“In questo Paese….” oppure “Questo è un Paese che…”. Iniziano così la maggior parte dei discorsi o dei commenti di politici, intellettuali, giornalisti, imprenditori, semplici cittadini quando gli si domanda cosa pensano dell’Italia. Improvvisamente, quando il Paese non va come dovrebbe, tutti si estraneano, si pongono fuori dal contesto, come se non ne fossero parte e il Paese diventa il “Paese degli altri”.
Sembra proprio che tutto ciò che di negativo avviene in Italia sia sempre generato da qualcun altro e che noi, poveri inermi cittadini, siamo costretti a subire senza poter fare nulla. Gli interpellati sembrano sempre appena sbarcati da Marte, loro non ne sanno nulla, osservano quello che fanno gli altri, non si sentono mai chiamati in causa, non hanno contribuito..
Succede addirittura che il manager di turno (mi è capitato di sentirlo qualche settimana fa in radio) che magari è anche presidente di un corso di laurea in una prestigiosa università italiana, che magari ha anche avuto incarichi di dirigenza in società a partecipazione statale (portando a casa lauti stipendi e contribuendo così al deficit generale) sia preoccupato per il futuro dei giovani e per mostrare tutta la propria preoccupazione magari ci scrive anche un libro e va in radio per promuoverlo.
Nessuno recita il mea culpa, nessuno di quelli che si ergono a giudici o a diagnosticatori di malattie sono disposti a fare un passo indietro, a cedere qualcosa dei propri privilegi, a decentrarsi. Tutti additano tutti. Spetta sempre a qualcun altro il compito di risolvere i problemi, così come è sempre colpa di qualcun altro se le cose non vanno come dovrebbero.
Questa crisi economica è figlia di questi virus che l’aggrediscono da tempo immemore. I virus genereranno gli anticorpi necessari a guarire, ma ci vorrà molto tempo e molte sofferenze.
Se qualcuno crede che spetti alla politica risolvere i problemi si sbaglia di grosso. Non è così e non può esserlo. Una persona, un capo di governo, per quanto carismatico e armato di buone intenzioni possa essere, non potrà mai risolvere i problemi di una nazione. E’ un compito che spetta ai singoli cittadini e si svolge quotidianamente facendo il proprio dovere ma soprattutto riuscendo ad inserire la propria storia personale e professionale in una storia più grande che è quella della comunità nella quale si vive e si opera. Cominciando a pensare al “sè” sempre più come se fosse un “noi”.

Massimiliano Capalbo

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2 commenti
  1. Nuccio Cantelmi
    Nuccio Cantelmi dice:

    Ci nutriamo di una doppia morale. O meglio di una morale sbilenca. Moralmente ci sentiamo virtuosissimi, sappiamo la differenza tra giusto e sbagliato. Ma sul piano dell'azione ci sentiamo liberi di agire impunemente. Così accade che si predichi bene e si razzoli male. La linea di separazione tra ciò che pensiamo e ciò che facciamo è il segno di una civiltà corrotta, che non sa più capire se stessa e non sa più giudicarsi. Non sappia la mano destra ciò che fa la sinistra…

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