisposto ambienti (vedi i centri commerciali) in cui vivere ad una temperatura media costante compresa tra i 23 e i 25 gradi, tutto l’anno.
Allo stesso modo abbiamo finito per concepire la nostra vita. Cerchiamo sempre di metterci al riparo da improvvise “variazioni climatiche”, in primis da responsabilità e sacrifici.
In pochi sono disposti a sacrificarsi, a rimboccarsi le maniche per costruirsi una vita come accadeva un tempo. La maggior parte pretende che sia l’ombrello-Stato a garantirgli un lavoro, uno stipendio, un futuro, a ripararli da un’improvviso acquazzone. In pochi scelgono di scrivere la propria, personale, biografia.
E così, nel mal-tempo in cui viviamo, allo stesso modo in cui ci sottraiamo alle temperature rigide dell’inverno o al contatto con un fiocco di neve, ci sottraiamo alla vita che, per definizione, è fatta di sensazioni piacevoli ma anche frustranti.

Massimiliano Capalbo

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