Questa mattina un pò di orsi, allevati da tempo in cattività nello zoo “Questione meridionale”, non ricevendo la loro razione giornaliera di pesce sono tornati a far oscillare le recinzioni dei loro recinti. A Quattromiglia di Rende, agli imbarchi di Villa San Giovanni, a Crotone, centinaia di LPU LSU e compagnia lamentando hanno bloccato strade, stazioni e porti. Succede periodicamente in Calabria, quando le risorse cominciano a scarseggiare e gli orsi ad avere fame.
Contemporaneamente a Castrovillari, un gruppo di operai della Italcementi, un ecomostro costruito come tante altre schifezze in questa regione, negli anni ’70, quando si decise l’industrializzazione forzata del Sud Italia, si sono incatenati di fronte al famoso cementificio che la proprietà ha deciso di trasformare in un centro per la macinazione, perché rischiano di perdere il posto di lavoro. Al loro fianco, ovviamente, i sindacati che, nei giorni scorsi, sprizzavano gioia da tutti i pori per l’annuncio della riapertura di un altro ecomostro, la vicina Centrale del Mercure, l’unica nel mondo a ricadere in un Parco Nazionale.
Cos’hanno in comune tutte queste situazioni? Il metodo, che da decenni garantisce agli orsi il pesciolino senza alcuno sforzo, ai partitici e ai sindacalisti un altro giro di giostra oltre che grandi prospettive di carriera, ed alle multinazionali (leggi neocolonialisti) lauti fatturati.
La sceneggiatura ufficiale, raccontata dai media, narra di alcune povere vittime, i lavoratori, minacciati da un cattivo padrone che vuole licenziarli noncurante del fatto che “tengono famiglia”. Di fronte a cotanta insensibilità interviene in soccorso la cavalleria, composta dalla partitica locale e dai sindacati, che ha tutto l’interesse affinchè il recinto non cada, perchè in quel caso il posto di lavoro perso sarebbe il loro. I precari sono e devono restare tali, perchè rappresentano la loro assicurazione sulla vita. Al capezzale dei lavoratori della Italcementi sono corsi, dunque, sindaci, presidenti, sindacati per assicurare loro che intercederanno con il governo (il finanziatore dello zoo) per garantire la prosecuzione dell’inquinamento a norma di legge e la pappa per gli orsi e passare sui media come i salvatori della patria e dunque meritori di riconferme future sui loro scranni.
Dopo la chiusura dello stabilimento di Vibo Valentia ha affermato il Presidente Oliveriomi batterò con ogni mezzo per scongiurare la chiusura di quello di Castrovillari. Con la nuova programmazione 2014/2020, e con l’imminente sottoscrizione del Patto per la Calabria con il Governo nazionale, la nostra volontà è quella di sostenere con determinazione l’allargamento del tessuto industriale della regione. E’ quindi del tutto evidente che per la Calabria non sarebbero tollerabili ulteriori scippi … Chiedo all’Italcementi, in questo momento difficile dell’economia calabrese, di dare una prova di responsabilità verso un territorio ed una regione che per decenni hanno avuto nei confronti dell’azienda un atteggiamento di generosità e responsabilità, lasciando le cose al loro posto, per arrivare alla trattativa con la nuova proprietà tedesca con lo stabilimento attivo e con tutti i lavoratori al loro posto di lavoro”.
In realtà l’unica prova di responsabilità la dovrebbe dare chi invece non comprende che si sta continuando a scherzare col fuoco. In una regione normale, governata da persone responsabili e lungimiranti, e abitata da persone consapevoli, un’occasione del genere (la riconversione del cementificio) verrebbe colta al volo e trasformata in un rilancio del territorio. Costruirlo ai piedi di un Parco Nazionale tra i più straordinari del Sud Italia è stato un errore ma continuare ad alimentarlo sarebbe una diabolica follia perchè ucciderebbe la possibilità di cambiare passo una volta per tutte. E cosa facciamo? Chiudiamo e licenziamo i lavoratori? No, una politica che potesse essere definita tale, e che avesse uno straccio di idea, non avrebbe bisogno di arrivare a ciò, organizzerebbe un tavolo di lavoro con tutte le parti in causa, ancora prima del precipitare degli eventi (largamente prevedibili), per determinare una strategia d’uscita, consistente in una sovvenzione per quelli che non possono essere reinseriti nel mondo del lavoro per raggiunti limiti d’età (invece di sovvenzionare LPU ed LSU socialmente ed economicamente inutili) e dall’altra parte l’assorbimento degli altri in nuovi asset di sviluppo economico (turismo, agricoltura, artigianato, servizi, etc.). Ma questo presupporrebbe avercela una strategia coerente con la vocazione del territorio e con le tendenze dei settori indicati ma, soprattutto, aver messo al centro questi temi, che invece sono utili solo per riempire di chiacchiere i convegni. Siccome la partitica non lo farà mai per le ragioni su indicate, ho sempre considerato solo tempo perso continuare a spiegarglielo, occorre dunque parlare agli orsi o a quelli che rischiano di diventarlo, a quelli che non si rendono conto di avere in mano il potere di far cadere i recinti dello zoo e riacquistare la libertà. Le imprese eretiche, a breve, partiranno con un tour in giro per la regione, per svelare il metodo e smontare il giocattolo, per dare il loro contributo in questa direzione, incontrando i ragazzi delle scuole e i cittadini, per impedire che impianti come quelli prima descritti possano continuare ad essere considerati “l’allargamento del tessuto industriale della regione”; per far comprendere che occorre prendere in mano il proprio destino, cominciando a guardarsi dentro e intorno, per liberarsi dal ricatto della partitica e dei suoi sodali; per spiegare che la pappa per gli orsi deriva in gran parte dalle tasse che la parte produttiva del Paese (che spesso non è nei recinti) paga per mantenere lo zoo. Chi ci ha preceduto ha fallito e continua a sostenere il fallimento non conosce, perchè non l’ha mai provato, il sapore della libertà.

Massimiliano Capalbo

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