Viviamo in un’epoca di grande confusione e di grandi cambiamenti, per qualcuno un problema per altri un’opportunità, dipende dal punto di vista dal quale si osserva. Questa confusione e questi cambiamenti non riguardano solo le idee e i pensieri ma anche i ruoli. Me ne rendo conto sempre di più avendo l’occasione di essere invitato frequentemente a partecipare a convegni ed eventi in giro per la regione.
Solitamente, seduti al tavolo dei relatori, vi sono varie figure: dall’imprenditore al professore universitario, dal partitico al cittadino rappresentante di associazioni, circoli o club e così via.
Quando prende la parola il cittadino che si è fatto istituzione, ovvero che ha preso il coraggio a quattro mani e ha smesso di fare lo spettatore ed è diventato attore creando un’impresa, un’associazione o che, semplicemente, si è reso protagonista in qualche modo della vita della propria comunità emergono contenuti, entusiasmo, idee, passione, energia positiva. Il pubblico applaude con entusiasmo, partecipa, fa domande, si crea un’empatia di fondo.
Quando prende la parola il partitico improvvisamente tutto cambia, l’atmosfera si incupisce, fa il suo ingresso la noia. Solitamente parte subito sulla difensiva, cominciando ad elencare quello che fino a quel momento ha fatto (o vorrà fare se appena eletto). Peccato però che i risultati che elenca sono quasi sempre il frutto del lavoro di altri. Spesso ha bisogno di appropriarsi dei risultati altrui per poter accrescere il proprio curriculum. Le presenze turistiche sono aumentate di colpo in una sola stagione per merito suo e non degli operatori turistici che operano da anni; i posti di lavoro sono aumentati per merito suo e non per l’iniziativa privata di chi decide di creare impresa; la strada è stata asfaltata per merito suo e non è quasi mai una pratica burocratica avviata da chi l’ha preceduto (nonostante in Italia i tempi della burocrazia siano lunghissimi) soprattutto se il predecessore è di un colore partitico diverso dal suo; i grandi progetti che ha in mente sono frutto delle sue magie e non dei finanziamenti della UE senza i quali non saprebbe di cosa parlare e così via.
Insomma, tra tutti gli interventi il suo appare il più inutile e insignificante perché il suo ruolo è, oggi, tra i più inutili e insignificanti in una società dove conta la capacità di creare, innovare, condividere, e l’ultimo dei cittadini è più informato e competente del primo. Nonostante ciò è tra i soggetti più costosi, che drena più risorse (campagne elettorali comprese) tra i meglio retribuiti. Nonostante sia l’elemento meno capace di trovare soluzioni (anzi ormai è diventato il creatore/strumentalizzatore dei problemi) continua ad essere interpellato dai giornalisti (?) per esprimere opinioni. Nonostante sia quello meno capace e competente continua ad essere sopravvalutato e ad avere credito. Per un motivo molto semplice: gestisce soldi, frutto però del sudore di chi lavora veramente.
Questa situazione di squilibrio non può durare ancora a lungo, si può prendere in giro gli altri ma non si può prendere in giro la relazione tra causa ed effetto. Se la parte meno produttiva della società assorbe e gestisce la maggior parte delle risorse prima o poi il meccanismo è destinato a incepparsi o ad andare in tilt, qualcuno o qualcosa si trasformerà nella pietrolina che bloccherà l’ingranaggio.
Di fronte a tale prospettiva possiamo fare due cose: o attendere che tutto precipiti progressivamente e reagire come si può di fronte a ciò che ci si presenterà davanti oppure cominciare a fare quello che in pochi hanno cominciato a fare: considerarli ingranaggi di un meccanismo (le istituzioni) creato originariamente per far funzionare meglio le società e trasformatosi ormai in un androide (il terminator) che ha preso il controllo delle nostre vite, nell’attesa che vengano riviste e ridefinite alla luce dei cambiamenti epocali che sono avvenuti negli ultimi 30 anni. Considerarli semplici funzionari, intercambiabili, addetti alla manutenzione e al funzionamento di questi apparati burocratici che stanno rendendo sempre più schiavi coloro che, dal loro funzionamento, avrebbero invece dovuto (secondo le intenzioni degli inventori) trarre giovamento. Dargli meno importanza, dargli meno spazio e meno visibilità, pagarli come normali dipendenti statali, cominciare ad usare il criterio meritocratico e dare, invece, più spazio a quelli che ogni giorno si impegnano, nei vari ambiti della società, perché generino l’effetto emulazione. Nel momento in cui il partitico viene considerato un funzionario e i cittadini si fanno istituzione (tenendo il fiato sul collo del funzionario) non si pone più il problema di chi votare, uno vale l’altro. Sento già i teorici della democrazia teorica gridare allo scandalo.

Massimiliano Capalbo

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