I contenuti sono spariti, non è rimasto più nulla. Ormai la politica è diventata gossip, immagine, slogan, parate, realtà virtuale. I partiti sono scatole vuote senza alcuna prospettiva o obiettivo se non quello di raccogliere consensi. Ma per cosa? Per inseguire un mito che si chiama maggioranza.
I politici litigano, in Italia, da almeno 15 anni. Litigano, non si confrontano, si sovrappongono. La rissa, lo scontro, l’attacco, sono all’ordine del giorno e sono termini (rissa, scontro, attacco) che ricorrono con sempre maggiore frequenza nei titoli dei principali quotidiani. Tutto questo per emergere, per avere visibilità, per dimostrare che “io sono meglio dell’altro”.
Ma soprattutto per inseguire il sogno di diventare maggioranza, quando le maggioranze, la storia ce lo ricorda, non hanno mai deciso nulla, almeno nei Paesi cosiddetti democratici.
Ralph Waldo Emerson, da alcuni ritenuto il maggior filosofo americano di tutti i tempi, sosteneva: “Tutta la storia è la testimonianza del potere delle minoranze, e di minoranze costituite da una sola persona“.
Come ci ricorda anche il magistrato Roberto Scarpinato, sono state le minoranze che hanno fatto il Risorgimento, sono state le minoranze che hanno fatto la Resistenza e hanno concepito la Costituzione per cui non deve scoraggiare fare parte di una minoranza, anzi.
I piccoli partiti all’interno delle coalizioni hanno sempre “influenzato” quelli più grandi, basti ricordare, tra gli esempi più recenti, Rifondazione nel centro-sinistra e la Lega nel centro-destra.
Ma anche i grandi partiti, al loro interno, sono sempre stati dilaniati da lotte intestine, da correnti, da minoranze che ne hanno determinato scelte e strategie. La maggioranza degli iscritti non ha mai deciso nulla, si è illusa di avere il potere di farlo e nulla più.
E allora perchè smaniare per diventare maggioranza? Perchè perdere tempo ad inseguire un mito che non è mai esistito invece di dedicare la propria esistenza a diventare persone migliori che operano per rendere il Paese dove vivono migliore?

Massimiliano Capalbo

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